Tratto da
Sante ragioni


di Carla Castellacci, Telmo Pievani

   
La logica che si sta affermando da tempo nei paesi più avanzati in termini di ricerca scientifica e tecnologica è molto semplice: la comunità scientifica viene in primo luogo ascoltata, e non soltanto controllata. Viene accolta come un interlocutore, non come un mondo minaccioso di apprendisti stregoni che manipolano i recessi della vita o, peggio, diffondono una «cultura della morte». Ovunque esistono fanatici religiosi che se la prendono con la scienza, ma chi fa terrorismo evocando le turpi pratiche dell'eugenetica nazista in un paese civile sta di solito per strada a innalzare cartelli minacciosi, non siede in Parlamento né in un Comitato di bioetica «nazionale». In un paese normale la scienza viene costantemente monitorata e consultata, secondo molteplici procedure di acquisizione di pareri tecnici che siano competenti, informati e aggiornati. Su temi controversi si ascoltano voci diverse, anche interne alla comunità scientifica, e poi la politica, nel pieno della propria autonomia, ma tenendo in adeguata considerazione quanto le è stato riferito, prende le decisioni e se ne assume le responsabilità. Si tratta in sostanza di un compito che ha valore più descrittivo che normativo, di chiarificazione più che di prescrizione, il cui obiettivo è di fornire gli strumenti migliori al decisore politico cui spetta l'onere di individuare, di volta in volta, quelle mediazioni alte capaci di fare evolvere la sfera dei diritti civili e di raccogliere il consenso più ampio possibile attorno a un ethos condiviso dalla comunità.
In Italia, al contrario, il CNB viene consultato con modalità del tutto sporadiche e contingenti. Quando si esprime lo fa attraverso pareri censori e moralistici. Subisce poi la concorrenza di altri organismi consultivi - come quello istituito dal medesimo governo per il coordinamento ministeriale su temi bioetici facente capo al ministro dell'Interno - aumentando la sovrapposizione delle competenze e la confusione. I documenti vengono votati a maggioranza, dopo estenuanti trattative e limature che spesso non impediscono che vi siano mozioni di minoranza e palesi dissensi.