POSTO FISSO: I PRO E I CONTRO

di Tito Boeri - 3 Febbraio 2012

Oggi in Italia ci sono molte asimmetrie: esistono lavoratori fortemente protetti, e altri senza alcuna tutela. Serve una riforma complessiva che permetta ai giovani di trovare occupazione

POSTO FISSO: I PRO E I CONTRO
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Tito Boeri Si sente spesso dire che a minori tutele, con riferimento all'abolizione dell'articolo 18, corrispondano maggiori opportunità lavorative. E' un'equazione corretta oppure no?

"L'ordinamento attuale obbliga il datore di lavoro ad assumere sin da subito impegni molto forti nei confronti dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato, come ad esempio il risarcimento monetario, pari a diversi mesi di paga, da rendere al lavoratore nel caso in cui il licenziamento venisse ritenuto senza giusta causa. Questo, da un lato è un forte deterrente per il datore di lavoro ad assumere il personale fin da subito con un contratto a tempo indeterminato, dall'altro si traduce in un incentivo ad assumere con dei contratti temporanei.
Il problema è che si creano delle asimmetrie, per cui da una parte ci sono dei lavoratori fortemente protetti, dall'altra dei lavoratori che non sono tutelati affatto, per cui bisogna intervenire su queste asimmetrie e cercare di costruire dei percorsi che comprendano una crescita graduale delle tutele, in modo da garantire una forma di protezione anche a chi entra e ha dei percorsi lavorativi relativamente brevi."

Qualora si decidesse di abolire l'art. 18, non si dovrebbero prevedere contesualmente nuovi, o diversi, ammortizzatori sociali per i lavoratori italiani?

"Penso che una riforma degli ammortizzatori sociali in Italia sia comunque necessaria: gli strumenti attuali sono assolutamente iniqui perché coprono una quota limitata di lavoratori, hanno delle differenziazioni in base alla dimensione di impresa o al settore di appartenenza che non hanno ragione d'essere e lasciano fuori molti lavoratori con delle carriere lavorative relativamente brevi, soprattutto i lavoratori temporanei e parasubordinati. Bisogna assolutamente allargare la copertura degli ammortizzatori sociali, che oggi riguarda davvero una minoranza di coloro che perdono il posto di lavoro."

E' corretto fare un confronto con altri Paesi, in cui l'art.18 non esiste, oppure la realtà italiana ha una sua specificità che, in qualche modo, legittima la presenza di una maggiore protezione per i lavoratori?

"In effetti sono davvero pochi Paesi che prevedono la reintegrazione sul posto di lavoro in caso di licenziamento senza giusta causa, in genere viene lasciata la facoltà al datore di lavoro di scegliere tra la reintegrazione e la compensazione monetaria, mentre in Italia può venire imposta proprio la reintegrazione del lavoratore, sebbene nella maggior parte dei casi prevalga anche da noi la compensazione monetaria. È quindi per certi aspetti una caratteristica del nostro ordinamento, cui corrisponde ancora una volta la presenza di asimmetrie molto forti di trattamento tra diverse tipologie di lavoratori e di imprese. Ricordiamoci, ad esempio, che il reintegro non si applica nelle imprese con meno di 15 dipendenti, che dunque sono state escluse dall'applicazione di questa norma, perché questo poteva effettivamente costituire un ostacolo molto forte al loro operato."

I dati Istat certificano l'aumento della disoccupazione giovanile. In ragione di questo, secondo alcuni osservatori, tra pochi anni non saremo più in grado di far fronte alla spesa sociale, previdenziale e alla crescita. Come si concilia un simile scenario con la riforma del mercato del lavoro?

"La riforma deve servire proprio per permettere ai giovani di entrare nel mercato del lavoro dalla porta principale, con versamenti contributivi che siano pari a quelli di tutti gli altri lavoratori, e per dare maggiore stabilità agli impieghi, creando sin da subito delle tutele che impediscano alle imprese di 'usare' i lavoratori come una specie di valvola di sfogo cui ricorrere quando si vogliono ridurre gli organici o si ha bisogno di risparmiare sul costo del lavoro. Dunque, come proponiamo nel libro "Le riforme a costo zero", l'idea è quella di avere un percorso verso la stabilità, e quindi di dare anche una maggiore certezza futura sui livelli previdenziali. Il problema che sta di fronte a molti giovani, infatti, non è legato al passaggio al regime contributivo, l'unico in grado di rendere sostenibile nel tempo il nostro sistema previdenziale, bensì al funzionamento del mercato del lavoro che oggi porta tutte queste persone ad avere delle carriere lavorative molto brevi, ad avere contratti in cui vengono pagati contributi previdenziali più bassi che negli altri. Questo vuol dire avere dei salari molto bassi e anche pensioni molto basse."

Come legge la situazione dal punto di vista delle imprese?

"Oggi in Italia andrebbe sicuramente rivisto il sistema degli aiuti, delle agevolazioni fiscali che le imprese ricevono, che è molto selettivo e crea forti distorsioni. Nel lungo termine, sarebbe nell'interesse delle stesse aziende fare un'operazione di analisi profonda del sistema degli aiuti."



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