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La logica che si sta affermando da tempo nei paesi più
avanzati in termini di ricerca scientifica e tecnologica è
molto semplice: la comunità scientifica viene in primo luogo
ascoltata, e non soltanto controllata. Viene accolta come
un interlocutore, non come un mondo minaccioso di
apprendisti stregoni che manipolano i recessi della vita o,
peggio, diffondono una «cultura della morte». Ovunque
esistono fanatici religiosi che se la prendono con la scienza,
ma chi fa terrorismo evocando le turpi pratiche dell'eugenetica
nazista in un paese civile sta di solito per strada a innalzare
cartelli minacciosi, non siede in Parlamento né in
un Comitato di bioetica «nazionale». In un paese normale
la scienza viene costantemente monitorata e consultata, secondo
molteplici procedure di acquisizione di pareri tecnici
che siano competenti, informati e aggiornati. Su temi
controversi si ascoltano voci diverse, anche interne alla comunità
scientifica, e poi la politica, nel pieno della propria
autonomia, ma tenendo in adeguata considerazione quanto
le è stato riferito, prende le decisioni e se ne assume le
responsabilità.
Si tratta in sostanza di un compito che ha valore più descrittivo
che normativo, di chiarificazione più che di prescrizione,
il cui obiettivo è di fornire gli strumenti migliori
al decisore politico cui spetta l'onere di individuare, di volta
in volta, quelle mediazioni alte capaci di fare evolvere la
sfera dei diritti civili e di raccogliere il consenso più ampio
possibile attorno a un ethos condiviso dalla comunità. In
Italia, al contrario, il CNB viene consultato con modalità
del tutto sporadiche e contingenti. Quando si esprime lo
fa attraverso pareri censori e moralistici. Subisce poi la
concorrenza di altri organismi consultivi - come quello
istituito dal medesimo governo per il coordinamento ministeriale
su temi bioetici facente capo al ministro dell'Interno
- aumentando la sovrapposizione delle competenze
e la confusione. I documenti vengono votati a maggioranza,
dopo estenuanti trattative e limature che spesso non
impediscono che vi siano mozioni di minoranza e palesi
dissensi. |

