'E intanto l'uomo muore'

di Flavia Guidi - 13 Settembre 2012

Etica del lavoro e crescita umana. Dovrebbero essere questi i perni della politica anche in tempo di crisi

user-pic E intanto l'uomo muore, diceva un certo signor G.

C'è un documentario interessante che viene proiettato in questi giorni nei cinema sfigatelli che vanno teoricamente di moda a New York: Death by China.

È la storia di un governo che, dopo aver nutrito per decenni il suo popolo a colpi di pane e consumismo annaffiato da fiumi di idiozia leggermente frizzante, ad un certo punto vede rosso e si appella disperatamente alla sua lucidità e al suo senso etico.

È anche la storia di come politici e cosiddetti intellettuali, per promuovere questa sorta di 'consumismo etico' mirato ed imparziale, scelgano di appellarsi principalmente a due fattori: la potenziale letalità dei prodotti cinesi e la perdita di posti di lavoro che l'esplosione dei suoi acquisti comporta.

Dopo, solo dopo, provano timidamente a giocarsi la carta delle condizioni degli operai cinesi. Obbligati a lavorare per una media di 13 ore al giorno per 34 centesimi l'ora.

Di loro si parla dopo.

Come se non fosse questo l'argomento in grado risvegliare le coscienze della maggioranza degli americani, Yankees e cowboy. O forse meglio non risvegliarla troppo. Chissà.

E intanto l'uomo muore, diceva un certo signor G.

Mi ha ricordato un'altra storia. La nostra.

La storia di un paese in cui da qualche decennio la politica ha deciso di rinunciare alla crescita dell'uomo per far spazio alla costruzione del cittadino. Più facile far seguire una legge che trasmettere un valore. La storia di un paese in cui la politica sempre di più sceglie di gestire i suoi cittadini sottraendogli la possibilità di capire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
Un paese in cui si indottrina la maturità vietando il divertimento e la politica si trattiene dalla tentazione di rubare mettendo in discussione l'intero sistema del finanziamento pubblico ai partiti.
Un paese la cui storia è stata costruita e costituita sul diritto al lavoro e la cui storia passa quindi necessariamente per questa questione.

C'è un gran discutere sull'articolo 18, di questi tempi.

A destra dicono che tanti lavoratori, soprattutto pubblici, non fanno niente. A sinistra dicono che la sicurezza di un posto fisso è necessaria. Gli operai dicono boh e le esperienze di vita quotidiana ti dicono di vergognarti perché troppo spesso ti trovi a comprendere le ragioni della destra.

Nessuno, né a destra né a sinistra, dice che è semplicemente sbagliato. Che c'è un limite entro il quale non è più giusto annientare la libertà di scelta e di azione dell'uomo per creare un cittadino più "responsabile" e funzionale, che le due cose non devono per forza essere inversamente proporzionali.
Nessuno sembra far riferimento al fatto che non è questa la strada, che in un paese fondato sul lavoro la diffusione dell'etica del lavoro deve precedere qualsiasi azione politica e normativa. Perché senza di quella, leggi e minacce sono solo toppe provvisorie attaccate con lo sputo sui buchi di un sistema che fa acqua da tutte le parti. Nessuno sembra interessarsi del fatto che il lavoro non si insegna premiando la furbizia e uccidendo la meritocrazia. Non usando la minaccia del licenziamento nè men che mai premiando una vita di lavoro con il posticipo della pensione.

Questo, né a destra né a sinistra, nessuno lo dice.

Ho visto però un documentario che racconta di come tutti i nodi alla fine vengano al pettine e di come il cittadino, senza l'uomo, sia in grado di seguire leggi e far funzionare l'economia, ma non di interiorizzarle e di agire coscientemente.

Dovrebbe essere questa la priorità della politica, perché è solo attraverso lo sviluppo di una coscienza individuale nuova che un qualsiasi cambiamento reale è immaginabile.

Ma questo, né a destra né a sinistra, nessuno lo dice. Forse perché è troppo tardi, o forse perché la politica è fatta di altro: di concretezze e progetti a breve termine che mirano ad abbassare lo SPREAD, far crescere il PIL, vendere BOND e tranquillizzare la BUNDESBANK.

E intanto l'uomo muore, diceva un certo signor G.