
C'è Milan-Inter, sabato sera. Il
derby. Quello sul campo di San Siro. Quello tanto amato da Gianni Brera prima, e da Gianni Mura dopo. Quello tra le due squadre che dominano la classifica del nostro campionato. Quello giocato, che non lascerà spazio a intercettazioni, procuratori federali, e processi. Anche se, un po' di questo, lo stesso, ci sarà.
La sfida antica, la cui rivalità risale a un dissidio ideologico di quasi cento anni fa, nacque nel ristorante di
Milano l'Orologio la storia della stracittadina meneghina, quando una frattura in seno alla dirigenza del Milan provocò la scissione. Era l'otto marzo 1908. In quel periodo il Milan era la squadra principe di Milano. Aveva vinto tre scudetti e i suoi colori, il rosso e il nero, stavano soppiantando tra gli appassionati quelli in verità più stinti dell'Unione sportiva milanese e dell'Ausonia. Ma in quello stesso periodo si stava compiendo un'altra ben più importante evoluzione. L'ottocento, interminabile e apparentemente inossidabile, stava lasciando spazio al burrascoso secolo breve. Su questa frontiera l'ottimismo borghese e l'apertura dei mercati e della finanza cominciarono a vacillare, il primo sbatacchiato dalla crisi che abbracciava le fasce deboli della società, la seconda messa in dubbio dalla crisi che si abbatteva sulla superpotenza britannica e sul resto del mondo. Fino a quel momento l'apertura dei mercati si era riflessa nel calcio e il Milan si era adeguato, diventando una multinazionale aperta a tutte le etnie. Anche il nome, Milano in inglese, la diceva lunga sul carattere esterofilo della squadra e sulle sue origini d'importazione. Ma ora che i mercati trainati da Londra non funzionavano più, anche nell'Italia calcistica si cominciava a parlare meno inglese e più italiano. La crisi dell'economia trovava la sua semplicistica risoluzione nella difesa della tradizione. L'Italia provava a ricompattarsi in nome di un pernicioso nazionalismo, lo stesso che da qui a qualche anno avrebbe condotto, tra "radiose giornate di maggio" e prodigiosi "salti della quaglia", il Paese verso la Grande Guerra. Fu così che anche all'interno della dirigenza rossonera si cominciò a parlare di autarchia: "
Basta con gli stranieri", si diceva. "Chiudiamo le frontiere, non vogliamo più squadre Babele". Ma non tutti nel club la pensavano così: "Il calcio non è uno sport che hanno inventato gli italiani", rispondevano. "E la tradizione dei rossoneri è da sempre quella di un ostello sportivo, non di un ricettacolo per nazionalisti". E poi, non si viveva in un mondo unito e senza più frontiere che si poteva circumnavigare in ottanta giorni con
un pallone e un po' di petrolio?
Fu a causa di questo cleavage ideologico e insanabile che quel giorno del 1908 da una costola del Milan nacque l'Inter. Erano passati 44 anni dalla riunione alla St. Martin's Hall di Londra, solo 19 dalla seconda Internazionale. La vollero chiamare così, l'Internazionale, la squadra senza frontiere, aperta a tutti, apolide per genesi e ideologia. Una squadra costruita per essere l'acerrima rivale del Milan. Ciò nonostante, quando alle venti e quarantacinque di sabato, Allegri e Leonardo dispiegheranno i propri cavalieri in campo, certo non penseranno alla storia. O almeno non a quella tanto passata. Hanno ben altro a cui pensare, i due allenatori delle squadre capolista.
Come hanno ben altro a cui pensare in tribunale. Perché, anche di un altro derby, si parla in questi giorni. Quello della difesa.
