La Federazione Italiana Editori di Giornale (FIEG) ha messo a punto una speciale licenza per l'utilizzo di tutti i contenuti editi dai principali editori di giornali. L'iniziativa, denominata "Repertorio Promopress" rischia di tradursi in una sorta di "pedaggio", a beneficio di Fieg, per utilizzare l'informazione online. Il blog ha intervistato Guido Scorza, avvocato, fondatore e Presidente dell'Istituto per le politiche dell'innovazione.
Da quando entrerà in vigore l'iniziativa della Fieg e cosa prevede nello specifico?
"Per ora è una iniziativa del tutto privata, ovvero della
Fieg (Federazione degli editori di giornali) che, dalle notizie che si apprendono, avrebbe
messo a punto un archivio nel quale sono confluiti o starebbero per confluire i contenuti pubblicati da tutti gli editori aderenti alla federazione stessa. Questo archivio verrebbe poi messo a disposizione di tutti gli utilizzatori
dietro pagamento della fee di un contratto di licenza, il cui testo tuttavia non è ancora disponibile.
C'è del grigio, nel senso che non si sa ancora da quando questa iniziativa entrerà in azione, tendenzialmente da subito, e anzi già da qualche settimana, ma non c'è ancora nessun elemento per dirlo con certezza. Tuttavia, ci sono già un paio di piccole società che si occupano di rassegna stampa che avrebbero già firmato questa licenza.
La mia preoccupazione è che abbiamo davanti tutti gli editori aderenti alla Fieg i quali sostanzialmente dicono:
per utilizzatore i nostri contenuti online il prezzo è questo, quindi c'è o ci sarà un prezzo fisso per l'utilizzazione di qualsiasi tipo di contenuto edito da un qualsiasi editore italiano di giornali."
Fare informazione in Rete spesso significa anche mutuare o citare contenuti già pubblicati altrove. Quali effetti potrà avere l'iniziativa Fieg?
"Secondo quanto riportato sul sito della Fieg, il primo target che loro si danno sono le società che producono e distribuiscono rassegne stampa, in realtà a leggere la filosofia del progetto è Fieg stessa a dire che
l'intento è quello di fare pagare il prezzo a tutti gli utilizzatori e non è dato, almeno non nella presentazione del progetto, rintracciare
un distinguo tra l'utilizzatore di carattere commerciale e quello di carattere non commerciale. Quindi il blogger che riprende lo stralcio di un articolo pubblicato su
La Repubblica o su
Il Corriere della Sera sembra essere
posto sullo stesso piano dell'altra testata, magari non aderente a Fieg e soltanto online, che faccia altrettanto. Quindi i confini sono ancora nebulosi, certamente la citazione dell'articolo di stampa o anche la ripubblicazione per intero dell'articolo di giornale fatta per finalità di informazione, di cronaca o di critica è una libera utilizzazione, una delle poche, tutelata dalla legge sul diritto d'autore. Quindi si tratta di capire con esattezza, ma ce lo racconterà soltanto il primo periodo di applicazione di questa nuova strategia,
quale sarà il limite ultimo. Certo, se l'intenzione degli editori di giornali è quella di fare pagare per bit per qualsiasi tipo di riutilizzo dei loro contenuti a me sembra che tutto questo entri
in conflitto verticale con il modo di fare informazione in Rete, un modo di fare informazione che non cannibalizza il prodotto dell'altrui attività intellettuale, ma che serve viceversa a consentire che la
libertà di informazione non resti semplicemente una aspirazione ma che sia qualcosa di concreto."
Come si regoleranno gli editori italiani quando riprodurranno contenuti di editori stranieri, visto che riprendono continuamente i loro contenuti?
"Coerenza vorrebbe ovviamente che si dichiarassero disponibili a
versare il giusto prezzo a fronte di qualsiasi riutilizzo di contenuto analogo a quello per il quale gli editori italiani adesso dicono vogliamo essere pagati. Questo è un principio però di buonsenso e di coerenza che non è scritto da nessuna parte. Per ora, l'unica determinazione della Fieg è quella di dire:
è vietato il riutilizzo dei nostri contenuti in assenza di una licenza e del pagamento del prezzo che verrà stabilito da questo archivio. Sostanzialmente, quello che Fieg ha fatto alla vigilia dell'estate è la versione privatistica di quanto è accaduto in queste ore in Germania con la cosiddetta
Google tax dove è lo stesso governo tedesco a stabilire per legge che a fronte di qualsiasi riutilizzo dei contenuti degli editori di giornale sia necessario pagare un prezzo. Certo, tra i due scenari forse è quasi preferibile quello tedesco nel quale perlomeno è uno Stato attraverso un processo in qualche modo democratico a stabilire delle regole, ci si augura nell'interesse di tutti e di compromesso, piuttosto che la situazione italiana che
ha un po' il profumo del cartello, dello schieramento tra soggetti privati che si alleano per far sì che nessuno possa più utilizzare i loro contenuti. Un fatto particolarmente fastidioso, perché l'oggetto di questo cartello è
il mercato dell'informazione e quindi un mercato sensibile, non è come quello delle scarpe o del dentifricio."
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