Retorica e integrazione

di Riccardo Staglianò - 27 Giugno 2011

Nuovo impulso all'edilizia pubblica, e politiche di inclusione sociale: la strategia necessaria contro la paura dello straniero



Riccardo Staglianò Rispondo qui alla domanda di un lettore, che mi chiede se sia retorico parlare "solo bene" degli immigrati.
La mia risposta è Sì. Penso che sia retorico parlare solo bene degli immigrati. Come credo che sia retoricamente becero parlarne solo male, presentandoli come le cause di tutti i mali, facendone il Nemico di cui la politica senza idee ha, da sempre, disperatamente bisogno.
Come ha sintetizzato molto bene a proposito dei cinesi un mio saggio amico ottantenne, Gino Lucchesi, ex-presidente degli industriali di Prato oltreché vice-sindaco di quella città, sono una "risorsa problematica". Detto questo bisogna trattarli con la complessità che il tema richiede. Cominciando a mettere in fila i fatti.

1. Siamo già troppi noi italiani, si dice, non c'è posto. Ma il Cnr dal 1994 parla di rischio estinzione, con i tassi di fertilità dell'epoca che non sono migliorati, se non ne facevamo entrare almeno 300 mila all'anno.
2. Ci costano troppo, si ripete, quando non riusciamo neppure ad arrivare alla quarta settimana. Però Caritas Migrantes ha fatto i conti e ci danno più di quanto prendono, almeno un miliardo di euro di differenza che entrano nelle disastrate casse pubbliche. E dal momento che loro sono giovani e noi vecchi, ci pagano le pensioni.
3. L'argomento fine-del-mondo, quello che impazza tanto nei bar quanto in almeno un emiciclo del Parlamento, è che ci rubano il lavoro.
Peccato che la Banca d'Italia - che agli ultimi controlli non risultava iscritta alla Terza Internazionale Socialista - ha, nel suo rapporto sulle economie regionali e a varie riprese messo nero su bianco che non c'è "alcuna sovrapposizione tra i lavori che fanno loro e quello che fanno gli italiani. Anzi, occupando la parte bassa della piramide professionale ci consentono di concentrarci sui lavori gestionali e organizzativi, meno duri e meglio pagati". Le sembrano fatti di poco conto? A me no.

Però lei dice del problema delle periferie. Che esiste. Ed esisteva anche prima degli immigrati. Nel senso che la povertà è un problema e i ghetti lo sono ancora di più. Serve ricominciare a costruire l'edilizia pubblica, collegare meglio i centri alle periferie, fare delle politiche che puntano all'integrazione e non all'esclusione. È facile? No. Ma non c'è altra via. A meno di voler considerare lo scenario delle banlieues parigine un'alternativa. Ma possiamo fare di meglio. Basta non scambiare la propaganda leghista con la realtà.

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Ottima analisi