CALCIOSCOMMESSE: SIAMO SOLO ALL'INIZIO

di Gianfrancesco Turano - 3 Aprile 2012

La confessione di Masiello tira in ballo il ruolo di una società sportiva. Credo che la retrocessione di quest'ultima sia inevitabile. Ma emerge anche un ruolo attivo degli ultras

CALCIOSCOMMESSE: SIAMO SOLO ALL'INIZIO


Gianfrancesco Turano Calcioscommesse: nuovo capitolo, altri arresti. Ne parliamo con Gianfrancesco Turano, autore di "Fuori gioco" (Chiarelettere). Quando toccherà alle società? E cosa rischiano?

Il salto a livello dirigenziale del calcio scommesse è avvenuto con le dichiarazioni di Masiello che mettono chiaramente in evidenza un sistema in cui a tirare i fili sono le società. La questione ora va valutata su due binari: uno è quello del processo sportivo e l'altro è quello del processo penale. Sotto il profilo del processo sportivo, con il principio della responsabilità oggettiva, ci saranno dei provvedimenti che a questo punto non potranno che essere drastici. Nel momento in cui un calciatore ammette di avere ricevuto denaro per fare un autogoal affinché la squadra avversaria si salvasse, credo che non ci sia altro da fare se non retrocedere la squadra responsabile di questo accordo. Sotto il profilo penale la questione è per certi aspetti più complicata e per altri più stimolante, perché nelle dichiarazioni messe a verbale da Masiello ci sono gli ultrà che fanno da mediazione per acquistare le partite. Questa è la prima volta in cui emerge un ruolo così importante del tifo organizzato. Ricordiamo anche la forte rivalità sportiva che esiste tra le tifoserie di Bari e Lecce. Nel caso in questione gli ultrà del Bari intervengono sui loro calciatori per favorire il Lecce, sulla carta il loro più grande avversario. In qualunque altro campionato del mondo una squadra come il Bari, già retrocesso a differenza del Lecce che rischiava, avrebbe avuto come unica soddisfazione quella di mandare in B anche i rivali. Invece non succede questo ma addirittura il contrario: gli ultrà del Bari si mettono fanno da intermediari minacciando i propri giocatori e i loro dirigenti per favorire la squadra avversaria. Teniamo presente che uno dei minacciati, il portiere del Bari nonché cittadino onorario Gillè, ha interrotto il suo rapporto con città e tifoseria andando a giocare in un'altra squadra, il Bologna. Dal punto di vista penale ci sono quindi delle novità molto interessanti. Siamo soltanto all'inizio di un percorso che porterà a identificare una vasta rete di complicità ed è importante capire che la scommessa è quasi un corollario, il problema non è tanto il risultato o l'over di una singola partita. A fine campionato, infatti, si gioca una partita ben più grossa: quella che vale decine di milioni di Euro in quanto rimanere in serie A per una squadra significa avere decine di milioni di Euro a disposizione. C'è una differenza enorme dal punto di vista finanziario.

Ma perché un calciatore, che solitamente è una persona privilegiata, finisce in queste storie?

Questo è il problema che ci poniamo dal calcio scommesse dell'80, quello con Paolo Rossi, Bruno Giordano, Beppe Savoldi e tutta una serie di grandissimi campioni, fra cui anche Richy Albertosi. Sono stati giocatori di livello ben più alto rispetto a Masiello. Le risposte possono essere tante, ovviamente c'è l'avidità, c'è il volere sempre più soldi e sempre qualcosa di più del tanto che già si ha. In questo caso credo che il discorso sia un po' più complesso. Nel momento in cui il Bari è già retrocesso, al di là della pressione finanziaria e dell'offerta economica, esiste anche un problema di minacce fisiche, di incolumità per le persone. Gli ultrà sono andati dai giocatori a dire "tu vivi a Bari, se non ti vendi questa partita ti veniamo a prendere sotto casa." E' un problema gigantesco di società di calcio che utilizzano gli ultrà come squadracce, come le loro squadracce con le quali riescono a minacciare e a ottenere determinati obiettivi. Innumerevoli sono i casi di giocatori minacciati, picchiati. Persino il pullman dell'Inter anni fa venne fermato fuori da San Siro e gli ultrà salirono a minacciare i calciatori. In Italia c'è una tolleranza pazzesca per questi gruppi delinquenziali che poi agiscono a servizio di questi interessi.

Cosa si può fare per ridare credibilità al calcio.

Sicuramente bisogna sanzionare con la massima severità questi comportamenti sotto il profilo sportivo e penale, la giustizia sportiva ha un pregio, di essere più rapida, per certi aspetti più sommaria. La giustizia sportiva avrà da lavorare molto alla fine di questo campionato. Già adesso la macchina è in movimento e quello che ci si augura è che prima del giudizio del tribunale penale, che ovviamente richiede tempi molto più lunghi, la giustizia sportiva intervenga in maniera drastica sin dal prossimo campionato. Sempre tenendo presente che le sanzioni sportive sono anche delle sanzioni economico-finanziarie che possono distruggere un club di calcio. Quindi sono assolutamente temibili. Mi auguro veramente che quello che auspica il Presidente dell'Uefa Platinì, ovvero le squalifiche a vita, non si limito ai calciatori. Se Masiello viene squalificato a vita fondamentalmente non gliene frega nulla a nessuno tranne che a lui. Qui bisogna colpire con la responsabilità oggettiva le squadre.

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