LA SCONFITTA DELLA POLITICA

di Guido Scorza - 18 Settembre 2011

L'affaire intercettazioni riemerso negli ultimi giorni rivela il fallimento di questa classe politica. L'interesse del Paese, infatti, prescinde e non dipende da questioni contingenti. La vera questione su cui ragionare, è la delimitazione del confine tra pubblico e privato

LA SCONFITTA DELLA POLITICA


Guido Scorza Le nuove "rivelazioni" - se così possono definirsi delle straordinarie ovvietà - relative al perverso incrocio tra politica, economia e sesso (in quest'ordine e non in quello inverso con il quale troppo spesso se ne parla anche sui giornali rischiando di confondere l'opinione pubblica sulla sottile linea rossa che distingue il gossip dalla cronaca politica ed economica di un Paese in crisi sul piano finanziario e su quello del costume politico) hanno riacceso il dibattito sull'esigenza di una nuova disciplina sulle intercettazioni telefoniche che, ora, il partito del premier - se ancora ne ha uno - e quello dei suoi fiancheggiatori precari, vorrebbero far approvare in Parlamento già nei prossimi giorni.
Tanto è bastato per aprire un nuovo tormentone mediatico che, nelle prossime settimane, minaccia di abbattersi sui cittadini italiani e di annoiarli con soporiferi ragionamenti tecnico-giuridici incomprensibili per la più parte dei lettori e telespettatori - e talvolta persino dei commentatori - sull'opportunità di limitare o meno il ricorso da parte dei giudici ad un prezioso strumento investigativo e di vietare ai giornalisti di pubblicarne il contenuto.
Il Paese, nel giro di qualche ora, tornerà a dividersi, ancora una volta, tra "intercettazionisti" e "non intercettazionisti", questi ultimi, nella più parte dei casi, tali di giorno ma non anche di notte quando si trasformeranno - come sta già accadendo - in voraci divoratori delle pagine online di giornali e media, curiosi, a luci spente, di scoprire con chi e come il premier abbia fin qui soddisfatto il suo appetito sessuale o, più realisticamente, la sua esibizionistica voglia di apparire, alla sua veneranda età, un virile macho latino.
È uno scenario triste ma, probabilmente, l'unico che meritiamo ed al quale decenni di televisione commerciale e stampa povera e di regime ci hanno formati.
Prima che sia troppo tardi ovvero prima che l'ovvio travolga l'importante, vale, forse, la pena di lanciare nel dibattito due questioni troppo spesso dimenticare sulla "sconfitta politica" - nel senso di sconfitta della politica - di cui il tormentone delle intercettazioni è insconfessabile testimone.
Una duplice pesante sconfitta che la dice lunga su quanto sia urgente ed improrogabile un ricambio completo ed integrale - senza sconti ed eccezioni - di lorsignori di Palazzo.
Eccole le due ragioni della sconfitta nella mia modesta visione delle cose.
La prima sta nel fatto che una classe politica che ambisca ad essere definita tale non lascia che l'agenda del Parlamento sia dettata dal contingente: la questione delle nuove regole sulle intercettazioni è o non è un tema del quale è urgente che il Parlamento si occupi a prescindere dal numero e dalla qualità delle intercettazioni che finiscono ciclicamente in pasto ai giornali.
La circostanza che il dibattito politico sul tema proceda a singhiozzo e che l'agenda politica sia dettata da quella processuale e mediatica è per tutti una sconfitta e rappresenta la prova insuperabile che, a prescindere dalle diverse posizioni sul campo, per nessuno di Lorsignori di Palazzo, quando si discute di intercettazioni, lo si fa nell'interesse del Paese.
L'interesse del Paese, infatti, per fortuna, prescinde e non dipende dal contingente, da questo Premier e da questa opposizione se, così può definirsi, la chiassosa scolaresca che, sul punto, sin qui non è stata capace di dire niente altro che l'ovvio: il Premier vuole le intercettazioni per salvarsi dai processi ed evitare brutte figure nel letto e fuori dal letto.

