CROLLA LO STEREOTIPO DELL'EROE

di Simone Regazzoni - 13 Settembre 2012

Com'è cambiata la figura dell'eroe nel mondo moderno e di quale modello di eroe abbiamo bisogno oggi? C'è una diversa concezione dell'eroe tra la cultura americana e quella europea, anche guardando alle elezioni Usa? La nuova etica dell'eroismo secondo Simone Regazzoni

CROLLA LO STEREOTIPO DELL'EROE
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Simone Regazzoni E' in uscita oggi, per i tipi di Ponte alle Grazie, "Sfortunato il paese che non ha eroi", di Simone Regazzoni. Un libro che propone, in una nuova luce, il concetto di "etica dell'eroismo", analizzando casi esemplari di eroi moderni e passati. Il blog ha intervistato l'Autore.
Com'è cambiata la figura dell'eroe nel mondo moderno? Di quale modello di eroe abbiamo bisogno oggi?


La figura dell'eroe nel mondo contemporaneo ha subìto una crisi che per certi versi sembrava irreversibile. Non ci sono più eroi, siamo in uno spazio del cinismo, ciascuno agisce per il proprio interesse personale, ma nessuno raggiunge più il livello di quelle figure salvifiche che sono stati gli eroi nel passato che si battevano per il bene comune.
In realtà c'è stato un cambiamento della figura dell'eroe, che è diventato un soggetto che ha la forza non di fare il proprio interesse o tornaconto, ma di non cedere su un'ossessione, su una motivazione forte che in qualche modo lo spinge a agire. Questi eroi sono quindi dei personaggi che spesso hanno dei caratteri anche un po' perturbanti e oscuri, non si battono più per il bene comune, per la nazione, per la patria e tuttavia hanno un effetto etico, sembrano in qualche modo soggetti che aspirano a una qualche giustizia. Faccio degli esempi che vengono dalla cultura di massa, un personaggio come Dirty Harry, il Callaghan di Eastwood è un eroe di questo tipo, non si batte per grandi valori, è uno ossessionato dalla sua lotta contro il crimine e spesso sembra anche quasi un criminale e tuttavia ha dei tratti che lo raffigurano come eroe.
Il nostro tempo ha bisogno di eroi. Brecht diceva che è sfortunato il paese che ha bisogno di eroi, in realtà se noi ripensiamo l'eroismo in questa dimensione di eroi singoli, ossessionati dal loro desiderio, ebbene possiamo dire che sì, il nostro tempo ha bisogno di eroi, ha bisogno di soggetti che non sono semplicemente dei piccoli soggetti cinici, chiamiamoli pure dei mezzi uomini, ma ha bisogno di soggetti disposti a battersi per la loro convinzione, per le cose cui tengono, anche a rischio che questo produca delle conseguenze negative, perché di fronte a un atto etico, una grande decisione, nulla ci assicura che le cose andranno sicuramente per il meglio, quella è una visione semplicistica, edulcorata.
L'atto etico, la decisione, sono sempre qualcosa di complesso, però se gli eroi sono quei soggetti, che non cedono sul proprio desiderio, sulla propria motivazione, ebbene allora questi eroi sono qualcosa di utile e sicuramente sono soggetti che ci appassionano e ci affascinano. Pensiamo a un altro contemporaneo, il Dr. House, che sicuramente ha un fascino e una presa proprio perché è un eroe di questo tipo.

Gli eroi che esamina nel suo libro sono per la maggior parte americani. E' solo un dato casuale o c'è effettivamente una diversa concezione dell'eroe tra la cultura americana e quella europea? C'è da dire che i vari candidati alla Presidenza Usa, da Reagan (Stallone) a Romney (Eastwood), si sono sempre appoggiati a un eroe popolare...

Credo non sia casuale. In realtà il mio libro è un tentativo di mostrare che la riscrittura dell'archetipo dell'eroe è avvenuta nella sua modalità più interessante proprio nella cultura statunitense. Proprio gli eroi della cultura di massa statunitensi sono difficilmente classificabili, perché quando si parla di Batman, di Clint Eastwood, non si capisce se sono di destra, di sinistra, sono degli anarchico libertari o sono dei proto fascisti, sono figure problematiche, assolutamente nuove, non si lasciano classificare con gli stereotipi politici, e politicamente corretti anche del continente europeo. Negli Stati Uniti c'è stato un ripensamento dell'eroe, questo non significa che sono solo eroi della cultura di massa e poi nella realtà non ci sono, sono dei modelli che incarnano nuove dinamiche che poi possiamo vedere in atto nella realtà, ma direi che la specificità di questo eroismo del singolo, di questi singoli individualisti che emergono in maniera molto forte, è proprio un prodotto interessante, da non denigrare, della cultura americana. Non a caso, i personaggi più analizzati e anche usati dalla politica, sono proprio questo tipo di personaggi, Eastwood ha appoggiato Romney, in passato l'aveva fatto con Reagan, Mc Cain o altri, questo però non significa che quel tipo di eroe sia di destra, questo tipo di classificazioni sono da '900, vecchie, in realtà lì ci troviamo di fronte a nuove dinamiche di soggettivazione, che rispondono alla complessità del presente.
Antigone è il loro antenato, perché era un eroe già particolare nel passato, era un'eroina quasi negativa, l'eroe della tragedia Antigone è Creonte in teoria, colui che si sacrifica per il bene comune e la città, mentre Antigone fa il proprio interesse singolare, vuole seppellire il fratello e non le importa di nulla, segue il proprio desiderio fino in fondo. Non a caso, Lacan la usa come archetipo dell'eroina nel suo seminario dell'etica della psicanalisi. Anche nel recente passato abbiamo visto risorgere Antigone. Prendiamo un esempio: Antigone muore sepolta viva, nel film di Tarantino Kill Bill la protagonista Beatrix Kiddo viene sepolta viva, ma a differenza di Antigone riesce a risorgere. Questa risurrezione simbolica dell'eroe contemporaneo negli Stati Uniti, secondo me è una sfida interessante sia al pensiero filosofico, che oggi è dominato dal politicamente corretto e dal moralismo, sia alla contemporaneità che cerca nuovi modelli di soggetto.

Applicando la sua analisi alla realtà italiana, quale scenario si delinea?

In questo momento, in Italia è invalsa in ambito culturale, generale, una retorica della morale assolutamente oppressiva, vecchia, superata. E' evidente che in un'epoca di crisi, in cui si palesa la svalutazione dei valori supremi, si tratta in qualche modo di costruire nuovi modelli, ma pensare di supplire a questo con la retorica della morale, con la retorica del bene comune, con un moralismo spicciolo che è fatto di piccole lezioni per educande, non risolve il problema.
In Italia dovremmo in qualche modo rompere con questo tipo di cappa oppressiva e ripensare a delle modalità etiche che sono molto più libere, perché poi in questi valori ognuno segue la propria etica singolare. Si tratta, cioè, di fare esercizi per portare in qualche modo a compimento il progetto, solo apparentemente semplice, in realtà complessissimo, di cui parlava Nietzsche: "diventare ciò che si è".
In Italia sotto il peso della retorica delle costruzioni, della paura che l'opinione pubblica non capisca, questo tipo di esercizio sembra un po' essere messo da parte, anche dai filosofi.

Sfortunato il paese che non ha eroi
di Simone Regazzoni
Etica dell'eroismo


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