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    <title>Banda larga, basta crederci</title>
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    <published>2011-01-13T17:30:52Z</published>
    <updated>2011-01-13T17:49:02Z</updated>

    <summary>C&apos;è ancora vita sul pianeta Italia. Per esempio a Sequals, un paesino del Friuli dove si può incontrare la versione tecnologicamente e civicamente aggiornata del ragazzo prodigio. Si chiama Federico Morello, è iscritto al primo anno di un liceo scientifico...</summary>
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        <name>Oriani Raffaele</name>
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        <![CDATA[C'è ancora vita sul pianeta Italia. Per esempio a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sequals" target="_blank">Sequals</a>, un paesino
del Friuli dove si può incontrare la versione tecnologicamente e
civicamente aggiornata del <strong>ragazzo prodigio</strong>. Si chiama Federico
Morello, è iscritto al primo anno di un liceo scientifico di Udine, e
la sua storia è stata pubblicata su <strong>Wired</strong> (il succo lo trovate <a href="http://mag.wired.it/rivista/storie/federico-morello-caro-sindaco-voglio-la-banda-larga-sveglia-italia.html" target="_blank">qui</a>). <br />
Federico si è innamorato di Internet <strong>navigando a 56k</strong>, ma non aveva
ancora compiuto i quattordici anni che già pensava che qualcuno stesse
giocando con i suoi diritti: "D'accordo vivo in una frazione di 1500
anime, d'accordo al mondo c'è chi sta peggio di me, ma perché non
posso avere anch'io una normale connessione adsl come tutti i miei
coetanei?". <br />Così ha cominciato a marcare stretto il <strong>sindaco del suo
paese</strong>, e a ricevere risposte prima benevole, poi evasive, poi
decisamente irritate. Come altri sette milioni di connazionali anche
Federico avrebbe potuto rassegnarsi a fare a meno della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Banda_larga" target="_blank">banda larga</a>,
non per nulla nell'ultimo ranking sull'information technology del
<strong>World economic foruml'Italia è al 48mo posto dietro Porto Rico,
Ungheria e Tailandia. </strong> E invece non si è dato per vinto: ha tempestato
di lettere decine di operatori, camuffando alla bell'e meglio la sua
età che l'avrebbe posto al di sotto di ogni soglia di attenzione
commerciale. <br /> <br />Poi è tornato dal sindaco con la sua <strong>proposta concreta</strong>,
realizzando un caso più unico che raro di sinergia pubblico-privato
propiziata da un <strong>consulente quindicenne</strong>. Qualche mese di proposte,
varianti, discussioni, e finalmente la firma dell'intesa che ha
portato a Lestans, frazione di Sequals, <strong>l'internet veloce che bypassa
le inerzie di Telecom</strong>. Oggi Federico ha quindici anni e naviga in rete
a velocità che nemmeno a <strong>New York</strong>. D'accordo, è provincia profonda, e
si tratta solo di internet: ma quanti ragazzini servirebbero per
svegliare un paese intero dalla sua apatia? ]]>
        
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    <title>MAFIA, CHI E&apos; FACCIA DA MOSTRO</title>
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    <published>2011-01-13T14:45:39Z</published>
    <updated>2011-01-13T17:28:00Z</updated>

    <summary>Quella di faccia da mostro è una sorta di favola nera. Un uomo dello Stato, con un tesserino dei servizi in tasca, che tra gli anni 80 e 90 si sarebbe aggirato per Palermo, sempre molto vicino a alcuni luoghi...</summary>
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        <name>Biondo Nicola</name>
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        <![CDATA[Quella di faccia da mostro è una sorta di favola nera. Un uomo dello Stato, con un tesserino dei servizi in tasca, che tra gli <b>anni 80 e 90</b> si sarebbe aggirato per Palermo, sempre molto vicino a alcuni luoghi dove si sono svolti i fatti di sangue.  <br />
Ne abbiamo parlato nel nostro libro (<a href="http://www.chiarelettere.it/dettaglio/66410/il_patto" target="_blank">Il Patto,</a> edito da <strong>Chiarelettere</strong>), ma non era il momento giusto per poter fare i nomi e poter spiegare in quale modo la Magistratura sta inseguendo questa ormai <strong>figura mitologica</strong>. <br />
Ma chi è faccia da mostro? Un <strong>uomo dello Stato</strong>. A parlarne per primo è stato, nel 1995, un mafioso infiltrato per conto dei Carabinieri nel cuore di Cosa Nostra, <a href="http://www.chiarelettere.it/dettaglio/66483/mafia_in_un_libro_la_scioccante_storia_di_luigi_ilardo_linfiltrato_nelle_cosche_ucciso_in_un_momento_crucialeansa" target="_blank">Luigi Ilardo</a>. Quest'ultimo per primo parla di un uomo, un uomo dello Stato con il viso orribilmente devastato (da qui il <strong>soprannome</strong> "faccia da mostro"). Secondo Luigi Ilardo, faccia da mostro sarebbe stato presente in alcuni momenti molto misteriosi della storia recente di Palermo, e vale a dire: presente davanti all'omicidio di un <strong>bambino di 12 anni</strong> nella borgata di <strong>San Lorenzo,</strong> presente all'omicidio di <a href="http://www.familiarivittimedimafia.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=897:nino-agostino&amp;catid=104:sto&amp;Itemid=278" target="_blank">Nino Agostino</a> (un poliziotto palermitano ucciso nell'agosto 1989), presente alla tentata strage di 2 mesi prima, nel giugno del 1989, contro Giovanni Falcone, quella che passerà alla storia come la tentata <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Falcone#Il_fallito_attentato_dell.27Addaura_e_la_vicenda_del_.22corvo.22" target="_blank">strage dell'Addaura</a>.  <br />
Secondo Ilardo si tratterebbe di un vero e proprio killer di Stato, questo è quello che lui riferisce per anni i magistrati.  <br />A Caltanissetta hanno provato a dare un nome, un volto a questo personaggio misterioso. Ultimamente si è riusciti a dare un volto e un nome a faccia da mostro: la <strong>Procura di Caltanissetta</strong> ha iscritto nel registro degli indagati (come <a href="http://www.unita.it/italia/mafia-stragi-e-depistaggi-br-faccia-da-mostro-ha-un-nome-1.262804" target="_blank">ho raccontato</a> lo scorso 26 dicembre su <strong>L'Unità</strong>) un poliziotto in pensione che tra il 1986/1989 avrebbe lavorato a Palermo. Il suo cognome è <strong>Aiello</strong> e ha origini <strong>calabresi</strong>.<br />
Il pentito che lo ha riconosciuto sostiene di averlo visto un paio di volte con <strong>Luciano Scotto</strong>, boss di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cosa_nostra" target="_blank">Cosa Nostra</a> condannato per la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_via_d%27Amelio" target="_blank">strage di via D'Amelio</a> e indagato per l'omicidio Agostino e l'Addaura. <br />
L'ipotesi degli inquirenti è che qualcuno tra alti funzionari dello Stato abbia giocato sporco, che siano esistite una sorta di cellule che operavano soprattutto a Palermo tra gli anni 80 e 90 con un braccio armato occulto, autori di depistaggi veri e propri come quello del <strong>Corvo di Palermo </strong>che infangò Giovanni Falcone, con il condizionamento della stampa, fino ad arrivare, secondo alcune testimonianze, anche a essere presenti su alcuni luoghi dei delitti, in funzione di supervisione. <br /><br />

