
L'11 marzo 2004 alla
stazione Atocha di Madrid violente esplosioni provocano una strage.
Oggi la stazione è ritornata un gioiello: si accede ai binari solo con il biglietto pagato e solo dopo avere fatto passare il bagaglio sotto i metal detector.
Ad Atocha non ci sono bivacchi, non ti si avvicina la tossica che ancora ti racconta la storiella di avere bisogno di soldi per il latte per la figlia. Caffè e pasti veloci si consumano nei bar all'interno, dove si entra solo - ripeto - con il biglietto già fatto. Atocha è una stazione pensata per chi viaggia.
Sabato
2 agosto 1980 la stazione di Bologna viene sventrata da una bomba. I morti sono un'ottantina, tutti elencati nella commovente lapide commemorativa appesa nella sala d'attesa. Da allora le novità a Bologna sono state poche.
Oggi la stazione si è allargata su due piazzali, est e ovest, che non facilitano, a chi è di passaggio, l'orientamento. Il binario 6 ha un omonimo nel binario 6 piazzale est: non è raro vedere gente affannata, carica di bagagli e in ritardo, che cerca di capire dove sia il piazzale ovest. La modernità, qui come altrove, è arrivata con i televisori che accesi per ore e ore propongono a rotazione gli stessi ipnotici spot.
Anche a
Milano hanno ampliato la stazione, ma è più facile trovare la mutanda e il profumo da regalare alla zia Agata che capire su quale binario parte il treno per la destinazione X.
A Roma Termini idem. Le stazioni italiane sono state «aggiornate» a misura di consumatore.
Stazione centrale Porta Nuova di Verona, città leghista: ci si aspetterebbe di vedere ordine, pulizia, efficienza. Tutto il contrario:
obliteratrici fuori servizio, panchine prese per letti, un unico bar sempre pieno con un bagno improponibile. La stazione è ora in fase di ristrutturazione, ma il panorama esterno è ugualmente indecente.
Sporcizia e degrado: il piazzale antistante pullula di una umanità irritante. Se si è civili si tollerano in silenzio le sgomitate di rumorose africane che non stanno litigando ma solo conversando mentre salgono sull'autobus. Chi è civile gira gli occhi quando vede
un tizio che sputa per terra proprio sotto al cartello degli orari. È il silenzioso civismo di chi osserva le norme, ha rispetto per i diritti altrui e consapevolezza dei propri doveri: non si sgomita per salire sui bus, non si sputa per terra.
La Lega ha trasformato il civismo nel manifesto del razzismo padano, catturando, nella sua propaganda demagogica, anche persone che non sono razziste ma che l'hanno appoggiata perché - comprensibilmente - non sopportano i bivacchi nei treni, l'esercizio della professione più antica del mondo nei posti occupati la mattina da altri lavoratori e lavoratrici diurni.
La Lega ha fatto breccia ancora una volta sulla pancia di una parte di italiani. Ma ha fallito su tanti fronti: nonostante le intenzioni, le tasse anziché calare sono aumentate. I suoi rigurgiti violenti contro gli stranieri, lungi dall'avere risolto il problema immigrazione, hanno solo peggiorato una convivenza già difficile e reso più palpabile la tensione.
La Lega non è un enigma: ha fatto proprie alcune istanze della sinistra restando a destra. Quale destra? Il suo DNA di partito demagogico gli ha permesso di comunicare e unirsi alla fuffa mediatica di quel partito farsa che era
Forza Italia con le sue successive trasformazioni nominali.
Lo sguardo leghista è quello del miope, di chi coltiva il proprio giardinetto (ovviamente molto più verde di quello del vicino); è il ventre molle dove hanno affondato le mani, solleticandolo, altri poteri che approfittando dei clamori e degli allarmismi suscitati dalla Lega hanno fatto i propri interessi. Alla Lega qualche ministero, qualche rappresentante a Roma per rabbonirla, farle credere di avere potere. I leghisti non sono l'opposizione. Non sono una minaccia. La xenofobia più pericolosa non veste di verde. I pericoli sono altrove, nascosti in gente più raffinata e silenziosa, con contatti all'estero per programmi di più ampio respiro.