VENT'ANNI DI VERGOGNA

di Luigi Grimaldi - 9 Aprile 2011

Il 10 aprile '91 la tragedia del Moby Prince. Da allora 140 vittime attendono giustizia

VENT'ANNI DI VERGOGNA


Luigi Grimaldi Per raccontare la tragedia del Moby Prince del 10 aprile '91, una strage negata, partiremo dalla fine: dal più recente atto giudiziario inerente la vicende e risalente solo a qualche mese fa. L'ultimo, dopo 20 anni di inutili indagini e processi. Partiremo cioè da una sconcertante osservazione conclusiva, messa nero su bianco, dai magistrati livornesi che hanno chiesto e ottenuto l'archiviazione dell'inchiesta-bis: "La ricostruzione della dinamica dell'evento può apparire - come si è più volte sottolineato - banale nella sua semplicità, e dunque non accettabile emotivamente, prima che razionalmente, sopratutto in considerazione dell'enorme portata delle conseguenze che ne sono derivate in termini di perdita di vite umane".

140 morti, nessun colpevole, niente misteri e traffici di armi, niente operazioni segrete relative alla appena terminata guerra del Golfo; semplicemente nebbia combinata con errori nella condotta di navigazione del traghetto. La ricostruzione della semplice "banalità" del disastro è stata resa possibile solo grazie all'esistenza di un elemento senza precedenti: un particolare banco di nebbia.
Come ebbe a sostenuto il comandante del porto di Livorno Ammiraglio Albanese: "L'avanporto di Livorno non risulta a memoria d'uomo essere stato investito da una nebbia così fitta".
Una nebbia mai vista, né prima né dopo il disastro, con caratteristiche eccezionali, bizzarre e, a tratti, anche magiche. Già perché per poter ricostruire il disastro, escludendo misteri e traffici di armi e materiali strategici nel porto di Livorno come causa o concausa, la nebbia deve esserci per forza. A costo di sostenere che si sia spostata controvento, anzi, in direzione opposta a quella del fumo dell'incendio e a una velocità doppia di quella della nave. Senza questa magica nebbia il disastro non ha spiegazione se non come risultato di un atto doloso. Per spiegare il disastro, avvenuto in un ristretto braccio di mare affollato di petroliere e navi militarizzate americane intente a movimentare armi ed esplosivi, alla presenza della ammiraglia della flotta Shifco (coinvolta in traffici di armi nel 1991 e 1992 con Monzer Al Kassar, il "padrino" dei traffici Cia-Iran-Contras su cui indagheranno Ilaria Alpi e Miran Hrovatin subito prima di essere assassinati a Mogadiscio il 20 marzo 1994) sin dai primissimi momenti si è dovuta dimostrare tecnicamente e "scientificamente" la presenza della particolarissima "nebbia d'avvezione". Un fenomeno tipico dello stretto del Bosforo. Il fatto è che nessuna stazione meteo ha mai rilevato a Livorno, la notte del 10 aprile 1991, le condizioni climatiche minime necessarie alla formazione di questo particolare tipo di nebbia.
Anzi no: gli unici dati meteo acquisiti relativamente alle temperature dell'aria e dell'acqua necessari a giustificare tecnicamente e teoricamente la formazione della nebbia d'avvezione, sono stati raccolti da documentazione fornita agli inquirenti dalla nave militarizzata americana Cape Breton, la più vicina al disastro.
Il caso è tutto qui. Senza questi rilevamenti "made in Usa" la nebbia che ha giustificato sino ad oggi il disastro non esisterebbe. Peccato che questa brutta pagina dei misteri d'Italia si fondi sulle dichiarazioni e i rilevamenti del capitano della Cape Breton, Brown, che ha messo a verbale di non aver né visto ciò che accadeva a pochi metri dalla sua nave, né "capito esattamente che cosa stesse succedendo" perché i soccorritori parlavano concitatamente alla radio in italiano. Peccato davvero, perché il 15 aprile del '91, Petros Kotsis, comandante del mercantile Efidim Junior, un'altra delle navi militarizzate dagli Usa ormeggiate nella rada di Livorno, ha inviato alla procura della repubblica di Livorno un estratto del libro di bordo della propria nave.
Nel documento, in una notazione relativa alle ore 23,30, e sino ad oggi sfuggito a tutti, si legge: «Da una comunicazione telefonica tra il comandante della Cape Breton e il suo Agente abbiamo appreso che due navi, una passeggeri e una cisterna, sono entrate in collisione e hanno preso fuoco».
Il che significa che il comandante della Cape Breton, e l'agente responsabile del trasporto di armi su questa stivate, sapevano dell'esistenza della Moby Prince e del suo coinvolgimento con la petroliera della Snam Agip Abruzzo, almeno un quarto d'ora prima che i soccorritori riuscissero ad identificare il traghetto in fiamme abbandonato alla deriva col suo carico di dolore, morte e di disperazione. La Moby Prince e le sue vittime avrebbero meritato bel altre indagini, assai più determinate e complesse e ben altri risultati. In altre parole, semplicemente e banalmente, giustizia.

