LA CADUTA DI UN CLAN

di Nicola Biondo - 3 Luglio 2011

L'arresto di Gaetano Riina, fratello di Totò e reggente del mandamento di Corleone, svela la crisi di Cosa Nostra. Il vecchio boss si occupava solo di lotte di piccolo cabotaggio. E delle nuove leve diceva: "Ormai ci sono solo quaqquaraquà"

LA CADUTA DI UN CLAN


Nicola Biondo Che razza di famiglia, quella Riina da Corleone. Lui, Totò 'u curtu, seppellito di ergastoli, i suoi due figli maschi anche loro ospiti delle strutture statali e adesso è il turno di Gaetano Riina, fratello del boss, arrestato tre giorni fa. E' il tributo di sangue a Cosa Nostra, all'ideologia del potere e del dominio, sempre, a tutti i costi.
Le indagini lo descrivono come il reggente del mandamento di Corleone, in ossequio al vincolo di sangue con il più prolifico serial-killer italiano dell'età repubblicana.
Un uomo tutto d'un pezzo lo "zio" Gaetano, uso ad obbedir tacendo nella gestione degli affari di famiglia, che a vederlo nelle foto segnaletiche viene da pensare che con quella faccia poteva fare solo il mafioso o l'attore che interpreta il mafioso.
Eppure il suo arresto racconta molte cose e costringe ad alcune domande. Cosa nostra è in crisi di vocazioni e soffre delle stesse malattie che affliggono il sistema Italia, il nepotismo e la gerontocrazia. Si spiega così il fatto che un vecchio di 78 anni, come Gaetano Riina, assurga al ruolo di reggente commissariando i suoi due giovani pronipoti, anche essi arrestati. "Ormai ci sono solo quaqquaraquà" - così parlava riferendosi alle nuove leve.
Le indagini svelano anche il suo mestiere di mafioso, lontano anni luce dalla sguaiata essenza dei Casalesi o dalla raffinata e crudele arte del comando che fu di Stefano Bontade.
Altro che boss-manager: Gaetano Riina si occupava di segnali di confine tra il suo clan e quello vicino, di misere e miserabili estorsioni a Mazara del Vallo nel feudo di Matteo Messina Denaro. " ..Con queste teste moderne non ci si può discutere... io gli ho detto che il confine è quello dell'albero di là, e per me rimane tale" - diceva. E, come ad un giudice a buon mercato, a lui si rivolgevano, in assenza dello Stato, persone comuni per sanare un contrasto su una casa in affitto.
La mafia corleonese che viene fuori da quest'ultima inchiesta appare sclerotizzata, povera di teste pensanti, squassata da lotte di piccolo cabotaggio, incapace di "tenere testa" al malaffare "borghese" delle classi dirigenti. E l'intero clan Riina appare per quello che è sempre stato: un esercito di viddani, pericoloso e brutale solo nella misura in cui trova le giuste protezioni per scatenare le guerre o firmare la pace.
Ne è ben cosciente lo stesso Gaetano Riina le cui parole impresse sui nastri delle intercettazioni sembrano un testamento: "Io ho un fratello. Si chiama Totò, ci capiamo con uno sguardo. E' il figlio più grande ed e' pure detenuto. Io so che e' una povera vittima perché la politica l'ha voluto distruggere ma io non intendo abbandonarlo". Gli accenni alla "povera vittima" e alla "politica" significa che qualcuno ha tradito. Una vulgata confermata dal Capo in persona che all'europarlamentare Sonia Alfano, nel corso di un colloquio, ha sibilato la sua minaccia riferendosi ad un altro uomo potente ormai sul viale del tramonto: "Chiddu a noautri ni futtiu...Ma io non dimentico".
Ecco allora le domande: siamo di fronte alla fine della dittatura di Riina dentro Cosa nostra? Finisce così, a discutere di confini di campagna, la tragica epopea di un clan? E come sarà la nuova mafia nella prossima imminente Terza Repubblica? Corleone e Arcore come le nuove Salò?

Segui Cadoinpiedi:  

Leggi anche:



Scrivi un commento
* Dati obbligatori
  
Commenti

buon sangue non mente! W il DNA


peccato che benito fosse un grande criminale...


Ma si può sapere cosa c'entra in questa situazione la buonanima di Zio Benito? Tra l'altro, parlando di lotta alla mafia, forse chi scrive si dimentica cosa fece in Sicilia per la lotta alla mafia il Prefetto Mori...ce ne fossero oggi di personaggi del genere.


peccato che benito fosse un grande criminale...


L'unica ragione per cui Mussolini lottò contro la mafia in Sicilia era perchè quest'ultima non gli permetteva di prendere il potere in Sicilia...criminale contro criminali...che spirito nobile! :S


Cosa Nostra è ormai ridotta a potere di poco conto...ormai è la 'ndrangheta la mafia più potente al mondo, colpevolmente sottovalutata per anni. Teniamo alta la guardia!


Serena.
Hai fatto un'analisi corretta. Oramai la 'ndrangheta si è inserita in tutti i gangli della società. E' molto presente anche al Nord, ha contatti con la politica. A proposito chi era quel politico di Lecco citato da Gianluigi Luzzi nel suo libro Metastasi?


Un altro "principe" caduto nella rete. Vittoria per la legalità...ancora meglio se i referenti politici della mafia ancora al potere andassero a casa.


Tranquillo, tanto la mafia ha la memoria lunga e presenterà presto il conto a chi non ha mantenuto le promesse...