Paolo Maldini, il difensore rossonero, è stato rinviato a giudizio con le accuse di corruzione e accesso abusivo a sistema informatico. Stando alle indagini, fino al 23 giugno 2009 Maldini avrebbe corrotto Bressi offrendogli non solo "l'onorario per lo studio (circa 40 mila euro annui)", ma anche la "procura speciale" della società costituita con la moglie, la Velvet Sas, "da cui scaturivano ingenti corrispettivi in nero (somma non inferiore a 185 mila euro)". Inoltre, tramite Bressi, avrebbe acquisito "
dati riservati" all'anagrafe tributaria sul conto di Alessandro P.B., che faceva parte di una società nella quale l'ex calciatore sarebbe voluto entrare per un affare immobiliare. Maldini, assistito dall'avvocato Danilo Buongiorno, si è sempre difeso sostenendo che sarebbe stato lo stesso Bressi a sottrarre soldi dalle casse della società Velvet. Sull'altra sponda, invece, altra storia, altra posizione, altri questioni in sospeso.
Massimo Moratti, il presidente nerazzurro, giovedì sarà ascoltato dal Procuratore federale, Stefano Palazzi, in merito alle telefonate acquisite al processo di Napoli per
Calciopoli, che riguardano Giacinto Facchetti, l'ex difensore nerazzurro e poi dirigente, lo stesso Moratti, gli ex designatori, e l'arbitro De Santis: tutto in relazione all'esposto della Juventus, sullo scudetto del 2005-2006.
Qualunque sarà la soluzione a queste vicende, sabato si giocherà il derby, allo stadio Meazza. Quello tra le prime due della classifica. Quello di Allegri e Leonardo. Le scelte, su chi scenderà in campo - il campo sano, quello dove si gioca a calcio - le faranno loro: entrambi sanno che, ancora una volta, uno dei due la pagherà cara. Perché sabato sera in palio c'è una sfida nata dalla storia, e che rimarrà nella storia.
Mica una partita qualunque. Mica una sfida in tribunale, a colpi di parole.
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Intanto è l'attualità di questi giorni, riportata dai giornali. Poi, si continua a trattare Moratti come un intoccabile.
Eppure, in questi ultimi anni, abbia continuato sulla scia tracciata dalla Juve (favori arbitrali, sudditanza, arroganze assortite).
L'inter di Moratti (massimo), ha vinto una serie di scudetti quantomeno dubbi.
Non dimentichiamo che una personcina ha sbottato pubblicamente, in più di un'occasione: http://www.tuttosport.com/calcio/serie_a/roma/2009/03/01-19979/De+Rossi+sbotta:+«Con+l'Inter+sempre+così.+Lo+scudetto+non+te+lo+fanno+vincere.+Totti:+«Niente+di+nu
Purtroppo non possiamo dimenticare che Moratti fa parte più o meno direttamente di una serie di società, tra le quali anche la famosa telecom attraverso cui sono state intercettati i Moggi e i Giraudo.....
Alla fine il campo ha prevalso, il milan ha vinto.
ma credo poco usuale sia ieri sia oggi). Logicamente, l'Inter perse fieramente nove a uno, assegnando l'ennesimo scudo di plastica bruciata alla Signora d'Italia. E pur astenendomi dal giudicare Maldini (credo coinvolto fraudolentemente da una persona di cui si fidava; e per i calciatori è pratica mille volte ingenuamente subita, e non lo dico certo da educanda ma da informato sugli squali del settore), credo che inquadrare il prossimo derby sotto questa visuale (ovviamente di costume e al di là dei rimbalzi del pallone, comunque lodevole negli intenti) non sia propriamente consigliabile nè condivisibile, anche perchè - volendo addentrarsi nei mille risvolti maleodoranti del derby milanese - gli spunti e le vicende non troppo correctly abbonderebbero... Ma Massimo Moratti e Paolo Maldini, sinceramente, mi sembrano davvero poco 'infetti'. E tutto ciò, senza il minimo refolo polemico con l'autrice, che per altri temi e sensibiltà apprezzo
