La mia vita, ora che ho 24 ore tutte per me

di Simone Perotti - 10 Marzo 2011

Qui parlano tutti di lavoro. Nessuno, però, spende una parola su come vive chi lavora



Simone Perotti Di seguito una mia intervista rilasciata ad Emanuela Provera per Ordine e libertà.

Quali valori possono sostituire il mito del consumismo e della produttività a tutti i costi?

«Io credo nella possibilità di coesistere, collaborando ognuno al benessere sociale, ad esempio facendo cose che non danno fastidio, che non consumano, che non inquinano, che semmai contribuiscono e consentono. Io credo nella coesistenza pacifica, nella creatività. Credo nel fatto che la società migliorerebbe se la giornata lavorativa fosse solo di 5 ore, per lavorare poco ma tutti. Credo nel dialogo e nella comunicazione. Credo soprattutto nella formazione e nella scuola, che dovrebbe però formare anche psicologicamente le persone, insegnare loro che si deve rinunciare ad alcuni bisogni, per il bene interiore e collettivo. Essere e non consumare, perdere tempo senza l'ansia di acquistare. Comprendere che gli oggetti sono transitori, non influiscono se non temporaneamente sulla nostra felicità, ma ci rendono schiavi perché dobbiamo lavorare tanto per guadagnare il denaro necessario a comprarli. Pensare, stare più soli, più in silenzio. Non produrre merci pericolose, lavorare in tanti per smaltire coerentemente i rifiuti. Ristrutturare e abbellire il Paese per accogliere turisti che lo amino e lo rispettino. Cose così...»

Perché le rappresentanze sindacali, sia datoriali che dei lavoratori, non hanno saputo trasferire/comunicare alla collettività il fallimento di un sistema che provoca consumismo e abuso del territorio?
«Perché non hanno dato retta a gente come Bianciardi, Pasolini, Berlinguer. Bianciardi scriveva "Io mi oppongo" al consumismo. Pasolini ne ha dette tante su questo punto, parlando anche del valore della cultura come strumento di selezione dei bisogni. Berlinguer fece il famoso discorso sull'austerità agli operai, con coraggio. Ma niente. Le voci che predicano cose difficili, cose che costano fatica, vie più lunghe, non vengono quasi mai ascoltate. La responsabilità della sinistra e del sindacato è enorme. Hanno lottato per i diritti ma non per i doveri. Non doveri verso la collettività, non solo. Doveri verso se stessi».

Come mai il mondo cattolico, ispirato anche da una dimensione interiore e spirituale dell'individuo, non ha raccolto la sfida di una condanna decisa al consumismo e al benessere materiale? Anzi, come affermi nel libro, ne è diventato il maggior fruitore?
«Perché dormono, sono sazi, hanno perso la passione dell'apostolato, non sono più rappresentativi. Questo mondo ha perso spinta, grip, col terreno vero delle cose. Qui parlano tutti di lavoro, nessuno che spenda una parola su come vive chi lavora, cioè il 91% della popolazione, che un impiego bene o male ce l'ha. Nessuno alza la voce contro le imprese, contro il patto ormai fallito tra lavoratore e società. Il mondo cattolico sonnecchia, incerto perfino nella condanna. Il mondo si è relativizzato e laicizzato anche e soprattutto per questo».

Il tuo contributo alla mentalità del cambiamento, con i libri "Adesso basta" e "Avanti tutta", è stato importante: hai progetti per il futuro?
«Molti. Facevo progetti quando potevo pensare alla mia vita solo dalle 6 alle 9 di mattina, di notte, in aereo. Figuriamoci adesso che ho 24 ore tutte per me. La marcia è appena iniziata. Io sono uno scrittore, nato per scrivere storie. I miei primi 7 libri sono solo una premessa».
Emanuela Provera

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Commenti

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non è facile riappropriarsi della propria vita.
Siamo programmati per non farlo.
Avere tutto il proprio tempo nelle proprie mani è una grande possibilità e una grande responsabilità, e ci hanno abituati a non essere responsabili.

Il problema è che ci sentiamo inutili e non sappiamo quale sia lo scopo della vita, per cui ci adattiamo allo scopo preconfezionato che ci offre questa società della produzione e del consumo: accumulare.
Una giornata alla fine della quale abbiamo accumulato risorse non è una giornata persa, ci dice la cultura in cui siamo immersi, e noi non sapendo che altro fare ci buttiamo a produrre, per non avere la sensazione di stare buttando via il tempo.

