Una ricerca stigmatizza: l'80% dei lavoratori continua a produrre anche fuori dall'orario di lavoro, grazie a smartphone e tablet, con effetti negativi sulla vita personale e di coppia. Ma è una visione distorsiva, perché questi strumenti vanno gestiti con intelligenza e buonsenso
Una ricerca pubblicata in questi giorni, e che non fa altro che confermare un flusso di ricerche analoghe che vengono presentate con continuità, "rivela" che l'80% dei lavoratori continua a produrre anche fuori dall'orario di lavoro, essenzialmente perché - oltre al pc - utilizza tablet e smartphone e dunque riceve e spedisce email o chatta nei social network o naviga in Internet, o fa altre attività del genere. La ricerca presenta queste nuove abitudini come un problema che incide sulla vita e la serenità delle persone, quasi come una forma di assuefazione alle droghe, con effetti deleteri anche sulla vita di coppia.
Uno strano modo di presentare le cose. Innanzitutto perché la definizione di "lavoratori" a questo proposito è abbastanza distorsiva. Utilizzare le email come strumento di comunicazione che dovrebbe riguardare solo la vita lavorativa è ormai un evidente controsenso, come se si dovesse limitare l'utilizzo del telefono esclusivamente all'attività di lavoro e non a quella personale. Ricevere e inviare email fa evidentemente parte della nostra vita di relazione, così come Facebook e Twitter.
Analogamente, l'utilizzo dei dispositivi portatili non va essere posto in relazione esclusivamente col lavoro. Anzi, al contrario, tablet e smartphone ci consentono di mantenerci in contatto con la nostra rete di rapporti, di cui quelli lavorativi costituiscono solo frazione, di informarci, di effettuare acquisti, di organizzare serate o vacanze e via dicendo.
È invece vero che questi strumenti sono così appealing da dare assuefazione. Molti consultano compulsivamente il proprio smartphone o tablet per sapere che tempo farà fra poche ore, per seguire l'andamento dei titoli in borsa, per verificare l'arrivo di una mail (non necessariamente di lavoro), per fare cioè quella lunga serie di cose che la nostra vita nella società richiede e consente. Farsene condizionare è un errore, così come stare al telefono per delle ore, bere troppo caffè o guardare la televisione da mane a sera. Il punto è allora come usare bene questi strumenti e l'intera gamma di servizi che si portano dietro.
Seguire l'apparentemente saggio consiglio di limitarsi ad aprire la posta elettronica un paio di volte al giorno per non farsi sommergere dai messaggi e non farsi scocciare dallo spam è una via possibile, ma non indispensabile. Occorre tenere in mano i propri strumenti così come la propria vita e imparare a gestire con intelligenza e buon senso gli uni e l'altra. Anche questa è una forma di educazione e di evoluzione della specie, che in questo caso è la nostra storia di esseri pensanti e tecnologici.
Una ricerca pubblicata in questi giorni, e che non fa altro che confermare un flusso di ricerche analoghe che vengono presentate con continuità, \"rivela\" che l'80% dei lavoratori continua a produrre anche fuori dall'orario di lavoro, essenzialmente perché - oltre al pc - utilizza tablet e smartphone e dunque riceve e spedisce email o chatta nei social network o naviga in Internet, o fa altre attività del genere. La ricerca presenta queste nuove abitudini come un problema che incide sulla vita e la serenità delle persone, quasi come una forma di assuefazione alle droghe, con effetti deleteri anche sulla vita di coppia. \nUno strano modo di presentare le cose. Innanzitutto perché la definizione di \"lavoratori\" a questo proposito è abbastanza distorsiva. Utilizzare le email come strumento di comunicazione che dovrebbe riguardare solo la vita lavorativa è ormai un evidente controsenso, come se si dovesse limitare l'utilizzo del telefono esclusivamente all'attività di lavoro e non a quella personale. Ricevere e inviare email fa evidentemente parte della nostra vita di relazione, così come Facebook e Twitter. \nAnalogamente, l'utilizzo dei dispositivi portatili non va essere posto in relazione esclusivamente col lavoro. Anzi, al contrario, tablet e smartphone ci consentono di mantenerci in contatto con la nostra rete di rapporti, di cui quelli lavorativi costituiscono solo frazione, di informarci, di effettuare acquisti, di organizzare serate o vacanze e via dicendo. \nÈ invece vero che questi strumenti sono così appealing da dare assuefazione. Molti consultano compulsivamente il proprio smartphone o tablet per sapere che tempo farà fra poche ore, per seguire l'andamento dei titoli in borsa, per verificare l'arrivo di una mail (non necessariamente di lavoro), per fare cioè quella lunga serie di cose che la nostra vita nella società richiede e consente. Farsene condizionare è un errore, così come stare al telefono per delle ore, bere troppo caffè o guardare la televisione da mane a sera. Il punto è allora come usare bene questi strumenti e l'intera gamma di servizi che si portano dietro. \nSeguire l'apparentemente saggio consiglio di limitarsi ad aprire la posta elettronica un paio di volte al giorno per non farsi sommergere dai messaggi e non farsi scocciare dallo spam è una via possibile, ma non indispensabile. Occorre tenere in mano i propri strumenti così come la propria vita e imparare a gestire con intelligenza e buon senso gli uni e l'altra. Anche questa è una forma di educazione e di evoluzione della specie, che in questo caso è la nostra storia di esseri pensanti e tecnologici.\n\n\n\n\n