La storia di Lucia, bruciata viva

di Giuseppe Caruso - 29 Ottobre 2011

L'incredibile fine di una siciliana di 28 anni, vittima di una vendetta familiare. Un caso come tanti in Italia



Giuseppe Caruso Questa è la storia di Lucia, ma è la storia di tante, troppe donne italiane vittime di violenze che spesso passano sotto silenzio. Forse perché queste violenze, pur presentando le stesse caratteristiche di ferocia e bestialità, non sono appetibili per i media italiani come quelle che possono essere prese ad esempio di un presunto scontro di civiltà.

Lucia ha ventotto anni e due figli, vive a Ramacca, un piccolo centro in provincia di Catania. Una mattina dello scorso luglio, mentre usciva di casa, è stata aggredita a bastonate da Davide Mammone, pregiudicato e fratello dell'ex marito. L'uomo, dopo averla ripetutamente colpita causandole tra l'altro una frattura al braccio, l'ha cosparsa di benzina e le ha dato fuoco. Mentre la donna bruciava viva, Mammone ha preso le chiavi della macchina dalla borsa della sua vittima, è salito sul mezzo e si è allontanato, costiuendosi poche ore dopo ad un commissariato di polizia. Il motivo dell'aggressione? In paese giravano voci, peraltro infondate, su relazioni amorose intrattenute dalla ragazza, comunque separata da circa un anno dal marito.

Lucia è ancora ricoverata in ospeale, con il 50% del corpo ricoperto da ustioni. La sua storia però non è finita nemmeno in una breve di qualche cronaca locale. Nessun risalto, silenzio totale. Distante anni luce dal trattamento riservato dai media nazionali a casi simili he vedono protagoniste donne straniere, possibilmente islamiche. In quel caso sono direttamente i grandi quotidiani e telegiornali nazionali ad occuparsene, con inevitabile serie di commenti politici sul fallimento del multiculturalismo ed amenità varie.

Chi pensa che il caso di Lucia sia isoltato, si sbaglia di grosso. Soprattutto nel nostro Sud d'Italia, si tratta soltanto di una di tante storie. Sempre in provincia di Catania, questa volta a Giarre, nel novembre del 2009, un'insegnante di 31 anni, Maria Rita Russo, al culmine di una lite con il marito, Salvatore Capone, venne colpita e poi cosparsa di alcool dal coniuge, che le diede fuoco. La donna, con il 75% del corpo ustionato, morì dopo due settimane di agonia in ospedale. Pochi giorni prima di questo episodio, sempre nella piccola Giarre, un uomo, Carmelo Sanfilippo, per motivi di gelosia aveva accoltellato a morte la moglie e la loro figlia di otto anni.

Questi casi si sono registrati solo negli ultimi due anni nella provincia di Catania. Spostandosi nel resto del Sud, se ne trovano altri simili. Il tutto nel silenzio generale, come se il problema non riguardasse il nostro paese e noi, ma solo gli "altri" che vengono a vivere in Italia.

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Commenti

Io i telegiornali non li guardo più da tempo.. proprio per questo motivo. Le notizie che desidero leggere me le vado a cercare, in rete soprattutto. Essere passivi nell'informarsi porta all'ignoranza della realtà, nel suo insieme. Seguire le notizie dei grandi media deforma il pensiero verso una direzione pilotata dagli interessi economici, politici e di audience.. dei soliti. La notizie per loro deve avere quel giusto tono di spettacolarità, orrido e patriottico, dove "l'italiano" deve sentirsi indignato per fatti che "non lo riguardano" e allo stesso tempo tutelato dal sistema. Per conoscere bisogna informarsi, non essere informati passivamente in poltrona. Oggi è così e penso che in futuro saremo sempre più chiamati alla consapevolezza della verità tutta intera. Il mondo e l'umanità dovrà fare una grossa revisione per sopravvivere all'autodistruzione lenta e progressiva.. instaurata nell'ultimo secolo della storia della vita. E' tempo di conoscere e di cambiare.. realmente!


Lei fa lo stesso gioco dei grandi quoridiani nazionali. Loro "usano" gli stranieri come scintilla di una guerra ideologica (e condivido in pieno), lei invece pare indurre subliminalmente lo sguardo d'odio verso il Sud.
ps. sono del "Nord"