<strong><strong>L'ACCORDO STATO-MAFIA</strong><br />
</strong>Oggi si fa tanta filosofia sulla cosiddetta trattativa tra Stato e mafia, ma basta dire dire che Cosa Nostra è l'organizzazione criminale più longeva sulla faccia della terra e che è stata quella più potente, che ha espresso più <strong>violenza</strong> diretta allo Stato. Pensare che questa organizzazione sia vissuta senza fare accordi e patti, mi sembra impossibile. Che la <strong>trattativa fra Mafia e Stato</strong> sia andata avanti per decenni, mi sembra evidente, altrimenti ci saremmo liberati di Cosa Nostra da tempo, o comunque la sua pericolosità non sarebbe mai stata così alta. <br />
Cosa è cambiato se continua a esserci una trattativa? Questa è una domanda difficile, sicuramente molte cose sono cambiate. Però continuano a esserci non ombre, ma veri e propri pezzi di buio. La cosa importante è che oggi forse ci stiamo facendo le domande giuste, che se trattativa ci fu negli anni tra il <strong>1992/1994</strong>, non fu una trattativa con un preciso colore politico. Fu lo Stato, in alcune sue articolazioni, a muoversi per cercare di capire come far <strong>fermare le stragi</strong>. E lo Stato non ha colore, non ha né sinistra, né destra. Questo ci dovrebbe far pensare che la ricerca della verità non è appannaggio di una parte politica o di un'altra.  <br /><br />

<strong>COSA NOSTRA, ANNO 2011</strong><br />
Oggi siamo davanti a una <strong>Cosa Nostra diversa</strong>, una Cosa Nostra composta più da colletti bianchi che da killer o da vecchi boss in disarmo. Meno sangue più business, come del resto è sempre stato (tranne che durante la <strong>parentesi corleonese</strong>). Oggi ci troviamo davanti a boss di mafia che prima fanno carriera nel mondo delle professioni liberali, o nel mondo dell'imprenditoria, e poi diventano mafiosi.  <br />
Questa è una mutazione genetica che si vede tutti i giorni. Alcuni capi mafia per esempio non hanno in alcune province, come quella di <strong>Trapani</strong>, contatti diretti con squadre di killer, non hanno contatti con la droga, perché le indagini su quel versante sono molto meticolose. Hanno molti più contatti con gli ambienti puliti, legali. E questa è probabilmente la frontiera che <strong>Cosa Nostra Spa</strong> ha varcato ormai da tempo.  ]]>
        
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    <title>Questione di sangue</title>
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    <published>2011-01-13T14:32:33Z</published>
    <updated>2011-01-13T14:39:14Z</updated>

