Referendum: oltre la delusione l'azione politica

di Paolo Giaretta - 12 Gennaio 2012

Una decisione conservatrice dal punto di vista tecnico e prudente da quello politico. Ma il discredito delle istituzioni e dei partiti è tale che sarebbe irresponsabile e suicida andare alla prova elettorale con lo status quo



Paolo Giaretta
La delusione naturalmente c'è tutta. Avevo sperato in un esito diverso della decisione della Corte Costituzionale. Però non si fa politica solo con i sentimenti. Questa è la decisione della Corte che dobbiamo rispettare. Certo non facendo come Berlusconi con i giudici della Corte tutti comunisti quando non gli piacevano le decisioni. Di Pietro esattamente come Berlusconi nelle offese ai giudici della Corte e nelle offese al capo dello Stato.

Diciamo così: una decisione conservatrice dal punto di vista tecnico e prudente da quello politico. Parlando con tanti amici costituzionalisti mi ero fatto l'idea che vi fossero buoni argomenti pro e buoni argomenti contro. Evidentemente è prevalsa la posizione di quelli che non volevano una così forte innovazione nelle decisioni della Corte: riconoscere il principio della "risurrezione" della legge precedente. Forse anche una prudenza politica nell'introdurre una decisione gravida di conseguenze politiche, rimettendo la palla al parlamento. Vedremo le motivazioni, intanto bisogna agire subito.

Il discredito delle istituzioni e dei partiti è tale che sarebbe irresponsabile e suicida andare alla prova elettorale del rinnovo delle Camere con lo status quo. Ci sarebbe una autentica rivolta, con il rifiuto del voto, scelte estremiste, ulteriore disprezzo della politica.

Occorre che il Parlamento si renda protagonista di una riedificazione della buona politica, con coraggiose iniziative riformatrice su 3 campi:

La riforma del Parlamento: Camera legislativa e Camera delle regioni, superando il bicameralismo perfetto e per questa via la consistente riduzione del numero dei parlamentari: si sono creati rispetto ai tempi della costituente altri robusti luoghi di rappresentanza (regioni ed Europa) ed uno spostamento dalle funzioni legislative a quelle amministrative.

La riforma naturalmente della legge elettorale, dando espressione alla volontà presente nel paese e manifestatasi con le firme alla proposta di referendum: in direzione di restituire il potere di scelta dei parlamentari ai cittadini e di una stabilità delle maggioranze parlamentari scelte dall'elettorato.

Una riforma del potere locale, sfrondando gli eccessi di livelli amministrativi (quartieri, comuni, comunità montane, province, regioni, ed una miriade di enti intermedi e di servizio sono veramente troppi): alleggerendo la burocratizzazione delle regioni ed il neocentralismo regionale, valorizzando i comuni e la loro capacità di aggregazione nella gestione dei servizi, per me abolendo le province, semmai mantenendole come ente di secondo livello.

Questo è il compito che non possiamo declinare come parlamentari se vogliamo prevenire un ulteriore slittamento verso una sfiducia foriera di ogni avventura populista ed autoritaria.

La decisione della Corte rafforza questo dovere, guai a non esserne all'altezza.

PaoloGiaretta.it