Lavoro: il Gattopardo italiano colpisce ancora

di Enrico Sassoon - 18 Maggio 2012

In Italia ci sono 2,5 milioni di disoccupati, il 9,8% della forza-lavoro, che però arrivano a 6 milioni se si considerano gli scoraggiati, gli inoccupati e chi riceve sostegno tramite ammortizzatori sociali. I giovani arrivano al 36%. Insomma, la situazione si aggrava e la riforma del lavoro sembra fatta apposta per modificare tutto per non cambiare niente

Enrico Sassoon Di rilanciare il lavoro e l'occupazione in Italia c'è bisogno urgente. Consideriamo il contesto: oggi in Italia ci sono 2,5 milioni di disoccupati, il 9,8% della forza-lavoro, che però arrivano a 6 milioni se si considerano gli scoraggiati, gli inoccupati e chi riceve sostegno tramite ammortizzatori sociali. I giovani tra 15 e 24 anni arrivano al 36%, che è il vero dramma.
Non consola che nell'Eurozona i dati siano anche peggiori: quasi l'11% contro il 9,8% italiano. E nemmeno che, secondo l'International Labour Organization, l'Italia sia in compagnia di quasi tutti gli altri paesi avanzati: solo 6 dal 2007 a oggi sono in controtendenza e hanno creato occupazione, e sono Germania, Austria, Israele, Lussemburgo, Malta e Polonia. Perché hanno implementato politiche di sviluppo anziché solo di rigore.
Ma la riforma in Italia è indispensabile non solo perché la disoccupazione è ormai a livelli d'allarme, ma perché la situazione del mercato del lavoro scoraggia gli investimenti sia dall'Italia sia dall'estero. A pagarne le spese sono gli stessi lavoratori, con meno posti di lavoro e con salari reali più bassi che altrove. L'Italia infatti è scesa dal 22° al 23° posto nell'Ocse come salario netto medio. Ci gioca, come è noto, il peso dell'imposizione fiscale e retributiva, per cui alla fine è un gatto che si morde la coda. Alleggerire il cuneo nell'attuale quadro di risanamento della finanza pubblica non è ovviamente facile, e con ogni probabilità occorrerà aspettare ancora qualche anno, nella migliore delle ipotesi.
Su questa angosciosa situazione dovrà cercare di incidere la Riforma del lavoro predisposta dal ministro del Welfare Elsa Fornero e attualmente in discussione in Parlamento, senza che si sappia come ne uscirà dato che i vari partiti hanno presentato un totale di 1062 emendamenti. Che sarebbero tanti anche se il disegno di legge avesse dietro una maggioranza di appoggi. Ma che sono enormemente troppi visto che finora di appoggi ne ha pochi.
Infatti, i sindacati sono piuttosto critici, e la CGIL sembra che possa accettare solo perché il Governo ha accettato di lasciare la soluzione del reintegro nei casi di licenziamento per motivi economici e disciplinari (caso praticamente unico al mondo).
Per lo stesso motivo la Confindustria, e in genere le imprese, è scettica. Per il pubblico impiego poi, grazie a Patroni Griffi la riforma non si applica. Per i contratti a termine si irrigidiscono le condizioni. Per i giovani c'è il contratto di apprendistato, ma le imprese lo reputano troppo vincolante. Per le donne si cercheranno di eliminare le storture, ma non si ritiene che le misure previste possano essere realmente efficaci. Per gli over 58 c'è il contratto di inserimento, ma è poco chiaro. Eccetera.
Insomma, la situazione si aggrava e la riforma del lavoro sembra fatta apposta per modificare tutto per non cambiare niente. Il Gattopardo italiano colpisce ancora e c'è da temere che saranno proprio i lavoratori a doverne fare le spese.