    <summary> A sentire lui sembra tutto scontato, questione di dna più che di meriti personali. «Noi cinesi siamo fatti così: abbiamo il business nel cuore e un fortissimo senso del dovere. Al 70 per cento è una questione di sangue:...</summary>
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        <name>Redazione</name>
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<p>A sentire lui sembra tutto scontato, questione di dna più che di meriti personali. «Noi cinesi siamo fatti così: abbiamo il business nel cuore e un fortissimo senso del dovere. Al 70 per cento è una questione di sangue: puoi farlo nascere e crescere a Milano, ma un cinese non perderà mai la voglia di mettersi in proprio.» Più che il giovane manager di un concorso di bellezza, sembra un vecchio parruccone quando dice: «In Italia la gioventù è rovinata dalla televisione: tutte queste veline che hanno successo solo grazie al loro aspetto fisico sono sicuramente diseducative per i ragazzi italiani». Ma è un ironico saggio orientale quando aggiunge: «Anche in Cina ci sono i reality. Ma lì ti insegnano l'arte di fare affari: pensa che il premio più ambito è una cena con un grande imprenditore». Secondo lui non se ne esce: l'Italia ripartirà quando i suoi giovani cambieranno modelli. E non è solo questione di palinsesto tv: «Voi parlate dei nostri politici come di mummie comuniste, ma non vi rendete conto che la prima volta che Berlusconi è sceso in politica a Pechino aveva appena smesso di regnare Deng Xiaoping? Da noi nel frattempo è cambiato tutto, qui è tornato Berlusconi». Steven non è l'unico. I giovani cinesi d'Italia sono creature complesse, parlano molte lingue, hanno un patchwork di abitudini, tanto che qualcuno malignamente li definisce «cinesi banana», gialli fuori e bianchi dentro. Ma per quanto si facciano contaminare dal Paese in cui stanno passando la vita, sembrano piuttosto scettici sulle virtù della nostra democrazia. </p> 
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<p> «Mi sembra un sistema bloccato» è la risposta che spesso si raccoglie tra loro. Anche Mister ha i suoi dubbi: «La democrazia è un valore, certamente, ma come tutti i sistemi ha anche i suoi svantaggi. La tv, per esempio, è più educativa in Cina; oppure, prendi la questione degli immigrati». Logico che ci abbia riflettuto: quello dei rapporti tra autoctoni e stranieri è un problema che sente in prima persona, tra permessi di soggiorno, pregiudizi, spauracchi, che a seconda delle stagioni diventano etnici, sociali, economici. </p></div></div></div>]]>
        
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    <title>Mirafiori, via al referendum sull&apos;accordo</title>
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    <published>2011-01-13T09:57:06Z</published>
    <updated>2011-01-13T13:50:47Z</updated>

    <summary>Prende il via quest&apos;oggi il referendum tra i lavoratori sull&apos;accordo per Mirafiori tra Fiat e sindacati, sottoscritto lo scorso 23 dicembre dalle diverse sigle sindacali ma non dalla Fiom, i metalmeccanici della Cgil. I primi a votare saranno gli operai...</summary>
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        Prende il via quest&apos;oggi il referendum tra i lavoratori sull&apos;accordo per Mirafiori tra Fiat e sindacati, sottoscritto lo scorso 23 dicembre dalle diverse sigle sindacali ma non dalla Fiom, i metalmeccanici della Cgil. I primi a votare saranno gli operai del turno delle 22. Le urne resteranno aperte fino al pomeriggio di venerdì e in serata si conosceranno i risultati.
IL VOTO - Gli operai sono chiamati a dire la loro sul piano che prevede aumenti lordi per 3.700 euro all&apos;anno ma in cambio di nuove turnazioni che prevedono più notturni e più straordinari. La Fiom contesta tra l&apos;altro le nuove norme sui permessi malattia e l&apos;abolizione delle pause. 
        
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    <title>Il manager Asl fotografato con i boss &quot;Va rimosso&quot;. Ma Formigoni non cede</title>
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    <published>2011-01-13T09:52:34Z</published>
    <updated>2011-01-13T16:57:06Z</updated>

    <summary>Il primo obiettivo sembra raggiunto: mettere in imbarazzo la Lega. Ma la mobilitazione di associazioni, Comuni e consiglieri regionali del centrosinistra contro la nomina di Pietrogino Pezzano, &quot;promosso&quot; dal governatore Roberto Formigoni da direttore generale dalla Asl di Monza e...</summary>
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        Il primo obiettivo sembra raggiunto: mettere in imbarazzo la Lega. Ma la mobilitazione di associazioni, Comuni e consiglieri regionali del centrosinistra contro la nomina di Pietrogino Pezzano, &quot;promosso&quot; dal governatore Roberto Formigoni da direttore generale dalla Asl di Monza e Brianza alla più estesa Milano 1, punta più in alto. Non solo a dividere il fronte dei sindaci: con le nove adesioni arrivate, a chiedere le dimissioni sono 19 Comuni compresi nell&apos;Asl Milano 1 (che amministra la zona Nordovest della provincia, da Legnano a Motta Visconti), tutti di centrosinistra, ma tra i critici ci sono anche il primo cittadino leghista di Cornaredo e altri dieci lumbard hanno chiesto una pausa di riflessione. 
        
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    <title>Salute: diossina, Fazio &quot;Esclusi rischi per consumatori&quot;</title>
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    <published>2011-01-13T09:41:40Z</published>
    <updated>2011-01-13T09:45:31Z</updated>

    <summary>&apos;&apos;Escludiamo rischi per la salute dei consumatori italiani&apos;&apos;. Così il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, che ha risposto durante il Question Time alla Camera ad un&apos;interrogazione di Daniela Melchiorre (Maie) sul problema della contaminazione da diossina di uova e carni...</summary>
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        &apos;&apos;Escludiamo rischi per la salute dei consumatori italiani&apos;&apos;. Così il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, che ha risposto durante il Question Time alla Camera ad un&apos;interrogazione di Daniela Melchiorre (Maie) sul problema della contaminazione da diossina di uova e carni riscontrata negli allevamenti tedeschi.
Fazio ha spiegato che &apos;&apos;i valori massimi di diossina sono un picogrammo per grammo di grasso nelle carni suine e tre per le carni bovine e le uova. Si tratta di criteri molto conservativi e il parametro di sicurezza è 100 volte inferiore rispetto al limite di tossicità&apos;&apos; 
        
