Un
Meakambut con lance e frecce fatte a mano usate per uccidere uccelli e maiali selvatici. Questo popolo è uno dei più schivi della regione del Sepik; hanno continuato a vivere nelle grotte di montagna anche quando altri gruppi si sono insediati nei villaggi di pianura. Il loro stile di vita seminomade rende difficile stabilire i confini del loro territorio.
I Meakambut
sono rimasti sconosciuti al resto del mondo fino agli anni Sessanta del secolo scorso, quando alcune spedizioni australiane iniziarono a esplorare gli impervi territori del paese. Nel 1991 l'antropologo sloveno Borut Telban trascorse una settimana nella regione e vide soltanto 11 Meakambut che vivevano nelle caverne e in rifugi primitivi. Tornato a
Papua Nuova Guinea nel 2001, non riuscì più a localizzarli. Ma gli Awim, popolo imparentato con i Meakambut, riferirono che questi ultimi erano ancora lì, da qualche parte sui monti. Meno di un secolo fa anche gli Awim erano nomadi, ma hanno preferito stabilizzarsi vicino al fiume Arafundi per aver accesso alle scuole e agli ambulatori medici.
Nella speranza di ritrovare questi ultimi bastioni di seminomadismo, l'antropologa Nancy Sullivan ha organizzato una spedizione per rintracciare i Meakambut e mappare le loro caverne.
Sullivan sta studiando le pitture rupestri della regione (in particolare le sagome delle mani tracciate sulle pareti rocciose da generazioni di abitanti delle caverne), vive a Papua da più di vent'anni e ha adottato alcuni bambini del posto. La sua équipe ha scoperto 52 Meakambut e 105 caverne a cui il popolo ha assegnato un nome, pur utilizzandone solo una ventina come rifugi. Gli studiosi hanno trovato vasi d'argilla, pugnali di osso e sagome di mani in nove caverne, e teschi umani in altre tre.
La nostra ricerca dei
Meakambut comincia a bordo di un idrovolante, che ci porta fino al bacino del fiume Sepik, la pianura alluvionale della regione nordoccidentale di
Papua Nuova Guinea. Poi ci imbarchiamo su una piroga a motore e risaliamo una serie di tributari che diventano sempre più piccoli, tanto che a un certo punto ci ritroviamo a spingere la nostra imbarcazione più che a esserne trasportati. Alla fine ci dirigiamo a piedi verso le montagne.
di Mark Jenkins fotografie di
Amy Toensing
Fonte:
Nat Geo Italia
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