Troppi detenuti, suicidi in aumento

di Samanta Di Persio - 4 Luglio 2012

Prigioni sovraffollate, mancanza di personale, nessun aiuto al reinserimento sociale. Così le carceri italiane diventano luoghi da cui fuggire, compiendo spesso gesti estremi. Una situazione esplosiva



Samanta Di Persio In 24 ore, Mauro Pagliaro e Tereke Lema Alefech, due detenuti, si sono tolti la vita nella casa Circondariale di Castrogno (Te). Sale a 28 il numero dei suicidi nelle nostre carceri, nel 2011, così come nell'anno precedente, sono stati 66, un tasso superiore di venti volte a quello della popolazione non detenuta. Il carcere teramano, in base al rapporto dell'Associazione Antigone, è annoverato fra quelli dove ci sono maggior problemi di sovraffollamento e carenza di personale penitenziario: 430 reclusi a fronte di una capienza di 270, 178 agenti con una carenza di almeno 60 agenti. L'Italia, infatti, è stata condannata dalla Corte Europea dei diritti dell'uomo, per trattamenti inumani e degradanti, con successivo risarcimento danni a carico. La condanna arriva perché lo spazio a disposizione per ogni detenuto nelle carceri italiane era di circa tre metri quadri, secondo l'Europa dovrebbero essere 7,5. Oggi il numero dei detenuti supera le sessantacinquemila unità, la metà sono in attesa di giudizio. Il Ministero della Giustizia ha diffuso il dato dei detenuti per tipologia di reato anni 2008-2011. C'è stato un aumento generale per tutte le tipologie, ad esempio per i reati legati alla droga da 23.505 del 2008 si passa a 27.459 del 2011. Questo non vuol dire che la Giustizia funziona bene e che uno Stato giustizialista garantisce la sicurezza per i suoi cittadini. La legge Giovanardi-Fini ha inasprito le pene in materia di droghe leggere, chi coltiva piantine di marijuana o viene trovato in possesso di un modesto quantitativo di hashish rischia fino a 20 anni di galera, ovviamente questo non vale per Cosimo Mele (udc), Piero Marrazzo (Pd), Jacopo Dell'Utri (figlio di Marcello Dell'Utri fondatore Forza Italia). Quest'ultimi non rischieranno mai di essere pestati e uccisi come Stefano Cucchi o Aldo Bianzino, perché come diceva Solone: "La giustizia è come la tela del ragno: trattiene gli insetti piccoli, mentre i grandi lacerano e sfuggono". Oltre all'amnistia, auspicata da alcuni partiti ed associazioni, alcuni reati andrebbero depenalizzati e favorite forme alternative alla detenzione. L'affidamento ai servizi sociali, di fatto, è stato eliminato, tranne che per nomi del calibro di Salvatore Ligresti o Cesare Previti.

Nel 2009 il Ministro della Giustizia polacco si è dimesso dopo il suicidio di un detenuto, certo, non ha una responsabilità diretta, ma politica sì. In Italia, i poliziotti che hanno ucciso Federico Aldrovandi, Riccardo Rasman, non sono stati cacciati dalla polizia, anzi, dopo la violenza fisica continuano a disseminare quella verbale e il Ministro Cancellieri si è limitata a parlare di sanzioni disciplinari. Sette detenuti su dieci, usciti dal carcere, tornano a delinquere, l'articolo 27 della Costituzione italiana parla chiaro, la pena deve tendere alla rieducazione. Nel carcere di Castrogno per carenza di strutture non ci sono lavorazioni interne, non c'è la collaborazione di alcuna cooperativa sociale per il confezionamento dei pasti o altro e non vengono tenuti corsi di formazione professionale. Nel 2011, si è registrato un suicidio, quelli tentati sono stati 27 e 98 atti di autolesionismo, 5 le aggressioni agli agenti e 59 gli scioperi della fame intentati dai detenuti. Il dato è allarmante perché non è un problema circoscritto alla realtà abruzzese, ma è nazionale.

Dal blog di Samanta Di Persio

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