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    <title>La regola non scritta</title>
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    <published>2011-01-12T11:54:47Z</published>
    <updated>2011-01-12T12:11:19Z</updated>

    <summary> Quando cominciò a tenere una «colonna» sul «New York Times», Paul Krugman abbandonò tutte le proprie consulenze. Joe Stiglitz fece altrettanto quando entrò alla World Bank. A Harvard gli studenti hanno vivacemente protestato quando si sono accorti che l&apos;atteso...</summary>
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<p>Quando cominciò a tenere una «colonna» sul «New York Times», Paul Krugman abbandonò tutte le proprie consulenze. Joe Stiglitz fece altrettanto quando entrò alla World Bank. A Harvard gli studenti hanno vivacemente protestato quando si sono accorti che l'atteso corso di Larry Summers per l'anno 2009 era stato annullato perché il docente era diventato consigliere economico della Casa Bianca.
E in Italia? Un vero e proprio codice etico non c'è e di conseguenza gli economisti si regolano come possono (o come vogliono). Se fanno parte dell'accademia, cioè se sono docenti universitari, spesso ritengono che non ci sia conflitto con altre attività come un posto in consiglio di amministrazione o le consulenze aziendali. Ma siamo sicuri che sia proprio così? Non è possibile invece che l'autonomia della ricerca venga limitata dai rapporti con il mondo dell'impresa e della finanza? Un esempio ci sarebbe a suonare come monito: il caso di Paolo Sylos Labini, che rinunciò all'offerta della presidenza dell'Iri e a una carica di ministro.
Oltre a insegnare e a far parte di organismi societari, gli economisti esprimono opinioni in pubblico o scrivono sui giornali: che succede in questo caso?</p> 
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<p> La regola non scritta è che si astengano dall'esprimersi su argomenti che potrebbero sollevare conflitti d'interesse. La comunità degli economisti evita di affrontare il problema, ma in privato qualcuno alza il sopracciglio e preferirebbe una maggiore attenzione. Altri sostengono che chiunque scriva di economia su un quotidiano o un periodico dovrebbe aderire ai vari codici deontologici che si sono dati i giornalisti.Quanto alla politica, chi va in Parlamento (e negli ultimi anni sono stati numerosi gli economisti eletti a Palazzo Madama o a Montecitorio) va automaticamente in aspettativa dall'università e dunque il problema non si pone. Diversa la questione se un economista viene chiamato a far parte di una commissione antitrust: in questo caso, quando torna all'università ha diritto allo stesso stipendio che aveva all'authority. Un meccanismo che ha spesso messo in imbarazzo molti atenei italiani già in drammatiche ristrettezze finanziarie. </p> 
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    <title>La busta paga di Marchionne</title>
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    <published>2011-01-12T10:39:41Z</published>
    <updated>2011-01-13T13:51:11Z</updated>

