L'area bimbi tra i rifiuti tossici

di Giuseppe Catozzella - 30 Gennaio 2013

Succede a Buccinasco, hinterland sud di Milano, feudo del clan dei Barbaro. 7000 mq di terreno destinato ad area giochi riempito di rifiuti tossici. E ora i cittadini dovranno spendere 2 milioni di euro per la bonifica

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Giuseppe Catozzella Per i Comuni è tempo di bilanci e di presentazione dei Pgt. Ed ecco allora che la contabilità diviene priorità, insieme alla sistemazione di storie pendenti vecchie o meno vecchie, così come i lavori che le amministrazioni sono costrette a fare per legge.

Ed ecco emergere questa di storia, dagli impolverati archivi di un comune del nord Italia: un perfetto manuale o un chiaro dipinto di come spesso vengano effettuati i lavori pubblici in alcuni Comuni, per di più nella efficientissima Lombardia.

Questa è una storia che riguarda una delle aree d'Italia più densamente popolata dalla mafia: Buccinasco, provincia sud di Milano. Da sessant'anni seconda casa di due delle cosche più potenti, ricche e feroci della 'ndrangheta di tutti i tempi: i Barbaro e i Papalia, originari di Platì, nella locride calabrese. Oggi tutti gli esponenti di spicco della famiglia dei Barbaro, i protagonisti di questa storia, il padre e boss Domenico e i figli Salvatore e Rosario, sono in carcere in attesa di giudizio sul maxi processo alla 'ndrangheta lombarda, Infinito, e per l'altra grande operazione, Cerberus, per cui sono accusati di associazione mafiosa insieme al lombardissimo Maurizio Luraghi.

La questione ruota attorno a un terreno di 7000 mq in via della Resistenza, che l'amministrazione allora in carica, nel 2001, voleva trasformare (da orti abusivi) in giardino pubblico, area verde attrezzata per i giochi dei bambini.

I lavori furono affidati a una società che poi li subappaltò, come spesso capita, alla ditta Edil Company di Rosario Barbaro, che si sarebbe dovuta occupare di tutto il lavoro di movimentazione della terra: riempire e appianare il terreno che si trovava al di sotto del cosiddetto piano campagna. Ci voleva insomma terra buona, per far crescere l'erba e far passare dei bei pomeriggi spensierati ai più piccoli.

Ciò che accade invece pare il copione di una sceneggiatura che non passa mai di moda. L'enorme campo inizia a riempirsi di rifiuti di ogni tipo, e di terra dai colori più strani, dal verde al blu.

Il 15 gennaio 2013 a una assemblea pubblica a Buccinasco una signora ricostruisce quei giorni: "Mi ricordo bene quei camion che andavano e venivano da via della Resistenza, avevo pensato che finalmente il Comune avesse cominciato a sistemare l'area".

E invece no, quei camion non erano del Comune, ma di una società della 'ndrangheta, a cui non era parso vero di poter utilizzare 7000 mq per intombare scorie tossiche e nocive provenienti dallo smaltimento di rifiuti aziendali, altro business di cui anche la cosca si occupava. E poi sopra metterci un "tappino" di 5 centimetri di terra buona, terra di coltivo.

Un consigliere comunale dell'opposizione, tra aprile e luglio 2001, presenta due interpellanze mai discusse. E il tutto viene poi anche inviato alla magistratura.

Poco prima che cambi l'amministrazione, a maggio del 2002, al danno ecco aggiungersi la beffa: la ditta di Rosario Barbaro emette fattura, vuole essere pagata e invia una lettera al Comune con la richiesta di una cifra attorno ai 26 mila euro, per aver portato a termine i lavori a regola d'arte, e aver fatto "170 viaggi con i camion".

A quel punto la nuova amministrazione, siamo nel febbraio 2003, incarica una nuova società, la Conal Srl, di predisporre carotaggi nel terreno per verificare che le voci che giravano in paese sui rifiuti tossici seppelliti fossero solo dicerie.

Ma così ovviamente non era, e il 17 giugno dello stesso anno arriva il responso, riportato anche dall'allora ministro per l'Ambiente Altero Matteoli in risposta a un'interrogazione parlamentare: "I risultati delle analisi" dice l'atto del ministro "hanno evidenziato un elevato inquinamento del terreno (...), sono stati superati in cinque campioni per il valore di concentrazione di cromo VI, in tre campioni per gli idrocarburi leggeri, in due campioni per gli idrocarburi pesanti. I valori accertati, dunque, superano quelli previsti dal decreto ministeriale per la destinazione del terreno ad uso verde pubblico, residenziale o privato." In altre parole, terreno tossico, pieno di cromo esavalente e idrocarburi.

La magistratura ai tempi archiviò il caso perché non fu trovata prova di quanto affermato da Rosario Barbaro nella lettera al Comune. In altre parole sembra non esserci traccia del fatto che il Comune realmente gli affidò i lavori per la bonifica del terreno.

Che adesso, per legge, va necessariamente bonificato, però. E reso finalmente quello che doveva essere, e di cui i bambini sono stati privati già da 11 anni: una delle rare aree verdi dell'hinterland milanese destinate al gioco. Solo che per farlo l'attuale amministrazione deve spendere 2 milioni di euro. Che, soprattutto oggigiorno, sono soldi.

Ed ecco, di nuovo, la solita, perfetta riproposizione del copione a cui siamo abituati quanto a un nuovo Cinepanettone: indoviniamo alla fine chi paga i danni ambientali ed economici del tumore che ci portiamo dentro, ovvero la mafia?

Articolo già pubblicato sull'Espresso

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