LA SALVEZZA DEI GIORNALI PASSA DALLA RIDUZIONE DEI SUSSIDI

di Marco Cobianchi - 5 Febbraio 2012

Mentre Ciarrapico è rinviato a giudizio con l'accusa di aver truffato 45 milioni di euro alle casse dello Stato con le sue società editoriali, Ferrara lancia l'allarme per la possibile chiusura de Il Foglio a causa dei tagli al settore. Ma l'unica soluzione, per gli editori seri, è ridurre al minimo gli aiuti

LA SALVEZZA DEI GIORNALI PASSA DALLA RIDUZIONE DEI SUSSIDI


Marco Cobianchi "Nel 2010 la guardia di finanza ha indagato su una truffa, durata dal 2002 al 2007, imbastita da Nuova editoriale oggi Srl ed Editoriale Ciociaria oggi Srl che fanno capo all'imprenditore romano Giuseppe Ciarrapico. Le due società avrebbero incassato 45 milioni di finanziamenti ai quali non avevano diritto. Per Ciarrapico è stato chiesto il rinvio a giudizio". Questo è quanto ho scritto in "Mani bucate" a proposito della vicenda che ha portato, oggi, all'effettivo rinvio a giudizio di Giuseppe Ciarrapico, colpevole, secondo l'accusa, di aver truffato 45 milioni di euro alle casse dello Stato costituendo cooperative editoriali fasulle. I dettagli li potete leggere sui giornali. A me interessa qualcos'altro. Mi interessa notare che negli stessi giorni in cui Ciarrapico viene accusato di una truffa colossale, Giuliano Ferrara lancia l'allarme per la possibile chiusura de Il Foglio a causa del taglio dei fondi all'editoria, proprio quelli che, sempre secondo l'accusa, Ciarrapico avrebbe truffato.

Questo è uno dei peggiori effetti dei sussidi: quello di attirare gli imprenditori peggiori, non i migliori. Quello di alimentare induttivamente la nascita di industriali (editori, in questo caso) "mordi e fuggi", interessati solo a intascare soldi pubblici, non di creare un'impresa solida. Gli aiuti di Stato creano una classe imprenditoriale indecente, non aiutano se non in minima parte ad alimentare i progetti delle persone migliori. Nella grande maggioranza dei casi (quando non vanno sprecati) arricchiscono i peggiori.

Poi, ovviamente, ci sono le eccezioni, come, appunto Il Foglio, la cui scomparsa, comunque la si pensi, sarebbe un danno per il dibattito politico e sociale italiano. Così come sarebbe un danno anche la scomparsa del Manifesto o di Liberazione. Io, come ho già detto, sono favorevole ai sussidi all'editoria, perchè senza soldi pubblici, la delicatissima funzione della circolazione delle idee sarebbe appaltata solo a chi ha i mezzi. Però occorre ragionare e porsi una domanda: Il Foglio, che è un giornale serio e che ha il solo difetto di avere costi ancora troppo alti, avrebbe vita più tranquilla senza gli aiuti di Stato, che tengono in piedi giornali fasulli (in "Mani bucate" c'è un campionario impressionante) che drenano pubblicità e risorse dal mercato che sarebbero intercettate più agevolmente da giornali come quello di Giuliano Ferrara, oppure la sua esistenza deve essere aggrappata alle decisioni del governo di turno che può stabilire, come ha fatto in questo caso, di ridurre al lumicino le risorse destinate ai giornali?

Forse c'è una terza via: quella di ridurre al minimo gli aiuti in modo da escludere imprenditori incapaci e truffatori togliendo dal mercato chi drena risorse per progetti inconsistenti, e affidare la propria esistenza in vita quasi esclusivamente al mercato. Ecco perchè penso che la riduzione dei sussidi pubblici, sul medio termine, può rappresentare, insieme a una radicale modifica dei criteri di erogazione, una salvezza per gli editori seri. Il Foglio, anche con meno contributi pubblici, non credo che morirà mai. I giornali di Ciarrapico, sì.