    <summary>Sergio Marchionne si accontenta della busta paga. Il manager italo-canadese che ha salvato la Fiat dal tracollo e vuole portare la produzione di automobili all&apos;estero se i sindacati non accetteranno più flessibilità (cioè più lavoro e meno diritti in fabbrica),...</summary>
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        <name>Dragoni Gianni</name>
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        <![CDATA[<strong>Sergio Marchionne</strong> si accontenta della busta paga. Il manager italo-canadese che ha salvato la Fiat dal tracollo e vuole portare la produzione di automobili all'estero se i sindacati non accetteranno più flessibilità (cioè più lavoro e meno diritti in fabbrica), sembra per il momento non intenzionato ad esercitare le <strong>stock option</strong> che gli sono state concesse all'arrivo a Torino, quasi sette anni fa. Se sottoscritte adesso e subito rivendute, le opzioni per comprare <strong>azioni Fiat</strong> a un prezzo bloccato nel 2004 (6,583 euro) potrebbero fargli guadagnare, dopo gli ultimi rialzi di Borsa, quasi <strong>120 milioni di euro al lordo delle tasse</strong>. <br /> <br />Marchionne probabilmente aspetterà. Può attendere fino a un massimo di cinque anni, un periodo nel quale le quotazioni potrebbero salire ancora, soprattutto se Fiat centrerà l'obiettivo di salire al <strong>51% della Chrysler</strong> prima che la società americana vada in Borsa. Ora la Fiat è salita, secondo gli accordi, dal 20 al 25% di Chrysler, <strong>senza sborsare un euro</strong>, solo con l'apporto delle sue tecnologie. Intanto Marchionne vedrà maturare altre stock option, da esercitare a un prezzo più alto, 13,37 euro, mentre l'anno prossimo potrà ricevere 4 milioni di azioni gratuite: ai prezzi attuali tutto questo tesoro ha un valore di circa <strong>200 milioni di euro</strong>, prima delle tasse.<br /> <br />
Marchionne però, che si definisce un metalmeccanico, sa aspettare e <strong>tira avanti solo con la busta paga</strong> di fine mese. Dall'arrivo in Italia ad oggi l'amministratore delegato della Fiat ha ricevuto di stipendi una somma complessiva tra i <strong>35 e i 40 milioni di euro lordi</strong>, che viene più o meno dimezzata dalla morsa del fisco. Dal 2004 al 2009, secondo i bilanci Fiat, Marchionne ha ricevuto in totale 31,16 milioni lordi. <br />Un'autentica <strong>cavalcata trionfale</strong>. Il 2010 può essere stimato perché non è ancora disponibile il bilancio. Nel 2004, in carica dal primo giugno, Marchionne ha ricevuto <strong>2,454</strong> milioni di euro lordi per sette mesi, compresi i premi. Lo stipendio fisso era di <strong>1,600</strong> milioni su base annua, più il bonus, il premio per i risultati, che non poteva superare il 100% dello stipendio base. <strong>L'anno successivo la busta paga è balzata a 7 milioni lordi</strong>, di cui due milioni di parte fissa (con un aumento quindi del 25%), 4,65 milioni di bonus e 352mila euro per altre cariche nel gruppo Fiat. Nel 2005 è stato elevato il moltiplicatore del bonus, fino a 2,5 volte la retribuzione fissa. Nel 2006 la busta paga è scesa un po', a 6,6 milioni lordi. Nel <strong>2007</strong> è risalita a 6,9 milioni lordi, con un'importante novità: la parte fissa della retribuzione è salita da 2 a 3,05 milioni, un aumento del 50%. Il bonus, la retribuzione variabile, è stato di ulteriori 3,5 milioni, poi ci sono 356mila euro di "altri" compensi. Il 2008 è stato l'anno più magro per Marchionne, 3,42 milioni lordi in busta paga, perché è saltato il bonus. Il premio di risultato è tornato nel 2009, con una busta paga di <strong>4,78</strong> milioni lordi, di cui 3,05 di fisso, 1,345 milioni di bonus e i soliti "altri" compensi di 387mila euro. <br /> <br />
Dunque nei primi cinque anni e sette mesi alla Fiat Marchionne ha guadagnato in media <strong>400mila euro lordi al mese</strong>, circa 15.500 euro al giorno. Si può dire che in un giorno Marchionne guadagna all'incirca quanto in un anno un operaio metalmeccanico.
E nel 2010? Il suo stipendio base partirà di nuovo da 3,05 milioni, più i premi che possono arrivare a un massimo di 2,5 volte la quota fissa, infine i circa 380-390 mila euro percepiti per altre cariche nel gruppo. Non resta che aspettare che sia pubblicato il <strong>bilancio Fiat, entro marzo</strong>, anche per capire che impatto avrà sulla busta paga di Marchionne la caduta delle vendite di auto Fiat e delle quote di mercato. In Italia in dicembre la quota dei marchi Fiat è scesa al <strong>29,63%, due punti in meno</strong> di un anno prima. In Europa in novembre era circa il 7,6%, rispetto all'8,2% dello stesso mese 2009. <strong>Se si vendono meno auto, la busta paga del capo sarà meno ricca?  </strong>]]>
        
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    <title>Morire di lavoro, ingiustizia e indifferenza</title>
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    <published>2011-01-12T10:26:44Z</published>
    <updated>2011-01-12T11:44:35Z</updated>

    <summary>I protagonisti di questa vicenda marchigiana sono tre. Una famiglia, la giustizia e un sindaco. Andiamo per ordine. Andrea Gagliardoni è un ragazzo di 23 anni tutta la tragica vicenda è scritta sul libro Morti bianche (Casaleggio Asocciati) Lavora presso...</summary>
    <author>
        <name>Di Persio Samanta</name>
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    <category term="samantadipersio" label="Samanta Di Persio" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#tag" />
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.cadoinpiedi.it/">
        <![CDATA[I protagonisti di questa vicenda marchigiana sono tre. Una famiglia, la giustizia e un sindaco. Andiamo per ordine.<br />
<strong>Andrea Gagliardoni</strong> è un ragazzo di 23 anni tutta la tragica vicenda è scritta sul libro <a href="http://grillorama.beppegrillo.it/catalog/shopping_cart.php" target="_blank">Morti bianche</a> (Casaleggio Asocciati) Lavora presso la Asoplast di Ortezzano (Ap). Ogni giorno per recarsi in azienda fa 80 km per andare e 80 per tornare. Il 20 giugno del 2006 si alza alle 3.45, il suo turno comincia alle 5. Una macchina tampografica inizia a dare problemi, come aveva fatto altre volte in passato. Andrea mette la macchina in stand-by, ma la pressa riparte ed i tamponi siliconici gli spezzano l'osso del collo. I carabinieri comunicano alla madre <strong>Graziella Marota</strong> dell'incidente avvenuto alle 12.20 mentre era a lavoro. <strong>Nessuna bandiera a mezz'asta</strong>, nessuna medaglia al valore civile. <br /> <br />
La giustizia entra in scena.  Sono stati indagati per omicidio colposo l'amministratore delegato della ditta, per aver disattivato l'unico sistema di sicurezza per velocizzare la produzione, e il <strong>progettista</strong> della macchina per aver costruito e apposto un marchio CE ad una macchina non conforme ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dall'allegato 1 del D.P.R. 459/96 delle norme UNI. Questi due signori vengono condannati ad 8 mesi con la sospensione della pena. Inail provvede al risarcimento spese funerarie di <strong>1500 euro</strong>, ma poi si costituirà parte civile nel processo per riaverle. <br /> <br />
La madre di Andrea alla notizia rimane <strong>sconvolta</strong>. La natura vuole che siano i figli a sopravvivere ai genitori, quando accade il contrario il dolore è indefinibile e incolmabile. Una donna <strong>distrutta e logorata</strong> da un dramma che non le ha nemmeno dato giustizia. quando muore Andrea, Graziella è sotto choc. Non sa cosa deve fare, ma Andrea deve avere una sepoltura. Allora si fa prestare un loculo da un'amica, che è per l'intera famiglia una seconda mamma. <strong>Dopo 4 anni</strong>, la signora che ha avuto problemi di salute vorrebbe il suo loculo. Graziella va dal sindaco, ma questi gli dice che non è possibile traslare Andrea finchè la signora non muore. Inizia una via crucis al comune, senza nessuna risposta. Il sindaco <strong>Mario Andrenacci</strong> resterà irremovibile persino di fronte agli avvocati della trasmissione di Mi manda rai 3 che gli dicono che non esistono regolamenti che sostengono la sua tesi. <br /> <br />
Probabilmente sul <strong>Contratto nazionale del lavoro</strong> dev'esser scritto che se muori non ti spetta nulla. Non è scritto in piccolo, non è scritto nell'ultima pagina, forse è scritto in verticale, altrimenti non si spiega perché tanta indifferenza per un ragazzo di 24 anni morto sul lavoro per 1000 euro. 
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    <title>A destra litigano meglio</title>
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    <published>2011-01-12T10:02:29Z</published>
    <updated>2011-01-12T11:40:17Z</updated>

