Diritti umani: le buone notizie a lungo attese

di Riccardo Noury - 1 Gennaio 2012

Il 2011 annovera successi e traguardi significativi sul piano dei diritti umani. Ma resta ancora molto da fare. Con questo spirito costruttivo occorre aprire il nuovo anno



Riccardo Noury
Quando si dice che in un anno tanto può cambiare.
E il 2011 annovera di certo successi e traguardi significativi sul piano dei diritti umani.
Talvolta bisogna attendere a lungo e forse proprio questa "leggerezza dei tempi" costituisce lo stimolo per milioni di attiviste e attivisti che ogni anno nel mondo lottano per ricevere poi le buone notizie.
È anche grazie a loro che oggi possiamo contare un numero sempre più alto di dissidenti politici liberati, molti dei quali adottati da Amnesty International.
Ma andiamo con ordine.
Nel mese di gennaio in Tunisia sono stati liberati tutti i prigionieri politici e di coscienza.
Figure come il giornalista Fahem Boukadous, già prigioniero di coscienza tra il 1999 e il 2001 e l'attivista Hassan Ben Aldallah, entrambi arrestati in relazione alle proteste scoppiate nella regione meridionale di Gafsa, nel 2008 e condannati a quattro anni di carcere al termine di un processo iniquo.
Solo tra febbraio e marzo, da Cuba si contano varie scarcerazioni, alcune durate quasi dieci anni; Guido Sigler, attivista per i diritti umani, viene rimesso in libertà dopo essere stato arrestato nel marzo 2003, nell'ambito di un vasto giro di vite contro il dissenso, e condannato a 20 anni di carcere per reati di opinione. Rilasciati anche Hector Maseda e Angel Moya, entrambi prigionieri di coscienza condannati nel 2003 a 20 anni di carcere e adottati da Amnesty International; la stessa sorte tocca a Felix Navarro e José Ferrer che vedono la fine della loro detenzione il 23 marzo, dopo un arresto nel 2003 e una condanna a 25 anni per reati contro la sicurezza del paese.
Dall'Azerbaigian, paese in cui minacce, molestie e atti di violenza contro i giornalisti sono all'ordine del giorno, il 26 maggio arriva la notizia della scarcerazione del noto giornalista Eynulla Fatullayev.
Amnesty International lo aveva adottato nel 2007, avviando una campagna per la sua scarcerazione, dopo che era stato condannato per diffamazione e terrorismo a causa dei suoi articoli.
In Russia, dove risultano seriamente complicate le condizioni di lavoro per i difensori dei diritti umani, il 13 maggio viene rilasciato Aleksei Sokolov, fondatore di un'organizzazione non governativa per i diritti umani, dopo l'arresto nel 2009. Gli amici ed i colleghi non hanno mai smesso di sostenere che le accuse contro di lui di furto e rapina fossero state create per fermare le sue attività.
Secondo il rapporto di Amnesty International del 2011, il governo iraniano avrebbe, nell'ultimo anno, ulteriormente rafforzato le restrizioni alla libertà di espressione, associazione e riunione. In questo quadro abbastanza sconfortante va menzionata la grazia concessa, in occasione della fine del Ramadan, dalla Guida suprema Ali Khamemei ai circa 70 prigionieri di coscienza e prigionieri politici, condannati per vaghi reati "di sicurezza" tra i quali la partecipazione alle proteste che seguirono, nel giugno 2009, alle contestate elezioni presidenziali. Tra le persone tornate in libertà figurano il dottor Arash Alaei, Milad Asadi e Mohammad Pour Abdollah, per il cui rilascio Amnesty International aveva lanciato una campagna.
Dal Myanmar, il 12 ottobre, fa il giro del mondo in poche ore la notizia della liberazione di oltre 200 prigionieri politici e prigionieri di coscienza, a seguito di un'amnistia disposta dal governo. Tra i rilasciati compaiono il noto attore Zarganar, la sindacalista Su Su Nway e l'attivista studentesco Zaw Htet Ko Ko.
A conclusione di un anno non poco movimentato sul fronte delle liberazioni dei prigionieri di coscienza, l'ultima buona notizia riguarda Jabbar Savalan, il giovane attivista dell'Azerbaigian per la cui scarcerazione Amnesty International aveva raccolto, poche settimane prima, più di un milione di firme nel corso della maratona globale "Write for rights". Jabbar è stato rilasciato il 27 dicembre a seguito di un grazia presidenziale.
Per quanto riguarda la violenza contro le donne, un importante traguardo è stato raggiunto nella Repubblica Democratica del Congo, dove il colonnello Kibibi Mutware è stato giudicato colpevole di aver ordinato lo stupro di 35 donne del villaggio di Fizi, assaltato nel corso di un'operazione militare delle forze armate congolesi. Nel paese stupri e altre forme di violenza sessuale rimangono spesso impuniti negli anni. Questo 21 febbraio è stata emessa da un tribunale congolese, la prima condanna per uno stupro di massa.
