Quel missile che colpì la storia

di Daniele Biacchessi - 30 Gennaio 2013

La sentenza della Cassazione potrebbe rappresentare un punto di partenza per giungere alla verità storica su Ustica. Per spezzare il muro di gomma, però, manca ancora l'assunzione di responsabilità dei vertici dell'Aeronautica, dei servizi segreti, la caduta del velo di omertà degli Stati coinvolti

Daniele Biacchessi Ci sono voluti oltre 32 anni per scrivere in una sentenza della Corte Suprema di Cassazione una verità per troppo tempo negata e intoccabile.
La sera del 23 giugno 1980, il DC 9 I-Tigi della compagnia Itavia, nome in codice IH870, venne abbattuto da un missile ad alta precisione.
Non un cedimento strutturale, neppure una bomba piazzata all'interno dell'aereo.
Dunque una strage militare, eseguita nell'ambito di uno scenario di guerra contro 81 civili, tutti passeggeri del velivolo che li stava trasportando da Bologna a Palermo Punta Raisi in una bella serata d'estate, calma di vento, temperatura 24 gradi, in condizioni di volo a dir poco ottimali.
Ora lo Stato deve risarcire i familiari delle 81 vittime per non aver garantito, con sufficienti controlli dei radar civili e militari, la sicurezza dei cieli.
E' una sentenza che potrebbe rappresentare un punto di partenza per giungere alla verità storica della strage di Ustica.
Ci mancano però ancora alcuni elementi determinanti: l'assunzione di responsabilità dei vertici dell'Aeronautica militare italiana, dei servizi segreti (Il Sismi in particolare), la caduta del velo di omertà tra vertici degli apparati dei vari Stati coinvolti nelle indagini (Italia, Francia, Stati Uniti), il coraggio della politica.
Senza questo processo pubblico di abiura non potrà mai cadere il muro di gomma che ha contraddistinto le indagini sulla strage di Ustica.

Dal blog di Daniele Biacchessi

Passione reporter
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