    <summary>&quot;La donna Fli è molto arrabbiata&quot;. Mi tocca leggere pure questo oggi sui quotidiani italiani. La donna Fli. Come la donna Armani. La donna Versace. Avete presente quei titoli sui servizi di moda nei giorni delle sfilate? La donna Valentino...</summary>
    <author>
        <name>Sabelli Fioretti Claudio</name>
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        <![CDATA["La donna Fli è molto arrabbiata". Mi tocca leggere pure questo oggi sui quotidiani italiani. La <strong>donna Fli</strong>. Come la donna Armani. La donna Versace. Avete presente quei titoli sui servizi di moda nei giorni delle sfilate? La donna Valentino quest'anno è audace e grintosa. La donna Dolce e Gabbana? Sicura di sé ma vanitosa. Roba da ripristinare la pena di morte. <br /> La donna Fli è molto <strong>arrabbiata</strong>. Ma solo per la collezione autunno inverno? Paola Guerci, autrice della frase, non lo chiarisce. Ci dice solo che è arrabbiata. Molto. Paola Guerci è la coordinatrice, si presume arrabbiata, delle donne finiane. Non ci dice nemmeno perché è arrabbiata. Ma essendo una finiana convinta si può capire almeno contro chi è arrabbiata. Sullo sfondo si intravede il motivo principale, <strong>Berlusconi</strong>. Ma a breve distanza il motivo del'incazzatura può essere Sofia Ventura, la professoressa dai capelli rossi, ideologa di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fondazione_Farefuturo" target="_blank">Fare Futuro</a>, cofondatrice di Libertiamo, ma anche anima critica del "finismo" (finianesimo?). <br /> <br /> Sofia Ventura, infatti, versione femminile e di destra di Nanni Moretti, pensa che Fini ogni tanto dovrebbe anche dire, appunto, qualcosa di destra. E deve mandare messaggi forti, anche impopolari. Altrimenti rischia di finire nel "gorgo centrista". Mentre il modello deve essere quello bipolare. Sofia queste cose le ha dette nell'intervista rilasciata al settimanale "<a href="http://www.glialtrionline.it/home/" target="_blank">Gli altri</a>" di <strong>Piero Sansonetti</strong>, un collega che una volta era certamente di sinistra e adesso non si sa più se è uno di sinistra che dice cose di destra o semplicemente dice cose che servono per farlo rimanere il più visibile possibile.  <br /> <br />A Sofia non ha risposto solo Paola Guerci. Ha risposto addirittura <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Flavia_Perina" target="_blank">Flavia Perina</a>, deputata Fli e direttore del Secolo d'Italia. "A sentire le parole di Sofia Ventura", ha scritto Flavia che sicuramente voleva dire "a leggere le parole di Sofia Ventura", "ci sono venuti i brividi". Perché? "<strong>Perché dice cose trash</strong>". Fatto. A destra si litiga. Ventura contro Perina. Ma anche Sallusti contro Feltri. E, se vogliamo anche ricordare, Berlusconi contro Fini. A destra litigano duro e platealmente. Litigano nella trasparenza.  <br />Sono belle scazzottate, pubbliche risse in cui le persone se le danno di santa ragione senza ricorrere a sotterfugi. Non come a sinistra. <strong>Sono anni che Veltroni litiga con D'Alema</strong> e mai che uno dei due dicesse dell'altro: "<strong>Quello è uno stronzo</strong>". Mai. Sempre frasi politichesi. Sempre ipocrisie. Sempre nelle misure in cui. Sempre ma anche. A sinistra si litiga per interposte persone. Non si dice ma si manda a dire. <strong>Grandi sorrisi e pugnalate alle spalle</strong>.  <br /> <br />Perfino <strong>De Magistris e Di Pietro</strong>, i due ex magistrati che guidano l'Idv, si stanno massacrando sulla questione morale che ha investito anche il partito della questione morale. Ma poi glielo chiedi direttamente a loro e De Magistris dice che ha grande stima ed affetto per Di Pietro. E Di Pietro dice che senza De Magistris non potrebbe più vivere. Per favore, amici miei, <strong>dite cose di sinistra, ma ditele come quelli di destra</strong>. ]]>
        
