EQUITALIA MANDI GLI ISPETTORI IN PARLAMENTO

di Paolo Bracalini - 1 Febbraio 2012

La Guardia di Finanza si divertirebbe a spulciare nei libri contabili dei partiti, perché tutti i bilanci sono approvati da una persona, che spesso è il leader del partito, e che dunque si firma il bilancio da solo. E poi i partiti non pagano le tasse sugli immobili di proprietà

EQUITALIA MANDI GLI ISPETTORI IN PARLAMENTO
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Paolo Bracalini Lusi, ex tesoriere della Margherita ed oggi senatore del Partito Democratico, ha ammesso la sottrazione di 13 milioni di euro di rimborsi elettorali, e dunque di soldi pubblici, dalle casse del partito. Il partito ne ha preso le distanze, e lo ha espulso dal proprio Gruppo in Senato.
Secondo Lei, se un politico ruba denaro pubblico, avendone ampia disponibilità poiché occupa una posizione privilegiata, non dovrebbe subire la confisca dei beni, come si fa con i mafiosi?


"Se stiamo alla legge non è così, perché il tesoriere di un partito è semplicemente l'amministratore di un'associazione privata, come può esserlo il Segretario del circolo del tennis o degli amici della birra. I partiti, dal punto di vista giuridico, non hanno niente di diverso da queste associazioni culturali private, con la differenza, però, che prendono mezzo miliardo di Euro di rimborsi elettorali ogni volta che votiamo.
E' questo il problema di fondo: non essendo soggetti pubblici, i partiti non sono soggetti alle leggi che riguardano, ad esempio, gli enti pubblici, alla giurisdizione della Corte dei Conti e anche al Codice Penale che punisce i reati contro la pubblica amministrazione. Luigi Lusi, infatti, non è accusato di peculato che è un reato molto grave, punito fino a 10 anni di reclusione, ma soltanto di appropriazione indebita che è una cosa molto più lieve; solo il partito, infatti, può accusarlo di avere fatto una cosa indebita, ma non è punibile dal punto di vista penale.
Questo è il paradosso: se a sottrarre dei soldi fosse il tesoriere di un Comune si configurerebbe un reato grave contro il denaro pubblico e i soldi dei contribuenti, mentre se il tesoriere di un partito prende 13 milioni di Euro, che sono sempre soldi nostri, quello stesso reato non è configurabile, perché una volta che diamo i soldi ai partiti diventano cosa loro e ci fanno quello che gli pare. Questo è un meccanismo inquietante, distorto, che bisognerebbe correggere, ma non so quanta voglia abbiano i partiti di farlo. Non è la prima volta che emerge un fatto del genere, ma se ne parla per due giorni e poi rimane tutto come prima."

Nel suo libro "Partiti S.p.A.", edito da Ponte alle Grazie, Lei spiega che i controlli sui bilanci dei partiti sono pressoché impossibili, e che la maggior parte di essi risulta irregolare o parziale, come dimostra il documento inedito del Collegio dei revisori dei conti della Camera...

"Quasi ogni anno i partiti presentano dei bilanci che almeno nella metà dei casi hanno delle omissioni, che risultano privi di documentazione che sarebbe obbligatorio presentare, sono irregolari, dichiarano delle voci che non corrispondono a quelle che poi risultano alla tesoreria della Camera dei Deputati. Insomma, fanno dei bilanci "gruviera", pieni di buchi, di punti oscuri, ma lo fanno tranquillamente perché sanno benissimo di non rischiare niente. L'organismo che può controllare i rendiconti dei partiti, ovvero il Collegio dei Revisori dei Conti della Camera formato da 5 tributaristi nominati dai Presidenti di Camera e Senato, nella sua relazione annuale scrive sempre testualmente: 'noi non possiamo, in base alla legge, verificare la corrispondenza tra le spese dichiarate e le spese sostenute'. Questo vuol dire che se un partito dichiara di aver speso 200 mila Euro per ristrutturare la sua sede, i revisori non possono chiedere prova di questa spesa: me lo ha confermato in un'intervista per il libro uno dei tributaristi che compongono il Collegio. Dunque, non possiamo sapere se i soldi vengono spesi effettivamente come affermano i partiti, oppure se sono stati usati in un altro modo; poi ogni tanto scopriamo che i tesorieri o altri tra i pochissimi che dentro i partiti amministrano le risorse, magari hanno comprato casa in centro a Roma con i soldi del partito, che alla fine sono soldi nostri. E' un meccanismo completamente sbagliato."

Ci sono una serie di trucchi usati dai partiti per non pagare. A partire dalla creazione di Fondazioni, che ogni partito o corrente di partito possiede...

"Si, anche quello è un trucco, perché le fondazioni non fanno capo ai partiti, ma a dei singoli politici. Ce ne sono ormai una novantina di fondazioni cosiddette think tank, che fanno da base per la propaganda di un singolo deputato, di un capo corrente, sostenendosi grazie a finanziamenti e donazioni di privati. In passato, Ugo Sposetti, deputato del Pd ed ex tesoriere del Pc, aveva proposto di dare ogni anno 180 milioni di Euro dei rimborsi elettorali alle fondazioni culturali, ma è stato sommerso da una serie di proteste anche all'interno del suo partito, per cui la sua proposta, fortunatamente, non è passata.
Tuttavia, mentre i partiti hanno l'obbligo parziale di dichiarare chi li finanzia, per le fondazioni questo obbligo non c'è, quindi un politico può farsi il suo orticello di finanziatori, di lobbisti che gli danno un sacco di soldi senza che nessuno sappia chi sostiene, ad esempio, la fondazione di D'Alema, quella di Cicchitto, quella di Quagliarello o quella di Gianfranco Fini. Spesso bisogna aspettare le inchieste della Magistratura per sapere che, ad esempio, la Fondazione Italianieuropei, che fa capo a Massimo d'Alema, aveva una parte degli stessi finanziatori della fondazione "Fare metropoli" di Filippo Penati, coinvolto in una vicenda piuttosto grave di tangenti. Ci vorrebbe un po' di trasparenza."

In questi giorni il fisco sta attenzionando esercizi commerciali, imprese, conti correnti. Non sarebbe utile, alla luce di quanto emerge, mandare gli ispettori anche in Parlamento?

"Sarebbe molto utile, perché secondo me ne scoprirebbero veramente tante. Un esempio: i cittadini sono costretti a pagare la nuova tassa sugli immobili, l'Imu, mentre i partiti, che pure ne possiedono moltissimi, non solo non pagano alcuna tassa sugli immobili che hanno, ma in più riescono, con dei trucchi contabili, a mettere nei bilanci un valore catastale di questi immobili che è di 10 o più volte inferiore rispetto al valore reale, per avere delle rendite catastali più basse. Secondo me la Guardia di Finanza si divertirebbe a spulciare nei libri contabili dei partiti, perché tutti i bilanci sono sostanzialmente approvati da una persona, che spesso è il leader del partito, che dunque si firma il bilancio da solo, se lo approva senza un verbale, senza un'assemblea che discuta su come sono stati usati i soldi, come dovrebbe essere in un'associazione.
Possiamo immaginare che tipo di trasparenza ci possa essere in un organismo che approva un bilancio spesso di svariati milioni di Euro con la firma di una sola persona. E' una situazione veramente incredibile."



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