
In Italia essere appena benestanti è un reato grave, una cosa di cui vergognarsi. Dico questo perché nonostante siano state ultimamente varate misure volte a tassare i patrimoni, almeno immobiliari, da più parti si pretende a gran voce che venga introdotta
una ulteriore tassa per rincarare la dose. Punire i ricchi insomma, una sorta di accanimento come se non bastasse la ruberia di una
pressione fiscale ormai al 55%, dice Confcommercio, un record planetario ottenuto soprattutto sui redditi da lavoro da un fisco che ha tolto molto e dato poco, soprattutto agli onesti, per destinare la differenza, ahimè, in buona parte a sprechi e privilegi.
Abbiamo
il doppio dei pensionati di Francia e Germania, il triplo dell'Inghilterra, degli USA e dei paesi del Nord Europa. Detta in altro modo circa la metà dei nostri pensionati, se fossero vissuti in qualunque altro paese europeo, sarebbe ancora al lavoro, sarebbe cioè
a produrre valore anzichè consumarne. Si vede che il sacrosanto "diritto alla pensione" in quei paesi è meno diritto che da noi. Il tutto caricato
sulle spalle del debito pubblico, un vero e proprio saccheggio del bene comune,
un autentico abuso nei confronti della collettività e delle generazioni future. Ma dov'è la giustizia sociale dietro a tutto ciò, signora Camusso?
Anche un cieco può vedere che la pubblica amministrazione è da noi un concentrato di
burocrazia, assenteismo, inefficienze che ricadono sul cittadino, un sistema insomma dove il "diritto al lavoro" ha trasformato la macchina statale in uno "stipendificio". Una burocrazia faraonica dove, specialmente al Sud, gli emolumenti degli amministratori, delle guardie forestali, dei netturbini, dei sottosegretari, dei medici, infermieri, maestri e di tutti gli amici degli amici sono di gran lunga la prima voce di spesa. La Sicilia docet. Ma dov'è
la giustizia sociale dietro a tutto ciò, signora Camusso?
Costruire un'automobile a Detroit costa meno che a Torino. Negli Usa si lavora circa
1950 ore l'anno contro
1750 in Italia, la tassazione del lavoro è meno della metà a fronte di un costo aziendale complessivamente più basso. La conflittualità quasi nulla. Più salario in cambio di meno assistenzialismo e meno sprechi insomma. Dall'altro lato
la produttività del lavoro in Italia è la peggiore d'Europa, dice il rapporto di Bankitalia, e in nome del sacrosanto "diritto al lavoro", non cresce da oltre dieci anni contrariamente a tutto il resto del mondo, Germania in testa. Perché da noi gli stabilimenti non dovrebbero quindi chiudere? Come si può pensare che Volskwagen o Toyota vengano ad investire in Italia? Ma dov'è la giustizia sociale dietro a tutto ciò, signora Camusso?
Insomma, a guardarlo da fuori il nostro sembra proprio quel paese delle favole dove tutti hanno vinto il concorso di
"turisti per sempre". La sola differenza sta nel fatto che il gioco funziona se molti partecipano e pochi vincono. Qui è piuttosto il contrario, pochi lavorano, tutti vantano diritti e succhiano dallo stato. Il trionfo del populismo e della dietrologia dei "diritti". Ora, benché ormai è difficile credere alla favoletta che, "avendo fatto i compiti a casa", come dice il governo, la situazione migliorerà, sta però di fatto che siamo frenati dai soliti problemi che hanno portato a questa crisi, e non sono solo la speculazione, le banche, la finanza, l'Europa e tutte le scuse che ci fa comodo trovare.
Sono i problemi reali che non sappiamo e non vogliamo accettare e tanto meno risolvere. Ma il mondo è cambiato e gli slogan in bianco e nero degli anni settata sono orami stantie giaculatorie piene di muffa. E visto che da noi la parola "diritto" è tanto in voga, non è forse un mio diritto, così come di tutti gli i lavoratori, oppormi a questo stupro della cosa pubblica? E si badi bene che queste non sono idee ne di destra ne di sinistra, è solo
normale, banale, semplice buon senso. Ma allora Signora Camusso, ci dica, cos'altro aspetta a darci una mano?
Lettera firmata. L.P. Treviso
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