Dario Fo, un mistero molto buffo

di Daniele Biacchessi - 10 Gennaio 2011

Mentre nella versione storica i dialetti provenivano da ricco nord, in quella attualizzata e portata in scena in questi giorni Dario Fo introduce dialetti del Sud



Daniele Biacchessi Chi glielo ha fatto fare a Dario Fo e Franca Rame, la coppia più longeva del teatro, a riportare in scena il "Mistero Buffo" dopo oltre 41 anni dalla sua prima rappresentazione? Non si può dire che Fo e Rame avessero bisogno di una nuova consacrazione, neppure di una promozione dei loro nomi.
Fo e Rame volevano rimettere le cose al loro posto. Perchè nel teatro i drammaturghi contemporanei hanno bisogno di attualizzare i propri testi, rivedere le azioni e i gesti secondo i loro occhi e secondo quelli degli spettatori di oggi. Del resto dal 1969 ad oggi l'Italia è profondamente cambiata sul piano politico, sociale, economico. Così anche Dario Fo e Franca Rame e tutti i noi che c'erano.
Il 1969 è l'anno delle lotte di operai, contadini e studenti, l'anno delle bombe (la strage di Piazza Fontana a Milano), della violenza politica di piazza, di forti tensioni internazionali tra le due maggiori superpotenze di allora (Stati uniti e Unione Sovietica).

Ma il 1969 è l'anno in cui si aprono nuovi scenari culturali in tutto il mondo: cinema, musica, letteratura, arte, poesia. E anche il teatro risente di quell'agitazione. Ma il Mistero Buffo rimane qualcosa di diverso, qualcosa destinato a divenire mitico e simbolico. E resta oggi il testo teatrale italiano maggiormente rappresentato all'estero. Non si contano infatti le compagnie internazionali che si cimentano ancora oggi con la pièce di Fo.
Il "Mistero Buffo" viene infatti presentato per la prima volta come giullarata popolare nel 1969. L'opera è composta da monologhi che descrivono alcuni episodi ad argomento biblico, ispirati ai vangeli apocrifi e ad alcuni racconti popolari sulla vita di Gesù. Sul palco Dario Fo reinterpreta quei racconti inventando un nuovo linguaggio, il grammelot, un miscuglio di dialetti italiani. E qui sta la novità. Mentre nella versione storica i dialetti provenivano da ricco nord, in quella attualizzata e portata in scena in questi giorni Dario Fo introduce dialetti del Sud, quasi a sottolineare che, al di là della retorica sul 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia, il paese è coeso almeno quando va a teatro. Ed è unito dall'ammirazione di quanti deridono un potere che non cambia, che resta uguale, non migliora e si trasforma.

Così il linguaggio dei giullari, degli arlecchini, degli irriverenti cantastorie che mettono a nudo il potente di turno resta quanto mai attuale e l'operazione culturale di Fo e Rame pienamente riuscita. E soprattutto viene confermata la motivazione del premio Nobel 1997 a Dario Fo:
".....perché, seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi".

Vai all'ultimo libro di Daniele Biacchessi: Passione reporter
Scrivi un commento
* Dati obbligatori
  
Commenti

There are a lot of strange comments on here.


There are a lot of strange comments on here.


There are a lot of strange comments on here.


This blog seems to recieve a great deal of visitors. How do you advertise it? It gives a nice individual twist on things. I guess having something authentic or substantial to give info on is the most important factor.


La "novità del miscuglio dei dialetti" per il teatro, si intende, perché la mescolanza dei dialetti nord sud e linguaggi settoriali in funzione non mimetica, ma espressionistica era già in Gadda, (soprattutto del Pasticciaccio.)..un grandissimo che costituisce tuttora un "caso"; cioè la scarsissima conoscenza di questo autore, difficile, ma di di tale spessore culturale, se non tra pochissimi o esclusivamente tra gli addetti ai lavori! e anche lì è presente lo sbeffeggiamento del duce..il testa di morto in bommbetta se non ricordo male...Certo il teatro è più comunicativo! e la cultura "alta" con la Gelmini al soglio dell'istruzione che riduce da 4 a tre le ore di letteratura italiana al liceo classico...buona notte!


Concordo su Gadda


Articolo strano, quasi inusuale in internet.
Il problema è che la maggior parte dei lettori non conosce "il Mistero Buffo" (me compreso). Il link a wikipedia mi è servito per tamponare un pò della mia ignoranza.


Sul fatto che la maggior parte dei lettori non conosca il Mistero Buffo di Dario Fo ho i miei dubbi. Comunque c'è sempre tempo per conoscere la parte migliore della nostra cultura.
Per completare il post invio a te e a tutti due link con spezzoni dal vecchio spettacolo.

http://www.youtube.com/v/IQzcHc-mO48
http://www.youtube.com/v/NUW3-fn0iqE


"Così il linguaggio dei giullari, degli arlecchini, degli irriverenti cantastorie che mettono a nudo il potente di turno resta quanto mai attuale e l'operazione culturale di Fo e Rame pienamente riuscita."

Quoto in pieno Biacchessi


Bel post, Daniele. Congratulazioni. Mi piace molto il suo modo di raccontare.