La resistenza e la memoria

di Daniele Biacchessi - 9 Aprile 2011

Niente retorica ma giù le mani dai valori scritti nella nostra Costituzione, la più bella in Europa, valori antifascisti



Daniele Biacchessi 24 luglio 1943, ore 17: inizia la riunione del Gran Consiglio del Fascismo, organismo costituzionale e direttorio politico del Partito Nazionale Fascista, Alle 3 di notte del 25 luglio, viene approvato l'ordine del giorno dei gerarchi Giuseppe Bottai, Dino Grandi e Galeazzo Ciano, prevede la restituzione dell'alto comando al Re. Benito Mussolini viene destituito e subito arrestato.
25 luglio, ore 22:45: il popolo italiano apprende dalla radio che il Re ha assunto il comando supremo delle Forze Armate e il piccolo maresciallo Pietro Badoglio il governo militare del paese con pieni poteri. Poco dopo il piccolo Badoglio indica già le sue prime direttive. Non so se avete presente, il piccolo Badoglio che detta le sue condizioni:
«... la guerra continua e l'Italia resta fedele alla parola data... chiunque turbi l’ordine pubblico sarà inesorabilmente colpito».
Benito Mussolini, ormai ridotto a un ducetto, viene trasferito per tre giorni alla caserma della Legione Allievi Carabinieri, nel quartiere Prati di Roma. Poi spostato via mare nelle isole di Ventotene, Ponza, Maddalena. Infine, rinchiuso in una cella a Campo Imperatore, sorvegliato da duecentocinquanta uomini tra carabinieri e guardia di finanza.
Ovunque, nelle città e nei paesi, manifestazioni di piazza salutano la caduta del regime fascista.
3 settembre 1943: a Cassibile, in Sicilia, viene firmato il testo del breve armistizio tra il generale Giuseppe Castellano, per conto del maresciallo Pietro Badoglio, e il generale Walter Bedell Smith, per conto di Dwight D. Eisenhower, comandante supremo delle forze alleate nel Mediterraneo.
8 settembre 1943, ore 19:45: dopo cinque giorni di lunghe ed estenuanti trattative, il piccolo Pietro Badoglio annuncia l'armistizio dai microfoni dell'E.I.A.R.: «Il governo italiano, riconosciuta l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la schiacciante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi danni alla nazione, ha chiesto l’armistizio al generale Eisenhower… La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza».
Roba da duri, gente con le palle, gente che non ha paura, che sfida il nemico a testa alta, direte voi. E invece no….. 9 settembre 1943, ore 5:10: il Re, la famiglia reale e Pietro Badoglio, seguiti da un corteo di generali e funzionari, abbandonano Roma diretti a Pescara, dove li attende una corvetta che li trasporta in Puglia. L'Italia è ormai occupata da ore dai nazisti. L'esercito regolare muore schiacciato da una guerra più grande delle sue possibilità militari, abbandonato a se stesso nelle ore dell'agonia, dal Re e dal comando supremo militare. Gli ufficiali di professione attendono ordini che non arriveranno mai. I soldati sfondano le porte, escono dalle camerate, abbandonano le caserme, le armi pesanti e leggere, i mezzi, i “muli di Badoglio”, barattano per pochi soldi ogni abito borghese, ogni via di scampo, ogni ritorno a casa. L'Italia si trasforma in un'immensa retrovia dove i soldati fuggono e si nascondono nelle case di famiglia, nei boschi, nelle valli, tra sentieri impervi e piccoli borghi e rifugi di montagna.
Intanto, il feldmaresciallo Erwin Rommel liquida le nostre armate al Nord, il feldmaresciallo Albert Kesserling quelle del Sud, mentre si oppone alle forze anglo-americane, sbarcate a Salerno e Taranto. E allora? Che si fa in questi casi? Allora inizia la Resistenza.
La guerra dell'Italia partigiana incomincia proprio quando termina la guerra del regime. L'armata ribelle si forma dopo la disfatta di quella regia e fascista. All'inizio sono poche migliaia di persone. In certi luoghi di montagna, mentre scendono a valle i soldati dell'esercito in rotta, risalgono gruppetti di studenti universitari, operai delle fabbriche delle città, ufficiali del corpo degli alpini, intellettuali, scrittori, giornalisti, professionisti affermati, contadini. La minoranza del settembre 1943 è l'avanguardia di una Resistenza che ha radici lontane: nelle fabbriche, nei campi, nelle scuole, nelle prigioni, tra i fuoriusciti in Francia e i confinati a Ventotene, fin dentro l'esercito fascista. I Comitati di opposizione interpartitici diventano Comitati di Liberazione Nazionale, CLN. Persone con idee diverse, spesso contrapposte, ma unite da un'idea comune: organizzare la lotta armata contro gli occupanti tedeschi.
