DA MILANO A NUOVA DELHI. UN VIAGGIO CONTRO I PREGIUDIZI

di Roberto Parodi - 22 Giugno 2012

Quando siamo partiti, ci hanno messo in guardia dai pericoli. Ma la realtà si è rivelata essere diversa e ben lontana dalla visione distorta sull'Oriente: in zone remotissime, abbiamo trovato accoglienza e protezione, sentendoci al sicuro. Un'esperienza bellissima

DA MILANO A NUOVA DELHI. UN VIAGGIO CONTRO I PREGIUDIZI


Roberto Parodi Molte delle esperienze che affrontano Scheggia e Roi in questo viaggio sono state anche quelle che ho vissuto io nel mio lungo viaggio da Milano a Nuova Delhi. Una di quelle che mi ha colpito di più contrasta molto con quello che si pensa essere l'ambiente e i pericoli insiti nell'Oriente più profondo, come le zone montuose del Pakistan dove tradizionalmente vivono capi tribù che accolgono talebani e narcotrafficanti.

Quando siamo partiti, tutti ci hanno dato un avvertimento; in realtà, poi, le cose sono sempre molto diverse da quelle che si sentono in televisione e si leggono sui giornali. Le persone che abbiamo incontrato si sono dimostrate tutte molto gentili, aperte, curiose, molti di questi episodi sono nel libro, trasformati solo leggermente per renderli più scorrevoli.

Uno dei più belli è quello che capita a Roi e Scheggia che si fermano a causa di un guasto alla moto e vengono accolti per qualche giorno da una famiglia del Waziristan, una zona in cui non c'è il controllo della Polizia, ma soltanto quello dei capi tribù. Dunque loro, unici occidentali su una grossa moto americana, passeranno qualche giorno in questa famiglia sentendosi stranamente al sicuro perché  consci che nessuno avrebbe potuto fare loro del male. Alla fine, il capofamiglia scrive per loro persino una specie di lasciapassare da far vedere agli eventuali checkpoint che avrebbero dovuto attraversare.

E' un po' quello che è successo a noi, siamo capitati davvero in uno di questi paesi remotissimi e abbiamo trovato accoglienza, aiuto, ci hanno addirittura regalato la batteria di una delle loro macchine per poterla montare sulla moto del mio amico che aveva avuto un problema e ci faceva sorridere ripensare a quello che persone, magari in contatto con le Onlus internazionali, ci avevano detto: 'evitate il Pakistan, chissà quello che vi capiterà, vi rapiranno...'.

Invece, quello che è successo è stato un regalo che ha costituito un bagaglio di esperienza bellissima che ho cercato di mettere nel libro e che spero che si percepisca.

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