Ma lo scopo della vita esiste, ed è un altro


Mancano le basi per la democrazia in Italia
Cinque italiani su cento sono analfabeti, trentotto su cento leggono con difficoltà una scritta semplice, l’abitudine alla lettura di libri non coinvolge più del venti per cento della popolazione. Alla democrazia italiana mancano le basi.
Qual è il livello dell’istruzione e della cultura degli italiani? Se ne parla poco, eppure la risposta a questa domanda aiuta a capire tanti problemi. Vediamo alcuni dati, tratti da due indagini internazionali i cui risultati sono stati pubblicati a cura della ricercatrice Vittoria Gallina nei saggi “La competenza alfabetica in Italia. Una ricerca sulla cultura della popolazione” (Franco Angeli, 2000) e “Letteratismo e abilità per la vita. Indagine nazionale sulla popolazione italiana 16-65 anni” (Armando editore, 2006).
Cinque italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera da un’altra, una cifra dall’altra: sono analfabeti totali. Trentotto su cento lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta semplice e a decifrare qualche cifra. Trentatré superano questa condizione, ma qui si fermano: un testo scritto che riguardi fatti collettivi o di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un’icona indecifrabile. Tra questi, il 12 per cento dei laureati. Soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea.


Continua su
http://fintatolleranza.blogspot.com/

Una democrazia si costruisce partendo da una buona istruzione...questo la chiesa lo sapeva bene, per questo sono durati 2000 anni, non credete?


Meravigliosi e caparbi questi idealisti se credono ancora di salvare la Chiesa. La Chiesa di Roma è a rimorchio del mondo affaristico e consumistico, quando non ne è alla testa. il Papa è Il monarca di uno Stato, e chi dice Stato dice anche "Ragion di Stato" e "Segreto di Stato" e pertanto qualsiasi crimine diventa lecito per il bene dello Stato. Un cattolicesimo impersonato da Berlusconi, Gianni Letta, Ratzinger, Quagliarello, Ferrara, Formigoni e via di questa risma, è quello reale che da più di duemila anni la fa franca laddove la gente non ha il coraggio di testimoniare contro di loro. Povera Provera, è nata e vuole restar pura in un cattolicesimo che fa da utero a tutte le mafie.


Ho letto sia "Adesso basta" che "Avanti tutta". Mi sono piaciuti molto e sono sostanzialmente d'accordo con il messaggio lanciato da Perotti. Devo dire, però, che su una cosa sono un po' perplessa. Il downshifting è davvero alla portata di tutti? Purtroppo credo di no. Conosco persone che vorrebbero cambiare vita ma con un solo stipendio da insegnante e una famiglia da mantenere non possono permettersi questo lusso. Perché lo stipendio (poca cosa), ahimè, è necessario per pagare il mutuo, l'università o la scuola dei ragazzi, le utenze, la sopravvivenza (consumi già ridotti all'osso) e tantissime altre cose. Quindi fare un piano di risparmio di tot anni per preparare la fuga è una chimera, visto che a stento si riesce ad arrivare alla fine del mese. Come si allora fa in questi casi che, dalle mie parti, sono la maggioranza?


Federica, ciao. Se tutti quelli che (come tu dici) "possono" facessero downshifting, avresti ragione. Allora sarebbe lecita la tua perplessità. Ma non è così. In Italia l'8% della gente non lavora (a parte il "nero" che sarebbe lunga parlarne), ma il 91% sì. E fa spesso una vitaccia. E potrebbe farne una migliore. Io vivo con 800 euro al mese, mica di rendita. Si può fare. Avanti Tutta.


Simone a proposito della mancanza di rappresentatività del mondo cattolico, io [da cattolica] sento che è in atto uno scisma proprio in considerazione della perdita valoriale di riferimento: il vangelo, la carità, la difesa dei più deboli, la condanna del "potere" e dell'accumulo di ricchezza non sono più questioni prioritarie per la gerarchia.
Mi riferisco anche alla presa di posizione di rappresentanti istituzionali [i nostri politici Lupi, Formigoni, Sacconi, Calabrò eccetera] che hanno accusato di "moralismo" i cattolici della base indignati per la mercificazione orgiastica di casa Arcore, donnine e festini e Lele e Minetti & C.
Inaccettabile.

In questo senso, di questi tempi, i cattolici "scismatici" [ma a parer mio fedeli al dettato evangelico] dialogano meglio con atei o agnostici che invece trovano nelle leggi della natura un codice etico universale.

stop! prometto.


Eccezionale come sempre Simone. Ti invidio.....e sogno di fare come te


Hai detto "scismatici "? Non basta, qui si deve capovolgere. Al posto di un Dio ricevuto per taria ereditaria da chi lo ha fatto a sua immagine e somiglianza noi dobbiamo cercare liberamente quel Dio che fece noi a sua immagine e somiglianza.
Furio