I giornali parlano di fallimento della Sicilia. Cosa sta succedendo?
Sta succedendo che la parola fallimento, o default, finalmente assume un significato più concreto dopo tanti allarmi lanciati negli anni scorsi. Siamo nel collo dell'imbuto, c'è un problema serio di conti, è un problema che non si può quantificare perché le acrobazie di bilancio che hanno caratterizzato sia questa legislatura sia, soprattutto, quella precedente, hanno così confuso i conti che è davvero difficile adesso quantificare esattamente l'entità di questo buco. La Corte dei Conti parla di 5 miliardi e 600 milioni di euro, ma probabilmente è una cifra soltanto indicativa perché molto dipende dai crediti inesigibili, iscritti in bilancio ma completamente destinati a non essere mai incassati. Un esempio è la vicenda delle assunzioni a termine dei forestali che vengono pagati con i fondi Fas. I fondi Fas non arriveranno mai alla Regione, quindi saranno le casse regionali a dover far fronte a questa situazione. Dunque, dopo tanti anni in cui si è sempre parlato in maniera più o meno allarmata di default alla Regione, ne parlava lo stesso Lobello l'anno scorso, si ha l'impressione che che siamo arrivati davvero a raschiare il fondo del barile.
Intanto domani è il ventennale della strage di via D'Amelio. Un giorno importante, specie per Palermo e per la Sicilia. Che aria tira? Che sensazioni ha? Cosa vede in giro?
Beh, in realtà vedo un grado di indifferenza che mi sembra uguale a quello degli anni precedenti. In più quest'anno c'è questa storia dell'inchiesta sulla trattativa mafia - Stato che come sappiamo sfiora il collo più alto d'Italia, quindi per questa ragione c'è un sopruso di attenzioni verso questa vicenda, ma non credo di attenzione verso la memoria di Borsellino. Staremo a vedere. Vedremo domani quanti saranno i palermitani che verranno lì a ricordare quel sacrificio (di Borsellino e di 5 uomini della scorta) in Via D'Amelio. Speriamo che siano di più di quelli che si sono visti negli anni passati.
Ma torniamo al default. La Sicilia è pronta ad un dopo-Lombardo?
Mi sembra di poter rispondere assolutamente no, nel senso che o si comincia a dare fiducia a quella parte sana dei siciliani che esiste, che probabilmente non è maggioritaria ma esiste ed è largamente presente in tutta la Regione, si comincia a dare fiducia a quella parte di siciliani che non vogliono saperne nulla di pratiche compromissorie, di pratiche clientelari, di uso privato del rapporto cittadino - politico, ma hanno un'idea del rapporto cittadino - Stato molto più sana, molto più legata ai principi della legalità, della legge etc., o si comincia a dare fiducia a questo tipo di siciliani e mettendo a governare questa terra gente che la pensa in questa maniera, che finalmente si aggancia all'Europa, oppure questa terra è destinata a essere non più il vagone di coda di questo paese, ma un vagone sganciato verso altro.
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