Quali saranno i fatti più eclatanti del 2012 sotto il profilo economico?
"Il 2012 sarà ricordato nelle cronache della storia finanziaria come
uno degli anni più turbolenti e anche più anomali per le problematiche che si ripercuoteranno durante il corso dei mesi, a fronte dell'ancora irrisolta crisi del debito sovrano.
La recente volontà della Bce di supportare le quotazioni dei governativi dei paesi in difficoltà con una politica monetaria volta a contenere gli oneri di indebitamento dei paesi, dovrebbe portarci a
una stabilizzazione almeno del quadro macroeconomico delle principali variabili.
Pertanto ci troveremo con un costo di rifinanziamento tutto sommato contenuto (già nei giorni scorsi abbiamo avuto le prime conseguenze sulle
nuove aste in scadenza), a fronte del quale potrebbero scaturire ondate inflazionistiche di cui beneficerebbero proprio gli Stati. Storicamente questa è una delle
exit strategy che sempre è stata implementata:
inflazionare il sistema con la finalità di far uscire dalla problematicità i grandi debitori, che in questo momento sono gli Stati, con il fine di preservare sia l'Unione monetaria sia l'esistenza stessa dell' Unione Europea."
Nel 2012 ci aspettano ulteriori episodi di difficoltà e turbolenza finanziaria?
"Nel 2012, soprattutto verso la fine, assisteremo a un fenomeno che di fatto è già presente: la fine di questo mondo, ovvero
il declino delle economie occidentali nei confronti di quelle che fino a qualche tempo fa venivano considerate economie emergenti e che oggi in realtà sono le vere locomotive trainanti dell'economia planetaria. Entro i prossimi 10 anni il nostro Paese sarà proiettato dalla settima posizione in
classifica mondiale a oltre la quindicesima. Ci sarà un vero e proprio turnover: economie che fino a 20 anni fa venivano osannate, studiate nei libri di storia economica, come grandi artefici della produzione di benessere e ricchezza a loro volta
saranno scavalcate in classifica da paesi che adesso stanno implementando modelli di sviluppo economico molto più sostenibili, in quanto tendono a proteggere maggiormente le attività imprenditoriali e a incentivare l'attività imprenditoriale in loco, escludendo
il diktat globalizzante fino a oggi sempre imposto alle vecchie economie occidentali."
Ci saranno delle economie fallite? L'Italia potrebbe essere tra queste?
"Al nostro Paese possiamo augurare di uscire da questo momento di forte tensione, nella consapevolezza che
l'attuale esecutivo sta implementando delle riforme volte a risanare i conti pubblici dell'amministrazione. Pertanto l'Italia dovrebbe poter registrare un miglioramento qualitativo sui costi di mantenimento delle amministrazioni pubbliche; questo purtroppo non coinciderà con una maggiore spinta propulsiva dell' economia che anzi
subirà una battuta d'arresto, un notevole rallentamento sia sul piano produttivo sia sul piano economico.
Ciò in ragione dei sacrifici che la popolazione è chiamata a sopportare:
l'aumento della tassazione,
la tensione finanziaria che andrà a colpire la gran parte dei flussi e dei trasferimenti economici,
l'aumento della disoccupazione. Tutti questi elementi porteranno il nostro Paese a subire passivamente questa sorta di
metamorfosi economica che lentamente ci porterà a diventare
un Paese in via di sottosviluppo. Secondo la maggior parte degli analisti indipendenti, queste sono le aspettative per i prossimi anni non solo per l'Italia, ma anche per altre economie occidentali con dei driver di crescita tutto sommato ormai molto modesti."
L'Europa reggerà? Cosa succederebbe se dovesse implodere?
"
L'Europa dovrebbe riuscire a tamponare, a mitigare le problematiche strutturali che oggi la contraddistinguono, abbassando l'attenzione finanziaria sui mercati, facendo diminuire possibilmente la loro attività, a fronte di una politica monetaria della Bce molto accondiscendente nei confronti degli Stati periferici in osservazione finanziaria e i gruppi bancari oggetto di operazioni di salvataggio o di soccorso finanziario.
L'auspicio è che l'Europa possa continuare ad esistere sia dal punto di vista politico sia dal punto di vista monetario, in quanto
una sua dipartita avrebbe conseguenze deleterie per tutta l'economia planetaria. Qualora l'Unione Europea dovesse subire una battuta d'arresto oppure andare incontro a un processo di disgregazione, ci troveremmo a patire delle conseguenze inimmaginabili sul piano finanziario, economico, produttivo nonché sociale."