Un'agenzia di stampa battuta ieri sera e ripresa dai telegiornali di tutto il mondo, aveva regalato una speranza: "Sakineh è libera". E invece no: Sakineh Mohammadi-Ashtiani, la donna condannata a morte in Iran per adulterio e poi per complicità nell'omicidio del marito, è ancora detenuta. Secondo fonti iraniane la donna è stata portata nella sua abitazione solo per qualche ora e con lo scopo di realizzare un programma televisivo. La sua condanna a morte, dunque, è tutt'altro che sfumata.
Di seguito (e in video) riportiamo un'intervista a Giorgio Fornoni, reporter che proprio sulla pena capitale ha realizzato una grande inchiesta.
Tutte le democrazie europee hanno abolito la pena di morte. Tuttavia, c'è una grande democrazia, gli
Stati Uniti d'America, che fa ancora i conti con le esecuzioni.
Parlare di pena di morte vuol dire fare un viaggio nella sofferenza. Perché coinvolge non solo il colpevole, che poi viene condannato, o la vittima che ha perso la vita. Ma anche i parenti del colpevole, delle vittime, tutto quel mondo e tutta quella sfera che ruota intorno.
Quando sono andato per la prima volta in
Texas, quando ho avuto l'autorizzazione per andare a intervistare un condannato a morte, quando passi quel filo spinato di quel carcere di massima sicurezza, quando poi si aprono quei portoni di acciaio, quando poi li oltrepassi su quei carrelli, tutte quelle chiavi, quei cancelli di ferro: ti trovi davanti un mondo in cui ti chiedi dove stai andando. La risposta è una:
verso l'inferno!
Sono arrivato in una grande sala, con delle lastre di vetro. Al di là del vetro mi appare un uomo condannato a morte. Si presenta in quel momento per rilasciarmi un'intervista e capisco subito la differenza: io appartengo al mondo dei vivi, dall'altra parte del vetro, invece, c'è un mondo che non è "un mondo", e
la gente che vive lì dentro ha perso il nome ed è diventata un numero.
Parlo con lui, alla fine mi ringrazia per averlo intervistato, perché gli ho dato l'opportunità di arrivare lì al vetro e guardare fuori e vedere i colori della natura, degli alberi e del cielo.
L'esecuzione, in America, è quella dell'
iniezione letale. Per capire maggiormente, per essere più vicino alla realtà, ho chiesto di assistere e ho assistito a un'esecuzione con l'iniezione letale. Ad un certo punto in questa stanzetta, la
stanza della morte, vedo questo lettino. C'è un uomo disteso, con le braccia allargate, coperto da un lenzuolo. Nei polsi degli aghi infilati, collegati a delle cannucce. E' legato con delle cinghie e attende l'esecuzione.
Ho assistito insieme ai parenti del colpevole. Quando ho visto lo spasmo del giustiziato, proprio in quel momento, ho capito che la vita di un uomo stava sfumando.
I giustiziati vengono sepolti nel cimitero attiguo al carcere. Ci sono tantissime croci, sfilate di croci e su queste croci non ci sono i nomi e i cognomi dei condannati, ma i numeri.
Chiaramente per parlare di pena di morte sono partito per la
Cina perché è lo Stato dove c'è il
maggior numero di esecuzioni, (5 mila secondo Amnesty International, ma addirittura 10 mila secondo un deputato che ho incontrato). Ho raccolto testimonianze secondo le quali 15 camioncini Iveco vengono adattati come camera della morte e stazionano fuori dai tribunali, di modo che un condannato, appena condannato, venga subito ucciso. Addirittura si dice che appena fatta l'esecuzione, dato che in Cina è permesso il
traffico degli organi, vengano espiantati gli organi al giustiziato.
Come si uccide in Cina? Non solo per iniezione letale ma in particolare con un colpo alla nuca. E addirittura il governo chiede ai parenti del condannato il
risarcimento del costo del proiettile.
Sono andato in
Africa, dove molti paesi sono diventati abolizionisti di fatto perché hanno superato i 10 anni in cui non hanno fatto più esecuzioni. Ma perché non fanno più esecuzioni? Perché l'Europa, quando manda aiuti umanitari, obbliga questi stati a non fare esecuzioni, quindi a sospendere la pena di morte.
Poi sono andato nel carcere di massima sicurezza a
San Pietroburgo in Russia: lì ho visto come si può arrivare all'inferno prima di morire. Nei bassifondi di questo carcere ho visto queste celle dove sono tenuti questi condannati a morte che invocano veramente la morte, considerato il luogo orribile dove sono costretti a vivere.
Non potevo chiaramente non parlare dell'
Iran. Sono stato in Iran, una nazione dove è difficile parlare di diritti umani. Non si può. Sono riuscito a raccogliere immagini e testimonianze. La pena di morte, in Iran, avviene per impiccagione, alcune volte per lapidazione come previsto per il caso attualissimo di
Sakineh.
Ho visto immagini di quando un uomo viene ucciso, viene impiccato, sollevato con una gru e viene così sollevato verso il cielo. Questo metodo crudo rimane proprio per terrorizzare quella gente che assiste perché è un'esecuzione pubblica. Parlare di pena di morte vuole dire parlare di sofferenza. Vuol dire cercare di capire perché uno
Stato decide di fare questo, e quali diritti ha per farlo.
Segui Cadoinpiedi:
There are a lot of strange comments on here.
There are a lot of strange comments on here.
There are a lot of strange comments on here.
There are a lot of strange comments on here.
I’d be inclined to concede with you here. Which is not something I typically do! I really like reading a post that will make people think. Also, thanks for allowing me to speak my mind!
Purtroppo tante cose si capiscono solo quando si vivono direttamente. Comunque il pezzo rende l' idea delle tragedie che accadono ogni giorno senza che nessuno dica nulla.
Fornoni, va bene che non si uccide nessuno. Però spesso si tratta di delinquenti veri, senza scrupoli. Io su alcuni casi sono d'accordo sull'uccisione.
sporca propaganda 90% di menzogne,vergognatevi schiavi
Bel pezzo!
Quoto
Mi chiedo, come può un uomo... uccidere / un suo fratello... eppure... I NOMADI
Ieri, appresa la notizia, ero felice. Poi la smentita.... mondo infame