Tratto da
Un Paese di baroni


di Davide Carlucci, Antonio Castaldo

   
Che i suoi allievi polacchi ci credano o no, sulla base delle informazioni in nostro possesso siamo in grado di garantire che Gaetano Dammacco esiste. Tanto che, proprio mentre in Polonia veniva messo in discussione, 2500 chilometri più a Sud, a Taranto, stava per diventare preside della facoltà di Giurisprudenza. Alla fine, però, studenti e professori gli hanno preferito un altro candidato, il professore di Diritto tributario Antonio Uricchio. Che appena eletto, ha dichiarato a Giuliano Foschini de «la Repubblica»: «Il fatto che abbiano scelto un preside giovane, di quarantacinque anni, significa che questi ragazzi chiedono un cambiamento, in primis sulle norme etiche: il codice verrà prima di ogni cosa, una facoltà giovane e dinamica come la nostra non può pensare a legami familiari di nessun genere». La precisazione non è peregrina: da qualche mese la sede universitaria di Taranto, dipendente da Bari, è al centro della prima battaglia contro il nepotismo condotta con il codice etico alla mano. A ingaggiarla è, in una prima fase, un coraggioso rappresentante degli studenti di Azione universitaria, Francesco D'Eri, che riesce a bloccare la nomina della figlia del professor Marino Milone, Virginia, sollevandone l'incompatibilità con la presenza nello stesso dipartimento del padre, che per questo motivo è costretto a trasferirsi da Bari a Taranto.
Successivamente, un esposto anonimo, inviato in Procura e al rettore, punta il dito contro quattro proposte di concorso per altrettanti docenti i cui nomi - tra i quali anche quello di un figlio d'arte - erano già noti: la solita storia. «L'università di Taranto - tuona D'Eri - non può diventare il refugium peccatorum di padri, figli e nipoti dell'ateneo barese. Dopo il caso del professor Milone abbiamo chiesto che non arrivino più figli d'arte o papà incompatibili. Ne abbiamo già tanti. Chi viene a Taranto deve essere orgoglioso di insegnare nella nostra università, non possiamo considerarci studenti di serie B.» D'Eri ripropone poi un problema di opportunità sull'aggiramento del codice etico. «Spostarsi a Taranto non significa rimuovere il conflitto. Quelle norme sono state create per evitare favoritismi. Se mandano figli e nipoti nella sede distaccata, allora non è cambiato niente.»