Un altro grande punto d'arrivo, frutto di lunghi anni di lotte e campagne contro la pena di morte nel mondo, si è avuto il 9 marzo: dopo una moratoria sulle esecuzioni durata 11 anni, l'Illinois è diventato il sedicesimo stato degli Usa ad abolire la pena capitale. Il governatore Pat Quinn, nel prendere la decisione, ha anche commutato le condanne a morte degli ultimi 15 prigionieri. A seguire, il 22 novembre il governatore dello stato dell'Oregon, Usa, John Kitzhaber, ha annullato la condanna a morte di Gary Haugen, prevista il 6 dicembre, e quella di qualsiasi altro detenuto nel braccio della morte, durante il suo mandato. Una notizia attesa da trent'anni riguarda il caso simbolo di Mumia Abu-Jamal; a inizio dicembre l'Ufficio del procuratore di Philadelphia (Pennsylvania) ha comunicato che rinuncerà a chiedere la pena di morte per il giornalista e attivista arrestato il 9 dicembre 1981 e condannato alla pena capitale per l'omicidio di un agente di polizia.
Anche in Cina, dove si continua ad applicare la pena di morte in maniera massiccia, fa riflettere e ben sperare la decisione della Corte intermedia della città di Dandong che ha commutato la condanna a morte di Leng Guoquan in ergastolo.
Sul fronte della giustizia internazionale, il 2011 verrà ricordato come l'anno in cui il Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia (Tpij) ha emesso una serie di condanne attese da molto tempo.
27 anni di carcere per Vlastimir Djordjevic, un ex alto dirigente di polizia e funzionario del ministero degli Interni della Serbia, giudicato colpevole dell'omicidio, nel 1999, di almeno 724 kossovari albanesi e del successivo spostamento in Serbia di almeno 900 corpi. Altri due generali dell'esercito croato, Ante Gotovina e Mladen Markac sono stati condannati. Il 26 maggio, Ratko Mladic, sospettato di crimini di guerra in relazione a quanto accaduto a Srebrenica nel 1995, quando vennero uccisi almeno 8000 musulmani, è stato arrestato in Vojvodina, provincia settentrionale della Serbia e poi trasferito al Tpij.
Il 20 luglio Goraz Hadzic, l'ultimo principale indiziato di crimini di guerra e crimini contro l'umanità nei Balcani ancora latitante, è stato arrestato in Serbia, con le accuse di omicidio, imprigionamento e riduzione in lavoro forzato di civili croati e di altra nazionalità non serba residenti nella Slavonia orientale, tra il 1991 e il 1993.
Infine il 6 settembre altri 27 anni di carcere per Momcilo Perisic, ex capo dell'esercito jugoslavo: accusato per crimini contro l'umanità e crimini di guerra durante l'assedio di Sarajevo dal 1992 al 1995 e il genocidio di Srebrenica del luglio 1995.
Condanne anche in Argentina e questa volta si parla di ergastoli che arrivano dopo un lungo lasso di tempo dai crimini commessi che rischiavano di rimanere impuniti.
Ergastolo per il generale in pensione Eduardo Cabanillas, che aveva diretto nel 1976 il centro "Automotores Orletti" di Buenos Aires, dove furono torturati e uccisi prigionieri politici provenienti da altri paesi sudamericani; per l'ex presidente Reynaldo Bignone, al potere tra il 1982 e il 1983, condannato per i crimini commessi durante la dittatura. Nel mese di maggio otto ex militari, che il 13 dicembre 1976 parteciparono alla fucilazione di 15 prigionieri nella località di Margarita Belén, sono stati condannati all'ergastolo per crimini contro l'umanità.
Concludiamo questo bilancio del 2011 con due rilevanti dichiarazioni che, per ragioni diverse, fanno riflettere.
In Egitto, l'alta Corte amministrativa del Cairo ha messo al bando la pratica del test di verginità sulla detenute. La sentenza arriva in risposta ad una serie di cause intentate da diversi movimenti egiziani per i diritti umani contro il presidente della giunta militare, Hussein Tantawi, che è alla giuda del Paese dopo la caduta di Hosny Mubarak. Molte donne arrestate dalle forze governative, in seguito ai disordini di marzo in piazza Tahrir, sono state forzatamente sottoposte ai test.
Anche dall'Italia si muove qualcosa e stavolta è il Consiglio di stato a dichiarare illegale la cosiddetta "emergenza nomadi", in vigore dal maggio 2008. Lo "stato d'emergenza in relazione agli insediamenti nomadi", proclamato in Lazio, Campania e Lombardia e nel 2009 esteso anche a Piemonte e Veneto, ha facilitato sgomberi forzati e altre violazioni dei diritti umani ai danni delle comunità rom residenti in Italia.
Come ha affermato Nicola Duckworth, direttrice del Programma Europa e Asia centrale di Amnesty International: "Il nuovo governo italiano deve porre fine a politiche e pratiche discriminatorie che colpiscono persone rom da anni. Questa di sicuro non è la fine della storia, ma può essere un nuovo inizio".
In quest'ottica lasciamo le buone notizie del 2011 e apriamo il 2012.