|
I Pozzo vivono in modo diverso la loro impresa a conduzione
familiare. Gianpaolo è poco portato alla mondanità e passa
gran parte dell'anno a Barcellona, dove è residente. In Friuli
lo si vede sempre meno. Stadio a parte, ogni tanto si concede
una cena nei ristoranti della buona borghesia locale, al Vitello
d'oro o al Là di Moret.
Da anni non ha incarichi amministrativi nell'Udinese per
evitare il coinvolgimento in procedimenti penali, com'è accaduto
a lui all'inizio e in seguito ai suoi vari successori, dal figlio
Gino all'attuale presidente Franco Soldati, passando per lo
scomparso Giovanni Caratozzolo, amministratore unico del
club friulano negli anni Novanta.
Per quanto difficili possano essere i suoi rapporti con il fisco,
il proprietario dell'Udinese ci tiene ai suoi dipendenti. I calciatori vengono pagati magari poco, ma puntualmente. E al
momento di cedere la Freud, Pozzo ha ottenuto che venissero
mantenuti i livelli occupazionali per gli operai.
In una foto apparsa nel 2010 su un sito web catalano subito
dopo la cessione della maggioranza della Talleres Casals alla
Interskol, lo si vede al posto d'onore di una tavola imbandita
mentre ascolta l'intervento al microfono del nuovo amministratore
Sergej Okunev, un russo in maniche di camicia con
un fisico da lottatore. Pozzo, elegantissimo, sembra avere l'aria
preoccupata per il destino di un'azienda dove conserva il 49 per
cento delle quote e che ha prospettive incerte, in un momento
di crisi per tutto il settore metalmeccanico.
La moglie, Giuliana Linda Pozzo, è la madrina della onlus
del club bianconero Udinese per la vita, costituita nel 1998.
Ma il suo ruolo in società va al di là della beneficenza e tende
a sconfinare nelle decisioni riguardanti il settore tecnico-sportivo.
Secondo la vox populi, sarebbe stata lei a chiedere e a ottenere
il licenziamento di alcuni allenatori. |