13 settembre 1943: la radio tedesca annuncia la liberazione di Benito Mussolini dalla sua prigione, un albergo sul Gran Sasso d'Italia. Il giorno dopo il Duce va a Rastenburg, in Germania, in aereo. Hitler lo attende davanti al bunker. Mussolini è nelle sue mani, il Führer è il suo padrone politico e militare. Il Duce è ormai un fantoccio del Terzo Reich.
18 settembre 1943: da Radio Monaco, Benito Mussolini riprende le redini del “nuovo fascismo” nato sotto l'ombrello nazista: «Riprendere le armi a fianco della Germania e del Giappone, nostri alleati... preparare senza indugio le nostre Forze Armate attorno alle formazioni della Milizia... eliminare i traditori...».
Nell'Italia occupata dai nazisti nasce la Repubblica Sociale Italiana. I ribelli si posizionano sopra Boves (teatro della prima strage nazifascista nel nostro paese), tra i laghi Maggiore e di Como (all'hotel Meina vengono trucidati un gruppo di ebrei), sulle Prealpi venete, sopra Sassuolo, sul Monte Amiata, sul Pratomagno, nelle valli abruzzesi.
La guerra di liberazione è lunga, dura, estenuante. Prosegue tra forti avanzate, rastrellamenti dei nazifascisti, faticose ritirate, umilianti ripiegamenti, ancora avanzate, azioni di sabotaggio e attacchi contro postazioni strategiche, occupazioni di paesi e valli (Alba e Langhe, Montefiorino, Ossola, Valsesia sono i luoghi più importanti), insurrezioni di città (Napoli, Firenze, Milano, Torino, Genova), fino all'aprile del 1945, i giorni della resa dei conti finale e della libertà conquistata. A che prezzo?
Dall'’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945: 45.000 partigiani civili italiani morti in combattimento o fucilati dopo atroci torture; 22.000 mutilati e invalidi; 45.000 soldati uccisi in azione, quelli che dopo l'8 settembre 1943 decidono di schierarsi contro i nazifascisti; oltre 10.000 militari della Divisione Acqui, impegnati a Cefalonia e Corfù assassinati dai nazisti; 650.000 soldati rinchiusi nei lager per essersi rifiutati di aderire alla Repubblica di Salò, 40.000 sterminati, come altri 36.000 civili; 15.000 tra civili, partigiani, simpatizzanti della Resistenza trucidati nelle oltre duemila stragi naziste e repubblichine avvenute in Italia.
Come ricordare oggi i valori della Resistenza? La memoria è come un film in bianco e nero.
A volte viene nascosta, chiusa chiave nei cassetti della storia. Ma altre volte, quella memoria torna, ritorna, e lascia tracce. Non è memoria buona per anniversari, per tutte le stagioni, buona per parate militari, per finti applausi, buona per politici con la bandiera italiana in mano e l’ipocrisia nel cuore. E’' memoria viva, quotidiana, un ponte tra generazioni diverse che vivono o hanno vissuti tempi diversi. E’' un impegno civile, quotidiano, fatto di piccole cose, di gesti, di atti pubblici, soprattutto di parole. Io racconto una storia a te e tu la racconterai ad altri figli, ad altri amici. E fino a quando queste storie avranno gambe per poter camminare, queste storie non moriranno mai. Quando qualcuno si stancherà di raccontarle, queste storie moriranno due volte, con le persone e con le ingiustizie. “I gendarmi del revisionismo” e “I gendarmi della memoria”. Si, siamo fieri e orgogliosi di questa definizione, siamo proprio i “gendarmi della memoria”. Siamo quelli che hanno deciso di stare da una parte, non abbiamo cambiato bandiera solo per vendere qualche libro in più. Pensiamo cioè che il peggiore dei partigiani stava dalla parte della democrazia, e il migliore dei repubblichini di Salò era alleato dei nazisti responsabili dello sterminio pianificato di milioni di ebrei e di oppositori politici.
Nessuna parificazione tra partigiani e fascisti. Il sangue dei vinti non può essere mischiato con quelli dei vincitori. Niente retorica ma giù le mani dai valori scritti nella nostra Costituzione, la più bella in Europa, valori antifascisti.
Costituzione italiana
Art. 1.
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
Art. 2.
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo.
Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge.
Art. 4.
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro.
Art.10
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Art. 11.
L'’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.
Art. 17.
I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’'armi.
Art. 32.
La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Art. 34.
La scuola è aperta a tutti.
E’' per questi e altri motivi che i nostri padri hanno combattuto il fascismo, hanno sognato un paese democratico.
Non disperdiamo mai questi valori.
E’' la nostra carta d’identità, il nostro dna, l’unico modo per stare insieme davvero.

