IL DRAMMA DELLA CONCORDIA E I LUOGHI COMUNI

di Carlotta Zavattiero - 28 Gennaio 2012

L'entusiasmo acritico nei confronti del capitano De Falco ha mostrato come ormai si ragioni con la pancia e non con la testa. E il comandante Schettino ha contribuito a diffondere anche all'estero un'immagine di italiano che non ci fa onore. Comportamenti che rafforzano e sedimentano i pregiudizi

IL DRAMMA DELLA CONCORDIA E I LUOGHI COMUNI


Carlotta Zavattiero Il naufragio della Costa Concordia è diventato simbolo di tanti difetti del nostro paese: il capitano Francesco Schettino che dice va tutto bene mentre la nave affonda, ha ricordato al comico Maurizio Crozza e non solo a lui qualche triste figura di politico nostrano; l'entusiasmo acritico del popolo della rete e non solo per il capo della sezione operativa della Capitaneria di Porto di Livorno, Gregorio De Falco, ha mostrato come ormai si ragioni con la pancia e non con la testa. Si è speso per lui persino Aldo Grasso su un editoriale del Corriere della Sera: «Grazie capitano De Falco, il nostro Paese ha estremo bisogno di gente come lei», 18 gennaio. De Falco è stato da altri impropriamente definito «eroe»: ha solo alzato la voce e nemmeno è stato ascoltato. Ha semplicemente fatto il proprio dovere, ma tanto bastava per suscitare l'entusiasmo di noi poveri sfiniti, esausti italiani.
Mancava qualcosa che completasse il dramma che riusciamo sempre a trasformare in un logorroico pettegolezzo di basso livello. La fortuna non si è fatta attendere. Ormai assuefatti alle feste e ai divertimenti di chi guida, il paese o una nave non importa, siamo stati accontentati anche questa volta.
Ed è arrivata Domnika Cemortan, ex ballerina moldava con passaporto rumeno, ex dipendente della Costa Crociere. Dopo il naufragio la giovane fanciulla, velocemente rimpatriata, non ha perso tempo e ha rilasciato una prima intervista alla televisione rumena. Non occorre una laurea in psicologia per decifrare certi curriculum: la ragazza ha capito che è il momento di cavalcare l'onda, l'occasione per una celebrità impensabile e improvvisa. E così ha difeso a spada tratta il capitano con evidenti incoerenze logiche, banalità che solo un ingenuo addurrebbe come prova («Non sono l'amante», perché certo lo ammetterebbe; «il capitano è un uomo fedele, mi ha mostrato le fotografie della sua famiglia», bastasse questo...).
Anche un passeggero tedesco, inizialmente conteggiato fra i dispersi, è rimpatriato a velocità della luce. Lo davano per morto quando era al sicuro in Germania. Non si è nemmeno curato di avvisare chicchessia di essere sano e salvo, vivo e vegeto in patria. Probabilmente non metterà nemmeno più piede in Italia. Come dargli torto?
Soffermiamoci su una questione minima: i luoghi comuni. Sono le opinioni diffuse, non necessariamente vere, ma talmente ricorrenti e familiari da risultare ovvie. Espressi da locuzioni come «italiani mafiosi», «albanesi puttane», «marocchini violentatori», «veneti polentoni» e via dicendo. Alcune di queste locuzioni sono davvero brutte, evidenti sintomi di ignoranza e pregiudizi. Ma attenzione. Per due ragioni. La prima: il comportamento quotidiano di un popolo o di un gruppo perpetua, rafforza e sedimenta pregiudizi che poi sono sempre più difficili da erodere e sradicare. La seconda: forse nei luoghi comuni c'è un fondo di verità. Fra i dispersi della nave risulterebbe uno sparuto gruppetto di cittadini tedeschi. Colpisce il fatto che siano un gruppetto. Pensiamo a come può essere andata, nella tragica ipotesi che siano tutti morti. In una nave ci sono due turni di cena. Loro, i tedeschi, mangiano al primo turno, tornano ordinati e sereni nelle loro cabine.
Probabilmente sono semi addormentati quando sentono gli altoparlanti: «Restate fermi, va tutto bene». Prestano sì attenzione, ma poi si tranquillizzano. Ha parlato il capitano della nave e il capitano ha detto che va tutto bene. Si riaddormentano. Ma per sempre. Si sono fidati dell'autorità perché da loro in Germania, se un capo parla ha l'autorevolezza per farlo: lo si ascolta e si obbedisce.
Perché magari il capo è una persona seria. Angela Merkel, persino di fronte a un uomo come Mario Monti, alla fine ci ha dato il benservito: «Niente soldi, l'Italia ce la può fare da sola». Scaricati senza tanti complimenti. I tedeschi hanno capito la nostra psicologia. Nemmeno ci sgridano più: siete bravi, siete in gamba, ce la fate da soli. Suona quasi come «la ragione che si dà ai matti». E il capitano Schettino ha contribuito, più di tutte le altre bravissime persone che poi per la cialtroneria di uno hanno messo a repentaglio la propria vita, a diffondere anche all'estero un'immagine di italiano che non ci fa onore. Se i turisti tedeschi della Concordia avessero dato retta a quello che si dice di noi altrove, forse si sarebbero salvati. Grazie, Capitano.