Una legge equipara la dignità artistica del traduttore a quella dell'autore. Ma molti Autori sembrano non rammentarlo. Ecco una breve nota inviata ad Alessandro Baricco, che in poche ore ha raccolto 176 firme
"Il traduttore è con evidenza l'unico autentico lettore di un testo. Certo più d'ogni critico, forse più dello stesso autore. Poiché d'un testo il critico è solamente il corteggiatore volante, l'autore il padre e marito, mentre il traduttore è l'amante."
Gesualdo Bufalino, Il malpensante, 1987
Seguo incuriosita la rubrica su la Repubblica di Alessandro Baricco sui cinquanta libri che più gli sono piaciuti negli ultimi dieci anni. A volte condivido le sue scelte, altre volte no. Mi imbatto nei libri selezionati appena entro nelle librerie, sono esposti nei punti di maggiore visibilità. Come sempre, Baricco fa trend, quindi impone delle scelte. Giro e rigiro la sua pagina e comincio a sentirmi a disagio: non trovo il nome del traduttore del libro di turno. Com'è possibile? Baricco stesso deve parte della sua fama ai suoi traduttori, come mai non si ricorda di loro, dei co-autori dei libri che tanto apprezza? Butto giù una lettera indirizzata a lui, la faccio circolare su Facebook e in poche ore raccolgo ben 175 firme. La invio alla redazione del giornale, nessuna risposta. Neppure nella puntata successiva, quella su "Anatomia di un istante" di Javier Cercas è indicato il nome del traduttore, ovvero quello di Pino Cacucci. Rimando la mail aggiornata alla redazione e aspetto.
Ancora nulla.
Vorrei ricordare a Baricco e non solo, che i recensori sono obbligati da una legge che protegge le elaborazioni creative di un'opera, "quali le traduzioni in altra lingua", e dunque equipara nel diritto la dignità artistica del traduttore a quella dell'autore.
Questa è la lettera in attesa di risposta:
Gentile Alessandro Baricco,
siamo un gruppo di lettori forti, alcuni anche professionisti della parola
scritta: scrittori e traduttori editoriali. Seguiamo la sua rubrica sui
cinquanta libri migliori che ha letto negli ultimi dieci anni, curata ma
priva di un dato essenziale, quello del nome della voce italiana degli
autori stranieri da lei tanto apprezzati.
Con rammarico abbiamo notato infatti, che nella pagina del 29 gennaio,
dedicata a "Go down, Moses" di William Faulkner (Einaudi, 2002), è
giustamente riportato il nome dell'autrice della prefazione, Nadia Fusini,
il nome dell'illustratore, Manuele Fior, e persino il copyright della foto
che la ritrae, LesAmp&rsands, ma manca completamente il riferimento al
traduttore, Maurizio Ascari.
Come ben saprà, i libri non si traducono da soli e la traduzione, che per
il traduttore significa spesso molti mesi di impegno onnicomprensivo -
intellettuale, spirituale, psicologico e anche fisico -, determina il
successo (e, purtroppo, qualche volta anche l'insuccesso) di un autore e di
un'opera nella lingua di arrivo. Il suo nome di autore sì invisibile ma
fondamentale dovrebbe accompagnare sempre quello dell'autore del testo
originale.
Certi che nel futuro terrà presente questa nostra breve nota, le auguriamo
buon lavoro.
\"Il traduttore è con evidenza l'unico autentico lettore di un testo. Certo più d'ogni critico, forse più dello stesso autore. Poiché d'un testo il critico è solamente il corteggiatore volante, l'autore il padre e marito, mentre il traduttore è l'amante.\"
\n\nGesualdo Bufalino, Il malpensante, 1987
\n\nSeguo incuriosita la rubrica su la Repubblica di Alessandro Baricco sui cinquanta libri che più gli sono piaciuti negli ultimi dieci anni. A volte condivido le sue scelte, altre volte no. Mi imbatto nei libri selezionati appena entro nelle librerie, sono esposti nei punti di maggiore visibilità. Come sempre, Baricco fa trend, quindi impone delle scelte. Giro e rigiro la sua pagina e comincio a sentirmi a disagio: non trovo il nome del traduttore del libro di turno. Com'è possibile? Baricco stesso deve parte della sua fama ai suoi traduttori, come mai non si ricorda di loro, dei co-autori dei libri che tanto apprezza? Butto giù una lettera indirizzata a lui, la faccio circolare su Facebook e in poche ore raccolgo ben 175 firme. La invio alla redazione del giornale, nessuna risposta. Neppure nella puntata successiva, quella su \"Anatomia di un istante\" di Javier Cercas è indicato il nome del traduttore, ovvero quello di Pino Cacucci. Rimando la mail aggiornata alla redazione e aspetto. \nAncora nulla. \nVorrei ricordare a Baricco e non solo, che i recensori sono obbligati da una legge che protegge le elaborazioni creative di un'opera, \"quali le traduzioni in altra lingua\", e dunque equipara nel diritto la dignità artistica del traduttore a quella dell'autore.\nQuesta è la lettera in attesa di risposta:
\n\nGentile Alessandro Baricco,
\n\n\nsiamo un gruppo di lettori forti, alcuni anche professionisti della parola\nscritta: scrittori e traduttori editoriali. Seguiamo la sua rubrica sui\ncinquanta libri migliori che ha letto negli ultimi dieci anni, curata ma\npriva di un dato essenziale, quello del nome della voce italiana degli\nautori stranieri da lei tanto apprezzati.
\n\n\nCon rammarico abbiamo notato infatti, che nella pagina del 29 gennaio,\ndedicata a \"Go down, Moses\" di William Faulkner (Einaudi, 2002), è\ngiustamente riportato il nome dell'autrice della prefazione, Nadia Fusini,\nil nome dell'illustratore, Manuele Fior, e persino il copyright della foto\nche la ritrae, LesAmp&rsands, ma manca completamente il riferimento al\ntraduttore, Maurizio Ascari.
\n\n\nCome ben saprà, i libri non si traducono da soli e la traduzione, che per\nil traduttore significa spesso molti mesi di impegno onnicomprensivo -\nintellettuale, spirituale, psicologico e anche fisico -, determina il\nsuccesso (e, purtroppo, qualche volta anche l'insuccesso) di un autore e di\nun'opera nella lingua di arrivo. Il suo nome di autore sì invisibile ma\nfondamentale dovrebbe accompagnare sempre quello dell'autore del testo\noriginale.
\n\n\nCerti che nel futuro terrà presente questa nostra breve nota, le auguriamo\nbuon lavoro.