Supermario tra politica e business

di Gianfrancesco Turano - 30 Gennaio 2013

Con l'acquisto di Balotelli, Silvio Berlusconi ha messo a frutto un'opportunità a buon prezzo per risalire nei sondaggi. L'arrivo di Mario al Milan, però, sembra più un'operazione dettata dalla convenienza economica (i 10 milioni di euro garantiti dalla qualificazione in Champions) più che dal calcolo elettorale

Gianfrancesco Turano La mela marcia con un solo neurone infortunato torna in Italia nella squadra del suo cuore, il Milan.

Con l'acquisto di Mario Balotelli dal Manchester City, Silvio Berlusconi ha messo a frutto un'opportunità a buon prezzo per risalire nei sondaggi pre-elettorali.

I 20 milioni di euro pagati per l'attaccante in cinque confortevoli rate, sottratti i 15 incassati dalla cessione di Pato, si riducono a una miseria. In pratica, un mese e mezzo di alimenti a Veronica Lario.

Se poi Balotelli aiuterà i rossoneri a conquistare la qualificazione alla prossima Champions league, il bilancio tornerà in attivo.

Il punto è questo: ci riuscirà?

Mettiamola così. Se c'è una squadra dove Balotelli può tornare il campione visto finora al ritmo di una partita su tre nei periodi felici o di una su sette nei periodi di magra, questa squadra è il Milan.

Il tifo rossonero ha un'abitudine storica al giocatore genio e sregolatezza. Bisognerà vedere quanto genio (per Mario, una variabile) saprà esprimere il calciatore bresciano a fronte della sregolatezza (per Mario, una costante) e dell'incapacità di comportarsi da professionista.

Per la squadra c'è da prevedere reazioni diverse. Al di là delle dichiarazioni di circostanza, Mario è compatibile con al Shaarawy, molto meno con Boateng, un non giocatore di calcio a immodesto parere di chi scrive.

Quindi, si prevede Prince in panca e attenti a quei due in attacco. Con mister Allegri pronto a recitare il rosario alla livornese in caso le cose andassero male.

Sul fronte elettorale, l'acquisto di Balo è un brodino. Ma sotto questo profilo già da anni il Berlusca non riesce a ripetere gli exploit dei bei tempi.

Nel 2010, dopo avere imposto l'austerità in casa Milan (terzo posto in campionato, fuori ai quarti in Coppa Italia e agli ottavi in Champions), il Cavaliere aveva tamponato la scissione di Gianfranco Fini dal Pdl con l'acquisto di Zlatan Ibrahimovic e di Robinho per 42 milioni di euro in totale più gli ingaggi (25 milioni l'anno).

Ma il governo Berlusconi si salvò nel voto di fiducia del 14 dicembre 2010 grazie a una più proficua, e molto meno costosa, campagna acquisti in Parlamento (Antonio Razzi, David Favia, Domenico Scilipoti).

L'arrivo di Mario al Milan, quindi, sembra un'operazione dettata dalla pura convenienza economica (i 10 milioni di euro garantiti dalla qualificazione in Champions) piuttosto che dal bisogno di portare alle urne gli ultras rossoneri abbacchiati da una stagione finora poco entusiasmante.

Rimane l'aspetto provocatorio-dadaista di un uomo che paga 20 milioni di euro per una mela marcia (copyright Berlusconi), anche se ha poi detto - al solito - di non essere stato capito.

A proposito, mercoledì 20 febbraio, quattro giorni prima delle elezioni politiche, c'è Milan-Barcellona a San Siro.

Possiamo già pregustare la tribuna vip con Silvio di fianco della mela-Mario, che nella Champions in corso non può giocare con il Milan per avere già giocato con il City nei gironi di qualificazione.

Presidente e dipendente saranno uniti a tifare e a sperare che gli extraterrestri del Barça non ne mettano dentro quattro.

Questi catalani. Faceva bene Francisco Franco a perseguitarli. Perché anche il caudillo ha fatto qualcosa di buono durante la sua dittatura.

Dal blog di Gianfrancesco Turano

Fuori gioco
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