
"Una volta tanto stiamo dalla parte dei genitori" disse Martone: ma siamo sicuri?
Questo è l'estratto di un articolo pubblicato l'11 maggio 2010 da
Michel Martone, il viceministro ormai noto per le sue affermazioni sugli studenti 'sfigati'.
"...Eppure la scelta non dipende solo dall'università e dal titolo di studi, spesso sono il contratto di lavoro interinale o a tempo parziale che non permettono l'indipendenza economica. Inoltre nel nostro Paese, e lo stesso vale per la Spagna, il welfare è affidato alle famiglie e il mercato immobiliare è meno flessibile e più caro complicando ulteriormente la vita di chi anche volendo non riesce così ad andarsene da casa. Detto ciò se quei ragazzi a quarant'anni ancora non hanno un contratto di lavoro, sono disoccupati o, peggio, sono ancora nel labirinto della precarietà, oppure se stanno facendo decollare la loro impresa ma non riescono ad ottenere un mutuo perché hanno esistenze precarie, consiglieremmo ai genitori di dare loro una mano visto che gli affitti delle case sono quello che sono e di questi tempi trovare lavoro non è facile."
Sono la mamma di uno dei quei "ragazzi di quarant'anni", giornalista professionista Partita IVA e vorrei, anche io, dire la mia, visto che faccio parte di quella schiera di genitori ai quali Martone consiglia di dare una mano ai propri figli e mio figlio è tra quelli che, secondo quanto affermato dal Prof. Monti, dovranno abituarsi a non avere
un "monotono" lavoro a tempo indeterminato.
Appartengo alla "fortunata" generazione dei lavoratori col posto fisso. Dopo aver lavorato per soli 35 anni nella stessa azienda, mio primo e unico impiego, sono ora in pensione. Mio marito ha seguito un percorso lavorativo simile al mio e oggi percepiamo
due pensioni "decorose" di 1500 e 1800 euro mensili netti (che rientrano, quindi, tra quelle la cui indicizzazione è stata bloccata per due anni, poi si vedrà...). Grazie ai nostri lavori a tempo indeterminato
abbiamo potuto acquistare la casa nella quale viviamo, con qualche sacrificio, certo, ma senza bisogno di aiuti.
Ed eccoci all'acqua, come si dice a Firenze: nostro figlio ha quasi 39 anni e, come ho già detto è un giornalista P.I., quindi
precario a pieno titolo. Alla fine del mese riesce a "raccattare" circa 1500 Euro e, tutto sommato, non gli va troppo male visto il reddito medio dei suoi colleghi. Circa la metà di quello che guadagna serve per far fronte alla rata del mutuo (ottenuto con la nostra garanzia) e, con quello che rimane deve pagare le bollette, il condominio, i contributi INPGI e...vivere.
Nel lontano 1972, quando ci siamo sposati, mio marito e io avevamo in programma di fare almeno tre figli ma, lavorando ambedue a tempo pieno e non avendo a disposizione strutture adeguate dove "parcheggiare" (si dice ancora così?) la prole, ci siamo fermati a uno.
E meno male, diciamo oggi! Meno male perché con le nostre, sicuramente ancora per poco, decorose pensioni
siamo in grado di aiutare il nostro unigenito figlio (se fossero stati tre...meglio non pensarci).
E veniamo al nocciolo: i timori, le ansie, anzi le vere e proprie paure dei tanti genitori che vivono situazioni come la nostra (e anche peggiori) nel contesto economico e sociale che si è venuto a creare. Sono tante queste paure e ci portano a chiederci:
"ma se ci succede qualcosa, a noi, lui come farà ad andare avanti?"
Cercando di sdrammatizzare dico a mio marito che noi, almeno per il momento,
non ci possiamo permettere di ammalarci e meno che mai di morire perché dobbiamo "portare a casa la pensione". Ma il tempo passa veloce, la crisi invece resta e prima o poi tutti ce ne andiamo: mi auguro allora, quando giungerà il momento, di fare una partenza rapida, soprattutto a costo zero e possibilmente in coppia, almeno così
nostro figlio potrà disporre della nostra casa per avere ancora un po' di "ossigeno" (sempre che riesca a venderla o ad affittarla!).
Una mamma che dà una mano