Essendo frequentatore e simpatizzante del blog (lo vivo dal luglio scorso , ovviamente nell'allora diversa versione), mi permetto di rammentare alla comunque apprezzabile e fantasiosa Greison, che essere ascoltati da un procuratore federale del Belpallone, oltretutto come testimone (aggiungo io, di un sopruso subito e di antica lista) non può significare minimamente - neppure nell'odierno caos senza memoria nè ordine di priorità o valori - che Massimo Moratti abbia il minimo coinvolgimento in azioni civili o penali relative allo specifico tema (semmai la società di famiglia, la Saras, ha altre questioni di tutt'altro argomento e tutt'altro giudice). E per chiunque abbia il minimo ricordo o sentore di chi è stato Facchetti (spettatore impotente, onesto e inevitabilmente goffo, inadeguato alla materia 'corruzione', di arbitri e dirigenti federali, esercizio pluriabusato e comprovato, e alludo ovviamente a ben altre persone), la vicenda è tanto artata quanto grottesca. Ciò che combinarono Moggi e Giraudo, a braccetto (non scoperto) di altri galantuomini, è tutto nelle intercettazioni (pubblicamente visionabili) e nei sospetti, lamenti, urla, disperazioni di tutti coloro che non erano gemellati con l'Associazione (a delinquere: non lo dico io ma i magistrati e non i procuratori federali, anzi anche loro...). Oltretutto, è opportuno ricordare che proprio a inizio anni '60, dinanzi a una decisione scandalosa e imbarazzante (che permise alla Juve di riavere a tavolino, ovvero per intervento del giudice sportivo oltretutto a campionato già ultimato, due punti che le permisero di riacciuffare - e il verbo non è casuale - l'inter al primo posto e quindi giocare uno spareggio-vergogna), papà Moratti (Angelo) adottò l'unica protesta civile e morale nelle sue possibilità: mandare in campo la formazione Primavera (ovvero i ragazzi del vivaio, in cui tra l'altro esordì per l'occasione Sandro Mazzola; gesto che gli costò sicuramente soldi e veleni altrui,
Poverino, sì.
Poverino Maldini, infatti....
E non ha neanche da scegliere tra Frattini o la Minetti alla Farnesina....
La sporcizia nascosta sotto tappeti, allora tiriamola fuori tutta: come maldini indagato, mi indigno anche per cannavaro politico e marcello da viareggio a cui tutto è permesso (stiamo ancora aspettando l' intervista dopo quei scandalosi mondiali).....altri che vi vengono in mente?
Povero Maldini, dovrà affrontare il procedimento senza uno straccio di Ghedini o di Alfano ad approvargli qualche provvedimento ad personam.
Gabri, ci hai regalato un giorno di vita in più, ma grazie per aver sottolineato l'approccio più internazionale che abbiamo avuto fin dall'inizio!
I DUE CASI, MALDINI E MORATTI, SONO DIVERSI. MA SEMPRE DI GIUSTIZIA SI TRATTA.
QUANDO DA BAMBINI SOGNAVAMO GUARDANDO LE PARTITE DI CALCIO NON SAPEVAMO TUTTE QUESTE COSE E ANDAVAMO MATTI PER QUESTO SPORT.
DIFFICILE TORNARE INDIETRO, ADESSO!
CERTO CHE MALDINI ......CHE VERGOGNA!
Mi piace. Interessante avvicinamento al derby, con un guizzo tipicamente femminile. Non il solito argomentare calcistico da bar, che si legge nei giornali. Il tifoso come lo racconta Nick Hornby, non esisterebbe, senza la storia. Che brava..
Infatti, in Inghilterra hanno fatto "Febbre a 90", e dai noi "Febbre da cavallo".
Complimenti per la ricostruzione storica...peccato oggi si debba fare i conti con i guai in tribunale di giocatori e dirigenti. Queste cose rovinano il calcio. Quello giocato e non parlato è sempre il più bello.
Hai ragione, guardare le partite è un'altra cosa...io, comunque, provo ancora emozione, e stupore. Come il bambino della pubblicità Barilla che va a vedere la Roma negli anni 80 allo stadio ...
Fra Milan e Inter (ergo: Berlusconi e Moratti) non saprei proprio chi scegliere. Mi fanno venire il vomito entrambi
purtroppo b è al governo ed è molto peggio di moratti...