Cellulare, i pregi di un uso consapevole

di Riccardo Staglianò - 12 Febbraio 2012

La tecnologia è una nostra alleata nella vita quotidiana. Ma la consapevolezza del rischio è un elemento ineludibile



Riccardo Staglianò Riporto anche qui un'intervista rilasciata a Corriere Nazionale.

Si era sentito già tutto. Ma anche il contrario di quel tutto. E poi vederle insieme, in oltre 350 pagine, fanno proprio impressione. Sono le prove della possibilità che ci sia un legame tra uso eccessivo di cellulare e tumore al cervello. Le prove della possibilità, perché la certezza non l'ha trovata neppure Riccardo Staglianò, giornalista e autore del libro Toglietevelo dalla testa, che, in giro per il mondo, ha seguito studi, ricerche, analisi che queste due cose hanno provato a legarle. Ma che il suo cellulare lo tiene ancora con sé. «Se questo rapporto esiste - spiega al nostro giornale Staglianò - lo sapremo tra qualche anno. Alcune delle persone con le quali ho parlato prevedono un'esplosione di casi attorno al 2015. Ma forse non capiterà o succederà più tardi. Come si fanno a intuire gli effetti a lungo termine di qualcosa di nuovo, che non si conosce, come l'effetto delle onde elettromagnetiche sul cervello?».

Ti ho chiesto di parlare e mi hai dato il tuo cellulare. Mi hai sorpresa.

«Si, ma poi ci siamo sentiti al fisso. Il mio cellulare è una parte di me alla quale non potrei mai rinunciare, ma che, adesso, uso con più attenzione e parsimonia. Mezz'ora al giorno è il consiglio riportato sulla maggior parte dei libretti d'istruzione dei telefonini. Con l'avvertimento di tenerlo a qualche centimetro dall'orecchio - 2,5 nel caso dei BlackBerry -. Ma chi lo fa? Quanta gente hai visto parlare col telefono lontano dall'orecchio?»

Anche perché non si sente nulla. E tu come lo usi, adesso, il cellulare?

«Con un po' di attenzione, quando non posso usare il fisso. Ho modificato il mio comportamento e, con me, anche i miei colleghi hanno adottato qualche precauzione, a partire da auricolare e viva voce, per esempio. È così facile proteggersi, che nel dubbio, tanto vale farlo».

Ci hanno detto che anche il Pc e la tv potrebbero far male.

«La differenza è che di quelli ci hanno avvisati. Noi mettiamo in atto un sacco di comportamenti autodistruttivi. Ai quali, però, non potremmo mai rinunciare. Per questo ho voluto avvertire che basta un po' di attenzione. Da questo mio "aggeggino" (il cellulare, ndr) passa una gran quantità della mia vita. E parte della mia vita professionale l'ho passata a scrivere quanto la tecnologia migliori la vita: non sono un antitecnologico. Il tema è la consapevolezza. E la domanda: perché non ci raccontano il rischio? Questo principio vale per tutto, ma ancora di più per un apparecchio che sta così tanto vicino al cervello».

Anche dei bambini: il cellulare è una concessione che si fa sempre prima.

«Troppo. Per questo è importante avvisare i genitori: per i piccoli il rischio aumenta di almeno sette volte, anche perché il cranio è più sottile. Tra le abitudini pericolose, c'è quella degli adolescenti di lasciare il cellulare sotto il cuscino: la distanza è amica. Anche perché le onde elettromagnetiche si disperdono molto velocemente. In molti Paesi ci sono leggi che vietano i cellulari ai minori se non in caso di emergenze».

Ma tu hai appena comprato un nuovo App per tuo nipote.

«Si, che usa per giocare tenendo il telefono in mano, non ci attacca l'orecchio. Credo che anche questo sia un modo per educare all'uso del cellulare. L'obiettivo del libro - e delle ricerche - è di scoraggiare l'uso del cellulare da parte dei bambini e di incoraggiarne uno consapevole agli adulti. Scegliendo il telefono fisso ogni volta che si può. Sempre più diffusa, per esempio, è l'abitudine delle giovani coppie di non mettere neppure la linea fissa e tenere in casa soltanto il cellulare. Capisci che neppure lo strandard della mezz'ora - che poteva andar bene nel 2000 - è più applicabile: in Italia abbiamo tutti il cellulare, molti di noi ne hanno più di uno. E per alcuni staccarsene solo per qualche ora è già difficile. Se il collegamento tra uso del cellulare e tumore al cervello fosse reale, tra dieci anni ci attenderebbero conseguenze disastrose».

C'è qualcuno a cui il libro non è stato gradito?

«Ci sarà certamente: con me, ancora, non si è fatto vivo nessuno».