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Che i suoi allievi polacchi ci credano o no, sulla base delle
informazioni in nostro possesso siamo in grado di garantire
che Gaetano Dammacco esiste. Tanto che, proprio mentre in
Polonia veniva messo in discussione, 2500 chilometri più a
Sud, a Taranto, stava per diventare preside della facoltà di Giurisprudenza.
Alla fine, però, studenti e professori gli hanno
preferito un altro candidato, il professore di Diritto tributario
Antonio Uricchio. Che appena eletto, ha dichiarato a Giuliano
Foschini de «la Repubblica»: «Il fatto che abbiano scelto un
preside giovane, di quarantacinque anni, significa che questi
ragazzi chiedono un cambiamento, in primis sulle norme etiche:
il codice verrà prima di ogni cosa, una facoltà giovane e
dinamica come la nostra non può pensare a legami familiari di
nessun genere».
La precisazione non è peregrina: da qualche mese la sede
universitaria di Taranto, dipendente da Bari, è al centro della
prima battaglia contro il nepotismo condotta con il codice
etico alla mano. A ingaggiarla è, in una prima fase, un coraggioso
rappresentante degli studenti di Azione universitaria,
Francesco D'Eri, che riesce a bloccare la nomina della figlia
del professor Marino Milone, Virginia, sollevandone l'incompatibilità
con la presenza nello stesso dipartimento del
padre, che per questo motivo è costretto a trasferirsi da Bari
a Taranto.
Successivamente, un esposto anonimo, inviato in Procura e
al rettore, punta il dito contro quattro proposte di concorso
per altrettanti docenti i cui nomi - tra i quali anche quello di
un figlio d'arte - erano già noti: la solita storia.
«L'università di Taranto - tuona D'Eri - non può diventare
il refugium peccatorum di padri, figli e nipoti dell'ateneo barese.
Dopo il caso del professor Milone abbiamo chiesto che non
arrivino più figli d'arte o papà incompatibili. Ne abbiamo già
tanti. Chi viene a Taranto deve essere orgoglioso di insegnare
nella nostra università, non possiamo considerarci studenti di
serie B.» D'Eri ripropone poi un problema di opportunità sull'aggiramento
del codice etico. «Spostarsi a Taranto non significa
rimuovere il conflitto. Quelle norme sono state create per
evitare favoritismi. Se mandano figli e nipoti nella sede distaccata,
allora non è cambiato niente.» |