La seconda ragione per la quale la Politica - quella che mi piace scrivere con la "P" maiuscola - esce sconfitta dall'affaire intercettazioni, quale che sia l'epilogo della vicenda nelle Aule del Parlamento è rappresentata dal fatto che il vero tema politico, in un Paese moderno, non è rappresentato dalle intercettazioni telefoniche, dal loro uso o dal loro eventuale abuso da parte dei magistrati né dai limiti da imporre o non imporre ai giornalisti circa la pubblicazione del contenuto di tali intcettazioni.
La questione politica che, tuttavia, maggioranza ed opposizione, sin qui, si sono ben guardate dall'affrontare concerne, invece, la delimitazione del confine tra pubblico e privato, a tutto tondo e non già solamente in relazione a talune derive patologiche quali, appunto, le intercettazioni.
Dove inizia il privato e dove finisce il pubblico se si trasformano sontuose dimore private in "uffici di rappresentanza istituzionale" - a voler utilizzare un'espressione eufemistica - e si utilizzano le forze dell'ordine come portieri, maggiordomi ed autisti? Qual è la sottile linea rossa che separa il pubblico dal privato se il Presidente del Consiglio decide consapevolmente - lo si deve ritenere sin tanto che l'On. Ghedini non riterrà di invocare l'insanità mentale del proprio altrettanto Onorevole unico cliente - di discutere di affari di Stato, appalti e processi, amalgamando amabilmente attorno agli stessi letti, divani e piscine capi di Stato, "colonnelli parlamentari", affaristi - ma anche in questo caso l'espressione è eufemistica - escort e aspiranti ministre della Repubblica? Dove inizia il privato e dove finisce il pubblico se l'accesso ad incarichi politici ed istituzionali passa per il letto del Premier? Sono i confini tra lo spazio pubblico e quello privato che dovrebbero rappresentare il vero tema politico sul quale dovrebbe aprirsi un dibattito serio e maturo il cui più probabile epilogo, peraltro, sarebbe rappresentato dalla scoperta che non servono nuove leggi né altre regole deontologiche ma solo il rispetto di quelle vigenti, applicate, forse, con un pizzico di modernità, intelligenza e buon senso in più ma, soprattutto che basterebbe avere una classe politica e dei rappresentanti istituzionali capaci di parlare di politica nelle sole sedi istituzionali e con i soli interlocutori istituzionali, riservando poi alle private mura domestiche, stretti nell'abbraccio di familiari ed amici, ogni privato vizio e virtù.
A continuare a parlare di intercettazioni telefoniche quasi si trattasse davvero di un tema politico, corriamo, tutti, il rischio di cadere nella trappola di chi vorrebbe celare un dibattito fondamentale per il futuro del Paese, quale quello relativo al rapporto tra il pubblico ed il privato tra la privacy e la libertà di informazione dietro a ridicoli e contigenti tecnicismi.
Servirebbe uno sciopero mediatico ampio e condiviso. Un rifiuto di tutti i media di affrontare il tema delle intercettazioni se non come appendice o contorno alla questione della delimitazione dei confini e delle differenze tra la gestione della cosa pubblica e quella della cosa e casa privata.
Non è la stessa cosa, nonostante, gli ultimi lustri di berlusconismo abbiano provato a convincerci del contrario.

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Commenti

Chi libererà il parlamento dai moderni PROCI ????????????


Per me non è la sconfitta della politica, ma della democrazia: qui non si rappresentano piu' gli interessi della collettivita', ma delle cosche d'affari....


Qui sè la democrazia stessa che sta traballando o almeno la forma che fino ad oggi ci è stata imposta.
Nel web si fa più forte questa consapevolezza, ho scovato questo bell'articolo ve ne consiglio la lettura.
http://www.lolandesevolante.net/blog/2011/09/19/meglio-bonobi-che-umani/

rispettosamente
colette


voglio essere intercettata! tutto il resto è una infinita noia!


Su certe cose fare delle battute è indice poca serietà. Proprio con questo tipo di approccio superficiale
non si cerca di votare diverso dal solito, con tante belle promesse. E se poi le promesse non vengono
mantenute si da la colpa agli altri, senza mai prendersi le proprie responsabilità. Il tempo è galantuomo?
Bene, allora ricordati del milione di posti di lavoro promessi anni fa. E' facile dare la colpa alle opposizioni,
ai giornali faziosi, alle TV faziose....Se uno fa promesse e si prende il potere, poi deve essere in grado di mantenerle altrimenti di farsi indietro. In Spagna è successo, ma in Spagna c'è la democrazia.
In Italia, con l'utilizzo dei propri media ben manipolati ai propri interessi si è ottenuto un golpe bianco.
Qui è chiaro a tutti. Fare leggi censura è prerogativa dei golpisti. Se si pensa di scherzare su
questo.....


Togliamo ogni alone di "ovvieta' "e partiamo dal principio che gli italiani non sono piu' in grado di avere una giusta visione critica della nostra realta' ! Facciamoci solo una domanda banale ed elementare: Se la cronistoria della nostra purulenta e demoniaca realtà politica avesse investito uno dei tanti altri paesi europei la gente starebbe ancora a subire i gossip mediatici,a parlare della loro giustezza e via dicendo o la gente avrebbe gia circondato il rispettivo parlamendo per uno SFRATTO forzoso .............?


brontolo chi sei l'animatore persuasore colto degli utenti?


Sono un italiano che vorrebbe portare al depuratore tutta la merda in cui siamo immersi! Mi trovo molto meglio con l'aria non inquinata e ricca di ossigeno!!!! Se tu speri che il mondo migliore te lo creino loro.....campa cavallo.......!


brontolo, intervieni spesso questi ultimi tempi, ma se dici che vuoi depurare dallo sterco la nostra italia, pensi lo si possa fare scrivendo qui?,,,ho notato che sei una persona colta e di buon senso... sei forse collegato con qualche gruppo di cittadini affifdabili?


Qualche idea mia forse l'ha letta!!! Di te si puo' dire che assomigli ad una Sibilla ??? Io scrivo perche' la critica e le riflessioni espresse possano essere utili per migliorare qualche realta' ! Non vorrei nutrire il sospetto che si preferiscano battute insulse ed insignificanti...E..Voglio nutrire la speranza che chi bazzica certe rubriche abbia aspettative positive !!!!


è piudi un anno che scrivo quasi quotidianamente in questo blog!" sibilla" credo proprio non mi si addica!
non mi esprimo "per ambages in che la gente folle etc...ma in chiaro e preciso latin..."quindi pensi di educare i pochi commentatori che scrivono qui...se è così mi va bene


Io no...Berlusconi è un uomo politico e nel suo caso il pubblico coincide col privato


concordo