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    <title>Capitali trasferiti in Svizzera  Ecco i settecento maxi evasori</title>
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    <published>2011-01-12T09:42:44Z</published>
    <updated>2011-01-12T09:47:21Z</updated>

    <summary>Compaiono 700 nomi e un centinaio di società romane tra i 5.645 grandi evasori finiti nella lista Falciani. Un tesoro da cinque miliardi e mezzo di euro trasferiti complessivamente in Svizzera, in una filiale della Hscp di Ginevra. Tanti i...</summary>
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        Compaiono 700 nomi e un centinaio di società romane tra i 5.645 grandi evasori finiti nella lista Falciani. Un tesoro da cinque miliardi e mezzo di euro trasferiti complessivamente in Svizzera, in una filiale della Hscp di Ginevra. Tanti i personaggi e le società dell&apos;alta borghesia capitolina coinvolti: da stilisti a gioiellieri, da professori di fama internazionale a mogli di imprenditori ultra noti. Tra questi anche Cesare Pambianchi. A inciampare nella nuova indagine che nasce dalla lista sottratta da Hervè Falciani, impiegato di banca ed esperto di informatica, è il presidente della Confcommercio Roma, già accusato nel settembre scorso di aver trasferito all&apos;estero società in stato &quot;comatoso&quot;, riuscendo a evitare di essere accusato di bancarotta fraudolenta. Pambianchi era finito in quella vicenda in quanto consulente della Conad del Tirreno e aveva assicurato di poter &quot;certamente dimostrare la mia assoluta estraneità&quot;.
        
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    <title>Storia di Giulia, rom, sei anni</title>
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    <published>2011-01-12T09:33:51Z</published>
    <updated>2011-01-12T09:36:00Z</updated>

    <summary>Hanno provato a cacciare Giulia da Milano. Per 15 volte vigili, polizia, carabinieri l&apos;hanno mandata a dormire sotto un ponte, su una panca, in un bosco. Giulia, 6 anni, è tra i bambini presi di mira dal pacchetto sicurezza. Trecentottantacinque...</summary>
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        Hanno provato a cacciare Giulia da Milano. Per 15 volte vigili, polizia, carabinieri l&apos;hanno mandata a dormire sotto un ponte, su una panca, in un bosco. Giulia, 6 anni, è tra i bambini presi di mira dal pacchetto sicurezza. Trecentottantacinque sgomberi. Milioni e milioni di euro spesi in blitz e demolizioni. Intere famiglie lasciate senza riparo in pieno inverno. È la guerra del Comune. Eppure il sindaco del Pdl, Letizia Moratti e il suo vice, il deputato Riccardo De Corato, non avevano fatto i conti con una manciata di bambini come Giulia. Non li hanno considerati. E loro resistono. Anche se sono rom. Anche se il pregiudizio li ha sempre condannati a soccombere. Questa volta non si arrendono: semplicemente insistono ad andare a scuola. In una città dell&apos;Unione europea dovrebbe essere normale. Ma nell&apos;ex capitale morale d&apos;Italia non lo è più. 

Giulia di sgomberi ne ha già subiti 15. Per questo, quando vede un vigile o un poliziotto avvicinarsi alla mamma, si fa la pipì addosso. Non sempre è un controllo dei documenti. In città può capitare: passa un uomo in divisa, se ne va. Giulia ogni volta trema. Il suo terrore risale al primo grande sgombero. Quando altri scolari hanno perso quaderni e cartelle sotto le ruspe, in via Rubattino nei capannoni dismessi dell&apos;ex Maserati e dell&apos;ex Innocenti, ai margini di questa metropoli in cui quasi tutto adesso si chiama ex. Quel giovedì è il 19 novembre 2009, vigilia della giornata mondiale dei diritti del fanciullo.  
        
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    <title>Fiat-Chrysler: stop alla scalata</title>
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    <published>2011-01-12T09:23:25Z</published>
    <updated>2011-01-12T09:30:43Z</updated>

    <summary>Fiat non ha la possibilita&apos; di salire al 51% di Chrysler fino al rimborso totale dei finanziamenti concessi dal dipartimento del Tesoro Usa e dal governo canadese. A ribadirlo e&apos; lo stesso gruppo torinese con un comunicato in cui, su...</summary>
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        Fiat non ha la possibilita&apos; di salire al 51% di Chrysler fino al rimborso totale dei finanziamenti concessi dal dipartimento del Tesoro Usa e dal governo canadese. A ribadirlo e&apos; lo stesso gruppo torinese con un comunicato in cui, su richiesta della Consob, illustra con precisione i gia&apos; noti dettagli dell&apos;operazione Chrysler. Inoltre si specifica che, dopo l&apos;esercizio delle tre condizioni industriali (di cui la prima, l&apos;ottenimento per Chrysler delle autorizzazioni per un motore basato sulla famiglia Fire da produrre negli Usa si e&apos; gia&apos; verificata, ndr), che a partire dal 20% iniziale porteranno Fiat al 35% dell&apos;azienda di Detroit, il gruppo guidato da Sergio Marchionne avra&apos; la possibilita&apos; di esercitare un ulteriore diritto di call, la cosidetta &quot;Incremental Equity Call Option&quot;. Questa opzione permettera&apos; a Fiat di &quot;acquistare sino a un ulteriore 16% del capitale di Chrysler&quot;, fermo restando che Torino non potra&apos; possedere piu&apos; del 49,9% del capitale prima che sia effettuato il rimborso integrale dei prestiti governativi. Fiat puo&apos; esercitare quest&apos;opzione, (cosi&apos; come l&apos;Alternative call option, ovvero il diritto di acquistare il 5% legato alle condizioni industriali se qualcuna di queste non si sara&apos; realizzata prima del gennaio 2013, ndr), fra il 1 gennaio 2013 e il giugno 2016, a patto che la quota capitale dei due finanziamenti sia scesa al di sotto di circa 4 miliardi.  
        
