2012, SARA' L'ESTATE PIU' CALDA?

di Luca Mercalli - 20 Agosto 2012

L'estate 2012 probabilmente non riuscirà a superare quella del 2003, ma per avere certezze occorrerà aspettare i dati definitivi. I cambiamenti climatici? Negli ultimi anni hanno reso più frequenti gli episodi di calura estiva, configurando il consolidamento di una tendenza che si sovrappone alla variabilità naturale

2012, SARA' L'ESTATE PIU' CALDA?


Luca Mercalli L'arrivo del settimo anticiclone africano ha reso ancora più torrida l'estate 2012, che fa segnare ancora temperature record. A cosa è legata questa situazione? E' dovuta ai cambiamenti climatici, e dunque si inserisce in un trend destinato a consolidarsi?

Anzitutto, è bene precisare che quest'ultimo anticiclone non si chiama Lucifero bensì Akim, visto che i nomi ufficiali sono stabiliti dall'istituto di Meteorologia dell'Università di Berlino.
Detto questo, la situazione dell'estate 2012 sul Mediterraneo è stata contraddistinta da pulsazioni degli anticicloni di natura subtropicale, caratterizzati da aria molto calda e da una lunga persistenza, che hanno toccato prevalentemente le regioni del Centro Sud in una prima fase e poi si sono estesi anche all'Emilia Romagna, che ha subito un notevolissimo incremento di temperatura, per tutti i mesi estivi, anche nelle zone terremotate, e infine con l'episodio attuale interessano anche le regioni di Nord Ovest, cioè Liguria, Piemonte, Valle d'Aosta e parte della Lombardia, che erano fino a ora rimaste a margine delle forti ondate di calura delle settimane scorse.
Quindi possiamo dire che, con questo anticiclone, tutta Italia nell'estate è stata colpita a varie riprese da queste situazioni di calura prolungata e con valori che non sono stati assoluti in termini di eccezionalità, perché abbiamo toccato circa i 40-42 gradi ma non abbiamo superato i massimi storici, ma che sono diventati anomali mettendoli insieme su tutto il periodo.
Dai dati parziali oggi disponibili si può dire che l'estate 2012 probabilmente non riuscirà a superare quella del 2003, e si collocherà in seconda posizione, tuttavia dobbiamo aspettare la fine di Agosto per avere la statistica definitiva.
Questa situazione dipende o no dai cambiamenti climatici? Certo che dipende anche da questo! Gli episodi di calura intensa sul Mediterraneo ci sono sempre stati, anche nei secoli passati, ma con una frequenza molto inferiore rispetto a quello che abbiamo oggi, quindi se prima un episodio si presentava una volta ogni 50 o 100 anni adesso abbiamo episodi ravvicinati, tanto è che tutte le estati più calde delle nostre serie storiche, che hanno oltre 250 anni di dati in Italia, sono collocati negli ultimi 10 anni, vale a dire che abbiamo avuto l'estate del 2003, caldo assoluto, poi l'estate 2009, l'estate 2006 e adesso l'estate del 2012, più o meno sono tutte ravvicinate in questo scorcio di una decina di anni e questo ci fa pensare che ormai si tratta di una tendenza che si va a instaurare sovrapponendosi alla variabilità naturale.
Dunque, in ragione dei cambiamenti climatici abbiamo una maggiore frequenza di questi episodi che tra l'altro non sono solo caratteristici del Mediterraneo, ma abbiamo visto toccare gli Stati Uniti negli ultimi mesi con una ondata di calore e siccità epocale. Un paio di anni fa era stata la volta della Russia, con l'ondata storica di caldo dell'estate 2010 su Mosca e con tutta la zona dell'Ucraina sottoposta temperature mai viste nella storia climatica.

Siccità, aumento dei consumi energetici, effetti sui raccolti. Quali saranno le conseguenze di questa calura prolungata?

L'ondata di caldo e di siccità prolungata soprattutto quando investe il periodo estivo ha ovviamente conseguenze sulle produzioni agricole delle zone irrigue, che quindi si trovano ad avere minore disponibilità di acqua. Pensiamo soprattutto alla coltura del mais, che ha grandi esigenze idriche e ha il suo ciclo proprio nel cuore dell'estate, negli Stati Uniti per esempio la riduzione del raccolto di mais sull'intero bacino cerealicolo statunitense è dell'ordine del 17%, in Italia non abbiamo ancora i dati, ma comunque è chiaro che ci sarà una influenza negativa anche su questo. Per ora non abbiamo un calo di portata nei fiumi tale da giustificare l'arresto degli impianti di raffreddamento delle centrali termoelettriche, come era accaduto nel 2003, però è chiaro che se si va avanti ancora qualche settimana potrebbero esserci problemi anche in tal senso.
Intanto si consuma più energia elettrica, perché teniamo tutti accesi i condizionatori, e quindi c'è un maggiore prelievo di energia dalla rete.
Infine ci sono tutti i problemi legati, per esempio nella zona alpina, alla riduzione dei ghiacciai e quindi alla diminuzione della nostra riserva idrica strategica a lungo termine, il cambiamento nella bio diversità, perché i calori estivi, soprattutto in zona alpina generano migrazioni di specie di endemismi, che non hanno più il loro territorio tipico di sviluppo e ancora potremmo aggiungere la maggiore frequenza di incendi, dal momento che i casi di siccità prolungata predispongono le zone boschive a essere preda del fuoco sia per motivi dolosi sia per motivi "di distrazione". In ogni caso quello che conta è che perdiamo migliaia di ettari di territorio boschivo.

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