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Commenti

Semplicemente grazie. Ho 25 anni e le lettere di mio nonno inviate dal lager costituiscono la mia memoria. Da oggi anche questo articolo. Quindi grazie.


Concordo sostanzialmente con tutto quello che Biacchessi dice. La storia della Resistenza però è anche molto complessa, con lati oscuri che "prima" non si potevano narrare (cosa che invece i partigiani avrebbero fatto volentieri) per ragioni di opportunità politica dalla sinistra. "Oggi" quei lati oscuri sono presidiati dai Pansa che in pratica trasformano i partigiani nè più nè meno in una banda di farabutti, fornendo un mare di giustificazioni ai post fascisti che oggi dilagano. I partigiani civili erano sopratutto uomini, con tutti i pregi, i difetti, gli eroismi e le debolezze degli uomini. Il fatto che fra loro si trovassero degli opportunisti, vili, ladri o ignavi o violenti in cerca di vendette personali nulla toglie all'impegno della stragrande maggioranza che decise di combattere i nazisti e gli italiani a loro legati. Bastava, a suo tempo, non tacere o minimizzare gli episodi poco onorevoli. Avremmo una memoria meno combattuta oggi.


Art. 5
La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali

Art. 9
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Art. 21.
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Art. 39.
L'organizzazione sindacale è libera.

Art. 41.
L'iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

Art. 43.
A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.

Art. 54.
Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.
I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.

Disposizione transitoria e finale
XII
È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.


la più bella costituzione! a detta dei più illustri pensatori, che ci ha messo al riparo di innumerevoli scempi concepiti da quell'accolita di cocainomani a capo del paese, per questo odiata, osteggiata e a rischio terrorismo legislativo!


e speriamo che questo paese abbia al + presto un governo decente...


E' vietata la ricostruzione del disciolto partito fascista.
Infatti in Italia ci sono 700 mila persone che votano movimenti che si ispirano a ideologie fasciste, o addirittura naziste. In Europa avanzano partiti xenofobi e sostanzialmente fascisti. E sempre in Italia c'è chi vorrebbe abolire il reato di ricostituzione del partito fascista e oggi è al governo.
Il passato che non passa mai.