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    <title>&quot;Gaber. L&apos;illogica utopia&quot;</title>
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    <published>2011-01-11T16:21:59Z</published>
    <updated>2011-01-11T13:01:33Z</updated>

    <summary> Autobiografia per parole e immagini a cura di Guido Harari in collaborazione con la Fondazione Giorgio Gaber...</summary>
    <author>
        <name>Amministratore</name>
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         Autobiografia per parole e immagini a cura di Guido Harari in collaborazione con la Fondazione Giorgio Gaber
        
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    <title>Marchionne, la Fiat, Camusso e Landini </title>
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    <published>2011-01-11T11:53:17Z</published>
    <updated>2011-01-11T11:58:38Z</updated>

    <summary>Nel Paese del politichese, del sindacalese, del qui lo dico e qui lo nego, del vorrei ma non posso, del tutto e contrario di tutto, quando la Fiat è sull&apos;orlo del fallimento e come i corvi si fanno sentire politici...</summary>
    <author>
        <name>Veltri Elio</name>
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        <![CDATA[Nel Paese del politichese, del sindacalese, del <strong>qui lo dico e qui lo nego</strong>, del vorrei ma non posso, del tutto e contrario di tutto, quando la Fiat è sull'orlo del fallimento e come i corvi si fanno sentire politici politicanti allergici alla grande industria e difensori delle <strong>Partite IVA</strong>, anche quando evadono tasse e contributi e venditori di tappeti, imprenditori improvvisati e pronti a impossessarsi di qualche osso, la famiglia Agnelli, chiama uno strano Italo-Canadese, di nome <strong>Marchionne</strong>, tanto anticonformista da incontrare capi di governo e di stato senza giacca e cravatta. <br> <br>
Marchionne ha altri difetti: non conosce l'arte della retorica, è ruvido tanto da essere scostante,  non racconta balle e dice quello che pensa. Insomma il peggio del peggio. Inoltre, prima pensa e lavora e poi dice senza predicare. Conosce anche come pochi l'economia globale che non ha inventato lui e assicura agli <strong>Agnelli</strong> che la <strong>FIAT</strong> si può salvare forse senza chiedere soldi allo Stato. Insomma è matto da legare. La Fiat entra nei mercati mondiali, compra un pezzo della Chrystler  con il consenso di <strong>Obama</strong> che sborsa un bel pò di soldi per sostenere la società, apre uno stabilimento in <strong>Brasile</strong> col consenso di <strong>Lula</strong> che sborsa la sua parte, annuncia investimenti in formazione, ricerca e nuove tecnologie per 20 miliardi. Fin qui tutto bene. Poi però Marchionne dimentica le buone maniere e aggiunge che <strong>in Italia è necessario aumentare la produttività</strong> perchè nell'economia globale altrimenti non si compete. E per competere nel settore dell'automobile è necessario costruire e vendere 6 milioni di macchine all'anno. <strong>Apriti cielo</strong>! <br><br>
Sulla linea di Marchionne salta l'unità dei sindacati e la FIOM viene isolata e sconfitta. La Fiom e il nuovo capo Landini non ci stanno forse perchè pensano ancora, con la testa girata un pò all'indietro, che i metalmeccanici sono in grado di  decidere gli equilibri sindacali e politici del paese, come avveniva negli anni 70 quando per mettere con le spalle al muro il governo in carica arrivavano i nostri: i metalmeccanici invocati da tutti noi che consideravamo il rapporto con le fabbriche essenziale alla <strong>militanza politica</strong>.  Ma Marchionne che allora era un ragazzino non ci sente e dice che o le cose cambiano o lui gli investimenti li fa in un altro paese. C'è qualcuno, governo compreso, che può impedirlo? No. Nessuno. Su una cosa Marchionne ha torto ed è la cosa più importante che va contrattata e difesa con i denti. Si chiama <strong>rappresentanza</strong>. Per cui anche se la <a href="http://www.fiom.cgil.it/" target="_blank">FIOM</a> alla Fiat va in minoranza, partecipando al referendum e non ritirandosi sull'Aventino che in politica non ha portato bene, i rapporti fra Confindustria e Sindacati vanno ridiscussi e <strong>la Rappresentanza va difesa e ripristinata</strong>. L'ha detto anche <strong>Susanna Camusso</strong> nuova <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Susanna_Camusso" target="_blank">leader della CGIL</a> ed è sperabile che lo pensino anche CISL e UIL. Noi, in ogni caso, siamo d'accordo e ci auguriamo che i lavoratori conservino il posto di lavoro. L'esperienza ci ha insegnato che senza lavoro non si può lottare e si rischia di perdere la battaglia decisiva della Rappresentanza. <br> <br>
Ai sindacalisti della CGIL dico anche che stiano attenti a scegliere le compagnie politiche perchè c'è in giro gente che per un voto si vende l'anima, ammesso che non l'abbia già venduta. ]]>
        
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