CIAO MADE IN ITALY

di Redazione Cadoinpiedi.it - 6 Febbraio 2014

Anche Luca Cordero di Montezemolo a lungo difensore dell'italianità ha ceduto agli americani. Intanto i francesi di Lactalis si portano via la Susanna tutta panna della Invernizzi e centinaia di posti di lavoro. Cosa resterà in Italia?

CIAO MADE IN ITALY
Redazione Cadoinpiedi.it Adieu, Made in Italy. La lista dei marchi storici, simbolo e orgoglio della nostra produzione, si è allungata ancora. Le poltrone Frau del difensore dell'italianità Montezemolo hanno salutato l'Italia, e nel frattempo si sono diffuse le voci sulla condanna a morte di "Susanna tutta panna", indimenticabile personaggio di Carosello nato dalla fantasia degli Invernizzi.

LE POLTRONE AGLI AMERICANI Ironia della sorte, sono stati gli ambasciatori del made in Italy, gli azionisti del fondo Charme Investments, che insieme a Moschini cederanno agli americani di Haworth la loro partecipazione del 58,6% (di cui 51,3% posseduto da Charme e il restante 7,3% da Moschini) nel capitale di Poltrona Frau a 2,96 euro per azione: un'operazione che porterà nelle casse degli azionisti circa 240 milioni di euro. A vendere sono Luca Cordero di Montezemolo, Diego Della Valle e Nerio Alessandri di Tecnogym, azionisti di Charme: "Il made in Italy è tutto", dicevano qualche mese fa. Ma evidentemente non è abbastanza da resistere alle lusinghe degli stranieri.

SUSANNA IMPAZZA SU EBAY La scorsa estate negli ex stabilimenti della Invernizzi hanno svuotato i magazzini. E tutti i dipendenti si sono portati a casa i gadget di Susanna, della Mucca Carolina e dei loro amici: in molti li hanno messi in vendita su eBay, dove sono richiestissimi dai collezionisti. Sembrava un'operazione senza significato, ora ha assunto il sapore drammatico del presagio, perché gli stabilimenti sono nel mirino della ristrutturazione aziendale del gruppo francese Lactalis. A Caravaggio infatti che negli anni Trenta Giovanni Invernizzi iniziò la produzione di latticini fino a diventare la seconda azienda nazionale (dopo Galbani) di formaggi freschi, anche grazie alle azzeccatissime pubblicità di Carosello. Il secondo stabilimento di cui Lactalis ha annunciato la chiusura è quello di Introbio, a Lecco: 218 i lavoratori coinvolti oltre a 40 interinali il cui contratto scade a fine anno. Gli addetti dei due stabilimenti del gruppo francese che ha acquisito anche Parmalat, potrebbero essere trasferiti in altri siti produttivi, come quello di Casale Cremasco, distanti circa 60 chilometri.

I GIOIELLI VENDUTI Frau e Invernizzi sono solo gli ultimi esempi di un patrimonio di marchi e aziende italiane passate in mani straniere. Alitalia sembra ormai destinata alla scalata. Telecom è stata conquistata dai cugini spagnoli di Telefonica. Nemmeno la moda, da sempre motivo d'orgoglio dello Stivale, si è salvata: il multimiliardario del lusso Bernard Arnauld con la sua Lvmh si è impossessato di Gucci, Bulgari, Emilio Pucci, Fendi e Loro Piana. Mentre Francois Henri Pinaulte con la sua Ppr, ora diventata Kering, ha preso a Bottega Veneta e Sergio Rossi, e salvato e acquisito la Richard-Ginori. Gianfranco Ferrè è del gruppo Paris Group di Dubai, mentre Valentino della casa reale del Qatar. La Rinascente è stata ceduta ai thailandesi di Central Retail. Nell'alimentare, Buitoni è andata alla Nestlè, così come la Perugina con i suoi baci. La Gancia all'oligarca russo della vodka Roustam Tariko l'olio Bertolli al gruppo spagnolo Deoleo proprietario anche di Carapelli, Sasso, Minerva oli. La svizzera Unilever si è presa l'Algida e l'Antica gelateria del Corso. Sono solo alcuni esempi, ma la lista è lunghissima: Edison è di proprietà di Electricitè de France, Acea ha fra i suoi azionisti Gdf-Suez, la Banca Nazionale del Lavoro fa parte del colosso francese Bnp Paribas, Cariparma è controllata da Credit Agricole. E il Made in Italy è sempre più un ricordo.

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