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Commenti

Max, ringraziandoti del link (prezioso per me che non lo conoscevo e comunque raccomandabile per qualsiani anima rara che voglia informarsi), mi permetto di aggiungere che esistono ulteriori registrazioni dell'epoca (più o meno ufficiali, per ovvii e nobili motivi) non credo totalmente insabbiate o seppellite, comunque in parte riscontrabili in un'antica puntata mattutina (chissà perchè, le cose belle le nascondono a notte fonda o ad alba empia di torpore) del rai storia di Minoli (che posso non apprezzare, anzi non apprezzo, per solco personale ma che indubbiamente ha reso molti servigi alla comunicazione non pilotata della nostra tribù italiota), ricca di riferimenti, testimonianze, indizi, prove, di un'evidente indecenza nostrana (tipo quella di Aviano, quando un soldato yankee poco 'compus sui', stanziato nel centro di 'accoglienza' di Aviano non di Lampedusa, trasformò i videogames e il propellente chimico di cui era imbevuto, in un gioco al bersaglio umano e tragicamente reale, senza la minima eco subir). E pur avendo scorso solo fuggevolmente le coordinate da te proposte, mi pare che non si trovi traccia del racconto agghiacciante (poi solo in parte corretto, per folgorazioni sovvenute) di chi per anni ha 'farfugliato', esternato, predicato, vanamente tentato di comunicare, che nel day after susseguente al rogo del Moby Prince, sopravvivevano ancora esseri umani...


in fondo alla pagina c'è una sintesi del fatto...e ci sono molte info anche su wikipedia.


Puntualissima Marziam, mi riferivo proprio alla seconda parte del filmato da te proposto, testimoniante il disperato messaggio inviato dal natante che recuperò l'unico naufrago, quasi incredulo dinanzi alle silenti risposte della Capitaneria. E a conferma dell'inequivocabile... "ci sono ancora persone da salvare", caduto tragicamente nell'ignavia (ipotesi meno desolante) delle marionette graduate dell'epoca (adeguatamente preconfigurate), v'è anche un'altra testimonianza (poi tacitata) che riferiva addirittura la sopravvivenza di esseri umani alle prime luci del mattino seguente (per questo, ho macabramente e rabbiosamente accennato all'eufemismo 'eutanasia'). E anche quel... "state attenti a non confonderci con loro" mi risuona più che ambiguo e compromettente; oltre ovviamente al debordante fascicolo di stranezze, contraddizioni ed omissioni che ululano coscienza. Tra l'altro, ho diversi conoscenti a Livorno e sulle loro bocche, rievocanti la tragedia mai metabolizzata, emerge sempre e comunque l'etichetta di"vergogna nazionale". E pur eventualmente accettando (volente o nolente) il lavoro sporco del braccio nascosto di uno Stato (servizi, mafia, bande varie), non comprendo come si possano commettere tanti sottintesi 'delitti per il bene superiore della nazione' trattandoli, gestendoli e proponendoli al popolo (al di là del suo specifico grado di ricezione) in maniera così grossolana, loffia e offensiva (e ciò vale anche per le guerre santificate come missioni di pace, i favori alle lobbies come riforme progressiste e tanti altri inviti alla proliferazione della demenza). Comunque sia, ti ringrazio per il link, ti saluto e se dovessi rinvenire tracce di quel racconto parzialmente sepolto, credo sarebbe informazione preziosa per tutti. E malgrado lo scenario poco stimolante, sogni sempre e comunque a colori


su intercettazioni testimonianti sopravvissuti il giorno seguente nihil --questo video è però recente e l'intervistato sembra interessante... http://www.youtube.com/watch?v=KE-bAWjE7gQ


http://www.mobyprince.it


comportamento dei responsabili specifici e di qualsivoglia autorità - prima, durante e dopo - e glissando sulle testimonianze di chi giura che addirittura il mattino dopo soppravviveva qualcuno nell'inferno del Moby (nell'eventualità macabra, è stato un trattamento da 'eutanasia', consono a un Paese civile ed evoluto come il nostro; e non è humour noire ma rabbia viva), e sorvolando persino sulle reali cause del disastro (pro Usa?, pro mafia?; pro Gheddafi?; pro dio?: cambia poco, ma se proprio volete saperle chiedete a qualche disincantato livornese); comunque al di sopra di tutto e tutti, credo ci conforti un solo messaggio (forse davvero un sos): la verità non esiste, la governiamo noi


