L’istituzione di giornate come quella di oggi, se interiorizzate, crea cultura, fortifica la memoria collettiva contribuendo al progresso civile
Si celebra oggi per l'undicesimo anno consecutivo la Giornata della Memoria. Con una legge del luglio 2000 l'Italia ha ufficialmente aderito alla proposta internazionale di fare del 27 gennaio la data simbolo in ricordo delle vittime del nazionalsocialismo, del fascismo, dell'Olocausto e di quanti, a rischio della propria vita, hanno protetto i perseguitati. L'evento che si vuole ricordare risale a sessantasette anni fa: l'arrivo, il 27 gennaio 1945, delle truppe sovietiche dell'Armata Rossa alla città polacca di Auschwitz, con la conseguente scoperta del campo di concentramento e la liberazione dei prigionieri superstiti. La chiusura del campo non fermò le violenze della guerra. E altri massacri si sono ripetuti altrove, decenni dopo, in Serbia o Bosnia-Erzegovina per esempio.
Qual è il senso di celebrare oggi una giornata come questa? Come riempire di contenuto educativo, civile ed emozionale fatti che molti di noi non hanno vissuto in prima persona? Esiste il rischio che la Giornata della Memoria sia solo un'altra effimera occasione da dare in pasto a media affamati, un momento destinato a cadere nel dimenticatoio in cui languono tante altre giornate come quella del malato, della donna, dell'Aids, della lotta antifumo? La narrazione della Grande Storia oggi si mescolerà a circoscritti fatti di cronaca, politica, economia. Gli interventi di un rabbino, di uno storico o di una sopravvissuta si alterneranno alla pubblicità di dentifrici, automobili, detersivi, assicurazioni. Nel magma di notizie, spesso puro chiacchiericcio mediatico, in cui siamo quotidianamente invischiati, ha senso una giornata dedicata al ricordo dell'Olocausto? La memoria è un'attività misteriosa che può procedere anche per sconnessioni solo apparentemente illogiche. È quanto in letteratura Marcel Proust ha descritto nel suo capolavoro iniziato nel 1909, Alla ricerca del tempo perduto: le giornate di infanzia del protagonista riemergono dopo anni assaporando una madeleine.
Altro esempio di sconnessione della memoria: quanti, in attesa di salire su un Eurostar o un regionale, sulla banchina di una stazione, al passaggio di un treno merci associano quello sfrecciare all'immagine di vagoni simili stipati all'inverosimile di giovani, donne, uomini, bambini, vecchi e anziane, portati a morire ignari dell'atroce destinazione durante la Seconda Guerra mondiale? Viaggiavano tutti senza biglietto: il prezzo del viaggio era la vita. L'istituzione di giornate come quella di oggi, se interiorizzate, crea cultura, fortifica la memoria collettiva contribuendo al progresso civile. La Storia procede a cicli e sono pochi gli uomini che nel bene o nel male fanno fare dei balzi all'umanità. Il continuum storico è definito da un protagonista dalle minime variabili identitarie: la massa, i cui bisogni e reazioni cambiano poco nel flusso ininterrotto del tempo. Quando la sorte di singoli individui destinati a segnare la Storia s'incastra con il sostrato culturale di una massa pronta ad accoglierlo, possono accadere immani tragedie collettive come quella della Seconda Guerra mondiale che ha fatto emergere la banalità del male di interi popoli.
Il bombardamento mediatico di oggi sarà simile a una semina. Ne nasceranno germogli che all'improvviso e inaspettatamente faranno ricordare, anche a maggio, dicembre o luglio qualcosa che potrebbe accadere ancora, dovunque e a chiunque; qualcosa che è stato e non deve essere ripetuto. Per semplice associazione e potrà bastare lo sferragliare di un treno.
\n\nSi celebra oggi per l'undicesimo anno consecutivo la Giornata della Memoria. Con una legge del luglio 2000 l'Italia ha ufficialmente aderito alla proposta internazionale di fare del 27 gennaio la data simbolo in ricordo delle vittime del nazionalsocialismo, del fascismo, dell'Olocausto e di quanti, a rischio della propria vita, hanno protetto i perseguitati. L'evento che si vuole ricordare risale a sessantasette anni fa: l'arrivo, il 27 gennaio 1945, delle truppe sovietiche dell'Armata Rossa alla città polacca di Auschwitz, con la conseguente scoperta del campo di concentramento e la liberazione dei prigionieri superstiti. La chiusura del campo non fermò le violenze della guerra. E altri massacri si sono ripetuti altrove, decenni dopo, in Serbia o Bosnia-Erzegovina per esempio.
\nQual è il senso di celebrare oggi una giornata come questa? Come riempire di contenuto educativo, civile ed emozionale fatti che molti di noi non hanno vissuto in prima persona? Esiste il rischio che la Giornata della Memoria sia solo un'altra effimera occasione da dare in pasto a media affamati, un momento destinato a cadere nel dimenticatoio in cui languono tante altre giornate come quella del malato, della donna, dell'Aids, della lotta antifumo? La narrazione della Grande Storia oggi si mescolerà a circoscritti fatti di cronaca, politica, economia. Gli interventi di un rabbino, di uno storico o di una sopravvissuta si alterneranno alla pubblicità di dentifrici, automobili, detersivi, assicurazioni. Nel magma di notizie, spesso puro chiacchiericcio mediatico, in cui siamo quotidianamente invischiati, ha senso una giornata dedicata al ricordo dell'Olocausto? La memoria è un'attività misteriosa che può procedere anche per sconnessioni solo apparentemente illogiche. È quanto in letteratura Marcel Proust ha descritto nel suo capolavoro iniziato nel 1909, Alla ricerca del tempo perduto: le giornate di infanzia del protagonista riemergono dopo anni assaporando una madeleine.
\nAltro esempio di sconnessione della memoria: quanti, in attesa di salire su un Eurostar o un regionale, sulla banchina di una stazione, al passaggio di un treno merci associano quello sfrecciare all'immagine di vagoni simili stipati all'inverosimile di giovani, donne, uomini, bambini, vecchi e anziane, portati a morire ignari dell'atroce destinazione durante la Seconda Guerra mondiale? Viaggiavano tutti senza biglietto: il prezzo del viaggio era la vita. L'istituzione di giornate come quella di oggi, se interiorizzate, crea cultura, fortifica la memoria collettiva contribuendo al progresso civile. La Storia procede a cicli e sono pochi gli uomini che nel bene o nel male fanno fare dei balzi all'umanità. Il continuum storico è definito da un protagonista dalle minime variabili identitarie: la massa, i cui bisogni e reazioni cambiano poco nel flusso ininterrotto del tempo. Quando la sorte di singoli individui destinati a segnare la Storia s'incastra con il sostrato culturale di una massa pronta ad accoglierlo, possono accadere immani tragedie collettive come quella della Seconda Guerra mondiale che ha fatto emergere la banalità del male di interi popoli.
\nIl bombardamento mediatico di oggi sarà simile a una semina. Ne nasceranno germogli che all'improvviso e inaspettatamente faranno ricordare, anche a maggio, dicembre o luglio qualcosa che potrebbe accadere ancora, dovunque e a chiunque; qualcosa che è stato e non deve essere ripetuto. Per semplice associazione e potrà bastare lo sferragliare di un treno.