Beh, per onor di non diffuse inchieste (più o meno giornalistiche), sussiste un voluminoso incartamento di indizi (non diciamo prove) che farebbero supporre - a qualsiasi mente operante - che il Moby Prince sia stato uno dei tanti brogliacci made in Italy, da segretare e rievocare semmai solo per trasmissioni o borbottii tv (e non certo per esposizioni o azioni governative, da sempre a capo chino e pelle d'orso verso il razziatore più potente di turno). Esiste addirittura una registrazione audio, pur non nitida, che testimonia il colloquio (scarno e imbarazzante) tra il responsabile dell'epoca del porto di Livorno (intendo il responsabile militare, istituzionale) e un'imbarcazione navigante che (proprio in quegli attimi nefasti) era a non troppa distanza dal Prince, e invocava vanamente aiuti e soccorsi. Quella notte, come parecchie testimonianze col tempo hanno confermato, non troppo al largo del mare livornese, v'era un febbrile e inusuale via vai, con molti naviganti (come poi risulterà dai diari della Capitaneria) mai registrati e quindi mai ufficialmente esistenti; eppur visti e rivisti da pescherecci e altre imbarcazioni di passaggio, che ne hanno descritto movimenti e.. stranezze. Pur non ricordando tutte le mille anomalie emerse, va ben memorizzato che dal momento che arrivarono gli 'sos' sia del Moby (dicono poi riadattati) sia soprattutto del peschereccio che passava di lì (che per molto tempo ha confermato la sua destabilizzante rievocazione dei fatti, ovviamente parlando al deserto artato), il 'responsabile' istituzionale (dal Parlamento a tutto il resto, nel Belpaese funzionano ad input, impulsi; eseguono, si limitano, non disturbano) non diede più sue notizie (riscontrabili) per diverse ore, pur essendosi ufficialmente 'allontanato in mare'. Lo stesso Ciampi, livornese eletto parecchi anni dopo Presidente, ha sempre commentato con amarezza (e un po' allusivamente, pur con triplo velo) le vicende del misfatto. Ma al di là dell'inconcepibile


La vergogna non sono tanto le indagini boicottate. Era chiaro fin da subito com'erano andate le cose. E' vero che c'era il traffico clandestino di armi ed il ritardo nei soccorsi per non disturbare gli "amici" americani che trafficavano armi. La petroliera Agip Abruzzo era fuori dall'area consentita e sembra che stesse facendo il pieno di nascosto ad una piccola nave, forse di quelle dirette in Somalia... Ma rimane che se mentre una nave esce di notte da un porto nessuno guarda il radar e si va a schiantare, perchè sul ponte di comando hanno messo il pilota automatico e si guardano la partita della juve, la colpa è tutta di quell'equipaggio impeccabile all'italiana... Questa è la vera vergogna di quella tragedia, per questo nessuno lo dice. Poi si può parlare dei soccorsi boicottati, ma soccorrere una nave ferma in mezzo alle fiamme non è comunque facile.
Resta che di notte se guardi davanti e guardi il radar com'è d'obbligo, contro una nave illuminata lunga più di 200 metri e che stava per 250 metri fuori dall'area dove doveva sostare, non ci vai, nebbia o no, illuminata o no. Tanto più nella fase delicata di uscita dal porto.


Tra le cause dell'eventuale disattenzione è stato indicato più volte erroneamente anche dagli organi di stampa dell'epoca il fatto che l'equipaggio potesse essere distratto dalla gara di andata della semifinale di Coppa delle Coppe tra la Juventus e il Barcellona. Questa ipotesi è stata però decisamente respinta dalla testimonianza del superstite Bertrand, il quale durante vari interrogatori ha più volte dichiarato di aver personalmente portato alcuni panini in plancia comandi, e che il personale di guardia si trovasse al proprio posto nella gestione del traghetto. (wikipedia)


VI ricordate le prime pagine dei PROMESI SPOSI quando il povero Don Abbondio incrocio' su una tretta stradina i BRAVI di DON RODRIGO? Dissero poche semplici parole: questo marimonio non s'ha da fare ne' ora ne' mai ! Purtroppo i DON RODRIGO esistono ancora e della gente comune se ne fottono !!!!!!


E' evidente che nel leggere gli atti processuali anche i giudici non abbiano visto nulla "causa nebbia". Tutti i misteri italiani sono avvolti dalla nebbia dei depistatori.


Non sapremo mai la verità


La classica storia italiana dove i misteri non saranno mai svelati. Quale cazzo di nebbia c'era? Vogliamo la verità, come per Ustica!


Vergogna senza fine, bravo Grimaldi. I familiari di queste vittime meritano rispetto e giustizia.